I chili di troppo presi a pugni, così Lello ha battuto l’obesità

Due anni fa pesava 244 kg, faceva fatica a muoversi e non sapeva più cosa fare. L’incontro con Tore Erittu e la scoperta della boxe: «Sono anche salito sul ring»

PORTO TORRES. È come avere fatto un lungo viaggio durato due anni. Faticoso, quasi sempre in salita, per poi arrivare in un posto del quale non immagini neppure l’esistenza e scaricare una “zavorra” di 119 chili. Una di quelle cose che ti fanno stare bene e ti presentano come esempio, o almeno come riferimento per tanti che ci vogliono provare, che ci hanno già tentato ma non ce l’hanno fatta. E lui ne è consapevole, oggi più che mai. «Sono dimezzato, diviso per due»: lo dice con un sorriso Lello Piras, per tutti semplicemente Lello: 39 anni (40 da festeggiare il 27 ottobre), momentaneamente disoccupato, una sorella più grande e un fratello più piccolo. Pesava 244 chili, una montagna umana difficile da spostare. Ora - dopo un percorso di due anni effettuato seguendo i consigli di un campione di boxe come Tore Erittu - l’ago della bilancia si ferma a 125: è un risultato che gli ha restituito il buon umore, che ha spazzato via tutto quello che di brutto si porta dietro l’obesità. Gli sguardi curiosi e anche cattivi di chi pensa di avere voce in capitolo nella tua vita, quei sorrisetti tra compassione e divertimento, le prese in giro accompagnate da qualche soprannome e quella punta di bullismo che non manca mai.

«È così. Preso in giro in realtà non più di tanto – racconta – ero io che mi trovavo a disagio, che evitavo quegli sguardi». Non si è mai arreso Lello. Per vent’anni ha fatto l’addetto alla consegna dei volantini, in giro per le case: «Mi muovevo a fatica, ma quello era il mio lavoro, anzi è stato per certi versi la mia salvezza. Prima avevo fatto e provato altri mestieri: muratore, giardiniere, aiuto cuoco. Più che vivere diciamo che sopravvivi perchè tutto è più complesso, moltiplicato per mille. Anche le cose basilari diventano un dramma: la mattina ti alzi dal letto e devi trascorrere alcuni minuti in piedi prima di cominciare a muovere i passi, hai problemi ad andare in bagno. Ci sono posti dove non ti puoi neppure sedere. Limiti ogni azione. Io preferivo stare lontano dai posti dove c’era gente, dove stavano gli altri, quelli della mia età. Mi sono trascinato in un tunnel sempre buio. Per trovare magliette e pantaloni cercavo su internet, non trovavo quasi niente: serviva roba enorme, come una tenda da campeggio. Sono arrivato alla misura 9XL. Una enormità, una sigla impossibile, oggi sono a 2XL. Un bel salto».


Le aveva provate tutte per dimagrire, Lello. Lui era stato sempre un po’ robusto: dal 2000 ha cominciato piano piano a lievitare fino ad arrivare ai 244 chili.

«Diete di tutti i colori – dice Lello – un po’ di attività fisica ma senza risultati. A un certo punto avevo cominciato a prendere informazioni per avvicinarmi alla chirurgia bariatrica. Ho fatto due colloqui con il medico ma sono rimasto in dubbio, so che quell’intervento non è una passeggiata e ho un enorme rispetto per chi sceglie quella strada, ci vuole tanto coraggio. Io a un certo punto sono tornato indietro, ci ho ripensato».

Il pensiero però era sempre lo stesso. «Devo fare qualcosa, non posso stare così». Un giorno Lello Piras ha visto Tore Erittu in piazza a Porto Torres. «Non lo conoscevo bene come persona, certo come sportivo sì, diciamo di fama. E mi entusiasmava il suo modo di affrontare le sfide, quel rialzarsi e ricominciare, combattere con tutte le forze ma anche con la testa. L’ho fermato, e gli ho parlato. Gli ho chiesto se poteva seguirmi per aiutarmi a dimagrire. Lui non mi ha detto subito sì: mi ha dato dei consigli per cambiare l’alimentazione e mi ha fatto una promessa. In sintesi era questa: se ti metti sotto un mesetto e perdi 10 chili possiamo fare un percorso, io sarò al tuo fianco». In due settimane Lello ha perso 8 chili: era il segnale che si poteva cominciare. Sono passati quasi due anni da allora, oggi Lello pesa 125 chili: «La mia vita è cambiata completamente, sono rinato. E quando passa qualche giorno e non vado in palestra per allenarmi, mi manca. Esco in bici, vado al mare, tutte cose che avevo smesso di fare, le avevo dovute cancellare. Ho riassaporato il gusto semplice ma straordinario di una passeggiata a piedi. Conoscere gente nuova e non sempre i soliti tre o quattro che fanno parte del tuo giro fidato e protetto. Sembra poco ma è una enormità». Oggi Lello si sente vicino a un traguardo importante. Ha voglia di fare e sa che nessuno gli ha regalato niente, che non è stato facile ma anche che da solo non ce l’avrebbe mai fatta.

«Affronterò un altro passaggio, quello estetico – dice – perchè quando perdi così tanti chili alla fine il tuo fisico ha bisogno di essere rifinito. Non sei un contenitore che si svuota, sei una persona che è partita da un punto lontano ed è arrivata quasi alla meta superando tanti ostacoli. Ora cerco di dare qualche consiglio a chi me lo chiede. Mi scrivono in tanti nelle chat, mi chiedono e si informano. A me piacerebbe lavorare nel mondo delle palestre, continuare a studiare, sostenere chi si trova in difficoltà. So che può esserci spazio, che devo continuare a fare formazione e a crescere, ma anche che le testimonianze dirette di chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma del disagio e di una disabilità feroce possono valere più di ogni lezione teorica». Alla fine Lello si ritiene fortunato: «Ho incontrato Tore Erittu nel momento giusto, mi ha acceso una luce che piano piano è diventata più intensa, più calda. Nei momenti difficili c’era sempre, si accorgeva in anticipo quando stavo per mollare e mi anticipava, spostava gli obiettivi, mi parlava come un fratello. E mi dava la forza. Alla fine mi ha portato sul ring con la Gym Boxe, non ho vinto ma sono orgoglioso. Quella medaglia per me vale come un titolo olimpico».

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