Lotta ai “tombaroli”: 34 denunciati
di Lamberto Cugudda
Operazione coordinata dalla Procura di Lanusei. I reperti spediti in Francia per essere venduti sul mercato internazionale
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LANUSEI. Scavavano clandestinamente nei siti archeologici dell’isola per poi canalizzare i reperti rinvenuti verso il mercato estero, in particolare quello francese, dove sarebbero stati riciclati da un emigrato sardo. Trentaquattro persone risultano indagate nell'inchiesta «Dea Madre». L’operazione è stata coordinata dal procuratore della Repubblica di Lanusei, Biagio Mazzeo ed è stata condotta dai militari della sezione operativa della compagnia carabinieri di Lanusei, del nucleo carabinieri tutela patrimonio di Cagliari, dal personale del commissariato della polizia di Stato di Lanusei e del Nipaf dell’Ispettorato Forestale. Sono state denunciate 34 persone che, a vario titolo, per gli inquirenti, si sarebbero rese responsabili di associazione per delinquere; uscita o esportazioni illecite di beni appartenenti allo Stato; ricerca archeologica senza concessione, contraffazione di opere d’arte; ricettazione; furto aggravato: estorsione; coltivazione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; minacce aggravate e danneggiamento a seguito di incendio; uso/sottrazione di cose sottoposte a sequestro; favoreggiamento personale; inosservanza delle prescrizioni cautelari imposte dall’autorità giudiziaria.
L’indagine ha preso l’avvio nell’agosto 2016 dopo un intervento effettuato dalle forze dell’ordine su di un nuraghe sito nella località “Orzili” nell’agro di Arzana. Allora venne predisposto dalla Procura della Repubblica di Lanusei un team di operatori interforze con lo scopo di contrastare l’emergente e radicato fenomeno di ricerca e commercio illecito di reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini ed effettuati in diversi siti nuragici ubicati in tutto il territorio dell’isola.
Nel prosieguo delle investigazioni, secondo la Procura sono emersi elementi che avrebbero concretizzato l’esistenza di diverse associazioni a delinquere «tutte collegate tra di loro, finalizzate all’esecuzione di numerosi reati». L’indagine, oltre a svelare l’organigramma delle presunte organizzazioni, ha permesso di individuare e ricostruire anche le sue ramificazioni. Già dal contenuto delle prime conversazioni intercettate, secondo gli inquirenti sarebbe emersa la distinzione di diversi gruppi, autonomi in relazione all’operatività ed alle modalità di ricerca e scavo, ma con la stessa comunione di intenti e di interscambiabilità degli oggetti per la loro successiva immissione nel mercato. «L’indagine – è stato precisato – oltre ai reati già perseguiti, ha permesso di fare affiorare condotte illecite che inserivano parte degli indagati in un contesto criminale ben più ampio e grave ossia quello di un vasto traffico di armi clandestine e munizioni nonché furti e rapine».
Le migliaia di intercettazioni captate e analizzate dalle forze dell’ordine avrebbero evidenziato come gli indagati pare abbiano eseguito le ricerche archeologiche clandestine per poi “canalizzare” i reperti rinvenuti verso il mercato estero ed in particolare verso quello francese; qui venivano ricettati e molto probabilmente riciclati grazie a un emigrato sardo residente in Francia.
Gli inquirenti hanno suddiviso gli indagati in tre gruppi differenti: quello di Arzana, quello della Baronia e quello di Cagliari. Il gruppo di Arzana per la Procura sarebbe costituito da: Vincenzo Beniamino Marongiu; Sabina, Romagnoli; Carlo Pili; Pietro Monni; Augusto Puddu; Nicolò Piras; Federico Luigi Laisceddu; Tomaso Melis; Roberto Cabras; Raffaele Cocco; Sebastiano Gioi; Efisio Arbau; Michele Cau. Il Gruppo della Baronia, sempre per gli inquirenti sarebbe formato da Antonio Francesco Deledda; Pasqualino Deledda; Mariano Puddu; Diego Pinna; Mauro Maria De Amicis; Massimo Gianfranco Dessolis; Gianpiero Marceddu; Matteo Sanna; Gian Michele Secchi. Il gruppo di Cagliari sarebbe invece costituito da: Gianluca Meloni; , Gabriele Mascia; Felice Ciccolella; Mario Sarais; Enrico Cara; Antioco Casula.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’indagine ha preso l’avvio nell’agosto 2016 dopo un intervento effettuato dalle forze dell’ordine su di un nuraghe sito nella località “Orzili” nell’agro di Arzana. Allora venne predisposto dalla Procura della Repubblica di Lanusei un team di operatori interforze con lo scopo di contrastare l’emergente e radicato fenomeno di ricerca e commercio illecito di reperti archeologici, provenienti da scavi clandestini ed effettuati in diversi siti nuragici ubicati in tutto il territorio dell’isola.
Nel prosieguo delle investigazioni, secondo la Procura sono emersi elementi che avrebbero concretizzato l’esistenza di diverse associazioni a delinquere «tutte collegate tra di loro, finalizzate all’esecuzione di numerosi reati». L’indagine, oltre a svelare l’organigramma delle presunte organizzazioni, ha permesso di individuare e ricostruire anche le sue ramificazioni. Già dal contenuto delle prime conversazioni intercettate, secondo gli inquirenti sarebbe emersa la distinzione di diversi gruppi, autonomi in relazione all’operatività ed alle modalità di ricerca e scavo, ma con la stessa comunione di intenti e di interscambiabilità degli oggetti per la loro successiva immissione nel mercato. «L’indagine – è stato precisato – oltre ai reati già perseguiti, ha permesso di fare affiorare condotte illecite che inserivano parte degli indagati in un contesto criminale ben più ampio e grave ossia quello di un vasto traffico di armi clandestine e munizioni nonché furti e rapine».
Le migliaia di intercettazioni captate e analizzate dalle forze dell’ordine avrebbero evidenziato come gli indagati pare abbiano eseguito le ricerche archeologiche clandestine per poi “canalizzare” i reperti rinvenuti verso il mercato estero ed in particolare verso quello francese; qui venivano ricettati e molto probabilmente riciclati grazie a un emigrato sardo residente in Francia.
Gli inquirenti hanno suddiviso gli indagati in tre gruppi differenti: quello di Arzana, quello della Baronia e quello di Cagliari. Il gruppo di Arzana per la Procura sarebbe costituito da: Vincenzo Beniamino Marongiu; Sabina, Romagnoli; Carlo Pili; Pietro Monni; Augusto Puddu; Nicolò Piras; Federico Luigi Laisceddu; Tomaso Melis; Roberto Cabras; Raffaele Cocco; Sebastiano Gioi; Efisio Arbau; Michele Cau. Il Gruppo della Baronia, sempre per gli inquirenti sarebbe formato da Antonio Francesco Deledda; Pasqualino Deledda; Mariano Puddu; Diego Pinna; Mauro Maria De Amicis; Massimo Gianfranco Dessolis; Gianpiero Marceddu; Matteo Sanna; Gian Michele Secchi. Il gruppo di Cagliari sarebbe invece costituito da: Gianluca Meloni; , Gabriele Mascia; Felice Ciccolella; Mario Sarais; Enrico Cara; Antioco Casula.
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