La Nuova Sardegna

La battaglia di una ragazza sassarese contro il linfoma di Hodgkins

di Luigi Soriga
Carlotta Cubeddu ha voluto far conoscere la sua situazione. Per lei è scattata una meravigliosa gara di solidarietà
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Carlotta Cubeddu ha voluto far conoscere la sua situazione. Per lei è scattata una meravigliosa gara di solidarietà

Mobilitazione di insegnanti e compagni dopo una scoperta di un male vigliacco: un’iniezione di affetto per dare forza a Carlotta

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SASSARI. Quando ti investe, con quel nome così complicato, difficile da scrivere e anche da pronunciare, è un rullo compressore sul futuro. Rade al suolo ogni certezza, asfalta in un attimo la spensieratezza dei diciassette anni. Linfoma di Hodgkin.

La prima volta che Carlotta Cubeddu ha sentito pronunciare queste parole è stato dieci giorni fa. Reparto di ematologia, Aou di Sassari, un medico che ha di fronte a sé una ragazzina e l’incombenza più difficile del suo mestiere. «Lo so, è strano, ma in quel momento per me è stata quasi una liberazione. Era la cosa peggiore che il medico potesse dirmi, l’ho percepito subito dalla sua espressione, eppure mi sono sentita più leggera». È l’attesa la parentesi più logorante. «Mi avevano prelevato chirurgicamente una porzione di linfonodo. Tremavo come una foglia, un’operazione dolorosissima. Nel collo li avevo entrambi ingrossati. Da una settimana aspettavo l’esito dell’esame istologico. Tutti tendevano a rassicurarmi, a dirmi che era un’infezione, di stare tranquilla che non sarebbe stato niente di grave. Ma io, che sono sempre stata molto fragile di salute, che sin da piccola ho sempre frequentato gli ospedali, sono diventata un po’ ipocondriaca. L’ansia, il non sapere che avessi, la sensazione che potesse essere qualcosa di serio, mi stava divorando. Ecco, sentire finalmente con le mie orecchie di cosa si trattasse, è stato prima un pugno da ko. Ma poi dopo tre secondi ti alzi, perché arriva il momento di reagire».

Gli insegnanti della sua scuola, l’Itas di via Porcellana, quarto anno, hanno giocato d’anticipo. «Vogliamo che Carlotta sia seguita dal miglior centro possibile – dice Mariella Recino – per questo ci siamo attivati per organizzare una raccolta fondi sulla piattaforma GoFundMe ( https://it.gf.me/v/c/gfm/aiutare-carlotta-a-guarire) e la risposta è andata oltre ogni aspettativa. Il traguardo è fissato a 15mila euro, e in appena quattro giorni abbiamo già raggiunto 7mila».

Il linfoma di Hodgkin è un tumore relativamente raro che colpisce il sistema linfatico. Circa 4 persone ogni 100.000 abitanti contraggono questa patologia che rappresenta circa lo 0,5% di tutti i casi di tumore diagnosticati. Tuttavia è uno dei più frequenti nella fascia di età tra i 15 e i 35 anni. La sua incidenza è in aumento, in Europa si è rilevato un incremento del 22% negli ultimi anni, ma la mortalità per fortuna è in netta diminuzione. Le cure sono lunghe e consistono prevalentemente in cicli di radioterapia e di chemio. «Sapevo che molte persone mi vogliono bene, ma non immaginavo un simile affetto. Le mie insegnanti mi hanno sempre aiutato tanto, nonostante le mie assenze dovute ai miei problemi di salute. E ora anche tutta la scuola, i miei compagni e i miei amici sono stati speciali con me. Sinceramente non mi aspettavo tanto sostegno. Ne sono felice, ma anche, se devo essere sincera, un po’ imbarazzata. Ma so anche che questo aiuto sarà prezioso per la battaglia che dovrò affrontare».

Si è accorta di aver qualcosa di anomalo mentre faceva una doccia. «Mentre mi insaponavo il collo ho avvertito un rigonfiamento da ambo i lati. Premendo mi faceva male». Il medico di famiglia prescrive degli antibiotici, naturalmente si pensa a un’infezione. Poi però le analisi del sangue evidenziano dei valori sballati, soprattutto sui parametri dei globuli bianchi. Inizia lo stillicidio delle attese e dei referti. E ancora adesso, Carlotta, è sballottata in questo mare agitato fatto di esami, accertamenti sempre più approfonditi, e di ansia. «Mi stanno seguendo a Cagliari. È un centro di eccellenza, ha già trattato diversi casi, l’equipe ha esperienza e io sono fiduciosa. Due giorni fa mi sono sottoposta a una Tac, ma ancora non ho avuto l’esito. Dopodiché sarà la volta della Pet, e avremo le idee più chiare su ciò che mi aspetta». La Pet infatti sarà determinante per attribuire uno stadio alla malattia che va da I a IV in base alle sedi infiltrate e al coinvolgimento o meno di altri organi. Al fianco di Carlotta c’è la sorella maggiore «la mia roccia, il mio punto fermo, il mio appiglio in ogni momento di fragilità», c’è il suo ragazzo, la sua famiglia, gli amici, ma anche centinaia di sconosciuti che hanno voluto dare anche un piccolo contributo per aiutarla a curarsi. E anche solo questa somministrazione d’affetto, per lei, è una grande medicina.

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