La Nuova Sardegna

«Pronti ad appellarci alla Corte europea»

«Pronti ad appellarci alla Corte europea»

L’avvocata Goddi prepara la linea difensiva: «Ha trascorso 48 anni in cella, serve un’alternativa»

2 MINUTI DI LETTURA





ORGOSOLO. «Non lo vediamo né sappiamo nulla di lui da allora, da un anno fa – dice l’ avvocato di Graziano Mesina, Beatrice Goddi, che da tempo ne segue le vicende giudiziarie insieme alla collega Maria Luisa Vernier – quella di darsi alla latitanza è stata una sua scelta personale, una scelta non condivisa da noi. Si è sottratto non solo allo Stato ma anche ai suoi difensori. Ma posso dire che se le cose dovessero cambiare siamo sempre pronte a percorrere ogni strada per chiedere che nei suoi confronti applichino una misura alternativa al carcere. E siamo pronte anche a rivolgerci alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Perché non ci dobbiamo dimenticare che Mesina ha 79 anni già compiuti, e ha trascorso in carcere 46 anni della sua vita. E in gran parte li ha passati in cella quando i diritti dei detenuti non erano certo quelli di oggi. Per questo siamo pronte anche a tentare la strada della Corte europea». Ed era stata proprio l’avvocato Goddi, insieme alla sua collega Vernier, l’ultima persona ad aver incontrato Mesina lo scorso 2 luglio, prima che decidesse di scomparire nel nulla. In quella occasione con le sue legali Mesina aveva discusso della sentenza che sarebbe dovuta arrivare di lì a qualche ora dalla Cassazione.

Il verdetto sarebbe poi arrivato alle 22.30, ma Mesina già dalle 19 si era volatilizzato. A quell’ora, infatti, non si era presentato come al solito nella caserma dei carabinieri per l’obbligo di firma: una misura che sino a quel momento aveva sempre rispettato con una puntualità quasi maniacale. «Si fermava sempre davanti al cancello di ingresso dell’edificio – avrebbero raccontato alcuni residenti di Orgosolo, dopo la fuga del bandito – e aspettava che arrivassero le 19 in punto. Poi entrava, firmava, due saluti e se ne andava». I suoi 388 giorni trascorsi da uomo quasi libero, dopo aver ricevuto la grazia, del resto, li aveva trascorsi in una quotidianità scandita dagli stessi momenti: la passeggiata mattutina, per bere un caffè, parlare delle sue squadre del cuore, la Juve e il Cagliari, respirare un po’ di aria fresca e natura, e molto poco altro. Fino allo scorso 2 luglio. E da allora nessuno lo ha più visto. (v.g.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative