Sassari, pazienti autistici sfrattati dalla Gena
di Giovanni Bua
L'Ats libera i posti per altre persone. Sei ragazzi trasferiti in una struttura meno attrezzata. La protesta dei genitori: «Così stanno rinunciando a curarli»
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SASSARI. Antonio questa notte dormirà alla Gena, che lo ospiterà gratuitamente per qualche giorno e nel mentre inoltrerà al centro di salute mentale di Olbia una relazione, nella quale descrive il percorso terapeutico del giovane di 27 anni, autistico e invalido al 100%, e ne chiederà la proroga.
Questo il frutto di un confronto teso, a tratti drammatico, che ieri mattina ha visto da una parte gli specialisti dell’Ats, incaricati di trasferire il ragazzo alla comunità di Rizzeddu “I Mandorli”, e dall’altra i genitori di Antonio, arrivati da Olbia per impedire quella che a loro dire è una vera e propria «deportazione».
Un trasferimento tentato che segue quello, dolorosamente riuscito, di altri sei pazienti autistici, in carico all’Opera Gesù Nazareno, unica struttura accreditata nel nord dell’Isola, avvenuto nei giorni scorsi, sempre nella comunità dei Mandorli, dove i pazienti saranno rivalutati, con nessuna indicazione relativa a tempi e modi, per poi decidere quale sarà la loro sorte terapeutica.
Se per i sei pazienti, tutti arrivati ad agosto 2020 dall’SGB di Ploaghe, nonostante le perplessità espresse dal direttore della Gena Michele Marras e dalla direttrice sanitaria della struttura Paola Soddu, non c’è stato nulla da fare, diverso è stato per Antonio, in carico alla Gena dal 2019. «Mio figlio non si sposta – ha tuonato Gianmario Marongiu – ho fatto una formale diffida all’Ats e alla Gena e una denuncia ai carabinieri. Nessuno può toccarlo o portarlo via dalla struttura dove, con successo, sta seguendo un percorso terapeutico da due anni. Dopo una vita travagliata, di diritti negati, assistenza mancata, bisogni ignorati. Mi hanno scritto dicendo che c’erano problemi di budget legati all’assistenza. La stessa Gena mi ha comunicato che questi problemi di budget sono risolti. Non sono pronto ad assistere a una deportazione in una struttura che non conosco, non accreditata per affrontare i problemi dell’autismo, senza che ci sia data notizia di alcun piano terapeutico, con un preavviso di meno di due settimane. Mio figlio non si sposta».
Posizione accettata, con una certa ruvidezza, dagli inviati del dipartimento di salute mentale dell’Ats, che di fatto però hanno disposto la dimissione del ragazzo a partire da oggi. Almeno a parole visto che le carte di tutta questa vicenda sono a dir poco confuse e spesso completamente assenti. «Prima si parlava di una mancanza di budget – sottolinea il direttore della Gena Michele Marras – ma questo contrasta con quanto comunicato al sottoscritto il 22 giugno dall’Ats attraverso l’invio del “Piano 2021”. Ora sento parlare di rivalutazione dei bisogni, mi chiedo perché non è stata fatta direttamente all’Opera Gesù Nazareno, come normalmente accade e come già fatto nei mesi scorsi».
Domande a cui gli inviati dell’Ats non hanno dato risposte, limitandosi a sottolineare come i percorsi come quelli offerti dalla Gena hanno una scadenza e che, essendo i posti accreditati solo 12, bisogna valutare se non sia il caso di renderli disponibili a pazienti per i quali la “finestra riabilitativa” sia più efficace. «In pratica – attacca Gianmario Marongiu – hanno deciso che mio figlio è un paziente cronico e che la sua possibilità di migliorare si conclude qui, a soli 27 anni. Mi chiedo a questo punto cosa gli offrono. Sicuramente non la comunità “I Mandorli”, assolutamente non attrezzata e della quale nulla ci è stato detto su servizi e percorsi terapeutici. Si tratta solo di un posteggio, a tempo indeterminato. Dove Antonio non metterà piede».
«Io capisco che esiste l’esigenza di consentire a nuovi utenti, giovani e giovanissimi, che ne hanno altrettanto diritto e che da tempo sono in lista d’attesa, di poter fruire di analoghe chance riabilitative rispetto ai pazienti dimessi – spiega Michele Marras –. Ma mi chiedo se questa esigenza di nuovi ingressi ha un’urgenza tale da dovere essere fatta dimettendo i pazienti in carico in 10 giorni. Senza confronto tra centro inviante e accogliente, presentazione dei pazienti agli operatori dei Mandorli, informazione e condivisione con i familiari».
Perplessità che hanno convinto Marras a tenere aperte le porte della Gena ad Antonio, che lì sarà ospitato mentre i suoi genitori combattono la loro battaglia. Anche perché, in attesa dei nuovi auspicati inserimenti, i posti occupati attualmente sono solo 4 su 12, e anche nel centro diurno per l’autismo, dove i posti accreditati sono 9 giornalieri, ci sono solo 5 pazienti.
Questo il frutto di un confronto teso, a tratti drammatico, che ieri mattina ha visto da una parte gli specialisti dell’Ats, incaricati di trasferire il ragazzo alla comunità di Rizzeddu “I Mandorli”, e dall’altra i genitori di Antonio, arrivati da Olbia per impedire quella che a loro dire è una vera e propria «deportazione».
Un trasferimento tentato che segue quello, dolorosamente riuscito, di altri sei pazienti autistici, in carico all’Opera Gesù Nazareno, unica struttura accreditata nel nord dell’Isola, avvenuto nei giorni scorsi, sempre nella comunità dei Mandorli, dove i pazienti saranno rivalutati, con nessuna indicazione relativa a tempi e modi, per poi decidere quale sarà la loro sorte terapeutica.
Se per i sei pazienti, tutti arrivati ad agosto 2020 dall’SGB di Ploaghe, nonostante le perplessità espresse dal direttore della Gena Michele Marras e dalla direttrice sanitaria della struttura Paola Soddu, non c’è stato nulla da fare, diverso è stato per Antonio, in carico alla Gena dal 2019. «Mio figlio non si sposta – ha tuonato Gianmario Marongiu – ho fatto una formale diffida all’Ats e alla Gena e una denuncia ai carabinieri. Nessuno può toccarlo o portarlo via dalla struttura dove, con successo, sta seguendo un percorso terapeutico da due anni. Dopo una vita travagliata, di diritti negati, assistenza mancata, bisogni ignorati. Mi hanno scritto dicendo che c’erano problemi di budget legati all’assistenza. La stessa Gena mi ha comunicato che questi problemi di budget sono risolti. Non sono pronto ad assistere a una deportazione in una struttura che non conosco, non accreditata per affrontare i problemi dell’autismo, senza che ci sia data notizia di alcun piano terapeutico, con un preavviso di meno di due settimane. Mio figlio non si sposta».
Posizione accettata, con una certa ruvidezza, dagli inviati del dipartimento di salute mentale dell’Ats, che di fatto però hanno disposto la dimissione del ragazzo a partire da oggi. Almeno a parole visto che le carte di tutta questa vicenda sono a dir poco confuse e spesso completamente assenti. «Prima si parlava di una mancanza di budget – sottolinea il direttore della Gena Michele Marras – ma questo contrasta con quanto comunicato al sottoscritto il 22 giugno dall’Ats attraverso l’invio del “Piano 2021”. Ora sento parlare di rivalutazione dei bisogni, mi chiedo perché non è stata fatta direttamente all’Opera Gesù Nazareno, come normalmente accade e come già fatto nei mesi scorsi».
Domande a cui gli inviati dell’Ats non hanno dato risposte, limitandosi a sottolineare come i percorsi come quelli offerti dalla Gena hanno una scadenza e che, essendo i posti accreditati solo 12, bisogna valutare se non sia il caso di renderli disponibili a pazienti per i quali la “finestra riabilitativa” sia più efficace. «In pratica – attacca Gianmario Marongiu – hanno deciso che mio figlio è un paziente cronico e che la sua possibilità di migliorare si conclude qui, a soli 27 anni. Mi chiedo a questo punto cosa gli offrono. Sicuramente non la comunità “I Mandorli”, assolutamente non attrezzata e della quale nulla ci è stato detto su servizi e percorsi terapeutici. Si tratta solo di un posteggio, a tempo indeterminato. Dove Antonio non metterà piede».
«Io capisco che esiste l’esigenza di consentire a nuovi utenti, giovani e giovanissimi, che ne hanno altrettanto diritto e che da tempo sono in lista d’attesa, di poter fruire di analoghe chance riabilitative rispetto ai pazienti dimessi – spiega Michele Marras –. Ma mi chiedo se questa esigenza di nuovi ingressi ha un’urgenza tale da dovere essere fatta dimettendo i pazienti in carico in 10 giorni. Senza confronto tra centro inviante e accogliente, presentazione dei pazienti agli operatori dei Mandorli, informazione e condivisione con i familiari».
Perplessità che hanno convinto Marras a tenere aperte le porte della Gena ad Antonio, che lì sarà ospitato mentre i suoi genitori combattono la loro battaglia. Anche perché, in attesa dei nuovi auspicati inserimenti, i posti occupati attualmente sono solo 4 su 12, e anche nel centro diurno per l’autismo, dove i posti accreditati sono 9 giornalieri, ci sono solo 5 pazienti.
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