Crisi dell'edilizia, il mercato del mattone fuori dal tunnel in Sardegna
I dati della Cna confermano le difficoltà ma registrano anche una ripresa delle costruzioni private e degli appalti pubblici
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CAGLIARI. L’edilizia ha tirato su le barricate, nella lunga stagione della pandemia. Ha vacillato, ma retto l’urto, non è crollata. Anzi, da gennaio è salita sul vagone giusto, quello della ripresa. Le ultime previsioni annunciano solo numeri positivi. Dovrebbero crescere il volume d’affari, intorno al 6,5 per cento, gli investimenti, trascinati dagli appalti pubblici e dal Superbonus (sperano a loro volta in un picco vicino agli otto punti), e infine i posti di lavoro, 6.500 in più e non sono certo pochi. È tutto scritto nel consueto report annuale della Cna, la Confederazione degli artigiani. Certo, le ferite del 2020, l’anno orribile, hanno lasciato il segno, ma meno del previsto. Nonostante tutto, lo confermano le tabelle, la produzione è rimasta aggrappata a un’asticella rassicurante, vicina ai 4,7 miliardi. Poteva andare peggio, l’importante è guardare oltre. «È una ripresa che va sostenuta e incentivata in ogni modo», ha rilanciato Francesco Porcu, segretario regionale della Cna. «Dobbiamo sfruttare questo buon momento e chiudere alla grande il secondo semestre», ha aggiunto Daniele Palmas, vicepresidente del settore costruzioni.
Il passato. Nel 2020 la flessione è stata abbastanza contenuta negli investimenti, meno 3 per cento, ma molto più netta nelle nuove costruzione, meno 14, e nelle ristrutturazioni, meno 13. Alla fine i contraccolpi li ha subiti il mercato: la compravendita delle abitazioni è andata sotto di sette punti e del doppio quella degli altri immobili. Numeri negativi compensati comunque dalla crescita delle opere pubbliche, più 10, e anche dal valore dei bandi di gara, salito del 50 per cento.
Il presente. Per l'anno in corso la Cna ha stimato una crescita significativa nell'edilizia privata e in quella pubblica. Ma anche nelle ristrutturazioni e nelle opere infrastrutturali. Seppure sempre sottodimensionato rispetto al 2005, anno record per gli investimenti, e all’occupazione: dal 2006 a oggi il calo è stato del 41 per cento. «Su queste buone previsioni – scrive la Confederazione – pesano però alcuni fattori di criticità: il sistema dovrà sapere tener testa alla crescita della domanda e anche all’aumento dei prezzi delle materie prime. Poi ci aspettiamo che la Pubblica amministrazione, ai diversi livelli, sappia gestire e utilizzare nel miglior modo possibili le ingenti risorse che si riverseranno sulle costruzioni, a cominciare dal Recovery fund».
Il futuro. Prima di tutto – ha sottolineato Porcu – è «indispensabile che sia fatta chiarezza sull’ultimo Piano casa. È stati approvato dal Consiglio regionale, ma poi impugnato dal Governo e, a questo punto, siamo tutti in attesa della decisione della Corte costituzionale. Però, nel frattempo, non è possibile che si navighi ancora a vista: quel Piano è in vigore, oppure no?». Per poi guardare oltre: «Va aperto un dibattito su una legge per un nuovo governo del territorio. Il confronto dovrà essere serio e completo. Da troppo tempo tutti gli investitori pubblici e privati chiedono di avere un giusto, chiaro e ordinato quadro di norme». La rotta è ritornata a essere quella giusta, ma «dalla politica – secondo Cna – ci aspettiamo un deciso cambio di passo, per evitare che la rincorsa del settore costruzioni ritorni a impantanarsi nelle secche della burocrazia». (ua)
Il passato. Nel 2020 la flessione è stata abbastanza contenuta negli investimenti, meno 3 per cento, ma molto più netta nelle nuove costruzione, meno 14, e nelle ristrutturazioni, meno 13. Alla fine i contraccolpi li ha subiti il mercato: la compravendita delle abitazioni è andata sotto di sette punti e del doppio quella degli altri immobili. Numeri negativi compensati comunque dalla crescita delle opere pubbliche, più 10, e anche dal valore dei bandi di gara, salito del 50 per cento.
Il presente. Per l'anno in corso la Cna ha stimato una crescita significativa nell'edilizia privata e in quella pubblica. Ma anche nelle ristrutturazioni e nelle opere infrastrutturali. Seppure sempre sottodimensionato rispetto al 2005, anno record per gli investimenti, e all’occupazione: dal 2006 a oggi il calo è stato del 41 per cento. «Su queste buone previsioni – scrive la Confederazione – pesano però alcuni fattori di criticità: il sistema dovrà sapere tener testa alla crescita della domanda e anche all’aumento dei prezzi delle materie prime. Poi ci aspettiamo che la Pubblica amministrazione, ai diversi livelli, sappia gestire e utilizzare nel miglior modo possibili le ingenti risorse che si riverseranno sulle costruzioni, a cominciare dal Recovery fund».
Il futuro. Prima di tutto – ha sottolineato Porcu – è «indispensabile che sia fatta chiarezza sull’ultimo Piano casa. È stati approvato dal Consiglio regionale, ma poi impugnato dal Governo e, a questo punto, siamo tutti in attesa della decisione della Corte costituzionale. Però, nel frattempo, non è possibile che si navighi ancora a vista: quel Piano è in vigore, oppure no?». Per poi guardare oltre: «Va aperto un dibattito su una legge per un nuovo governo del territorio. Il confronto dovrà essere serio e completo. Da troppo tempo tutti gli investitori pubblici e privati chiedono di avere un giusto, chiaro e ordinato quadro di norme». La rotta è ritornata a essere quella giusta, ma «dalla politica – secondo Cna – ci aspettiamo un deciso cambio di passo, per evitare che la rincorsa del settore costruzioni ritorni a impantanarsi nelle secche della burocrazia». (ua)
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