Albergo e ombrellone: l’alta stagione costa cara
di Roberto Petretto
Gli albergatori si difendono: tutto concentrato ad agosto, prezzi il linea col 2019
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SASSARI. Luglio e agosto su livelli pre Covid per il turismo in Sardegna: l’alta e altissima stagione esibiscono numeri che potrebbero far dimenticare, almeno per due mesi, le ambasce dei mesi di pandemia. E con la domanda che cresce, è automatico che di pari passo lievitino anche i prezzi. Le lamentele degli aspiranti turisti non riguardano solo il caro traghetti, ma, più in generale, il caro estate: prenotare un albergo o anche due lettini e un ombrellone in spiaggia è diventato attività impegnativa e sconsigliata ai deboli di portafoglio. Se in una giornata tipo al mare si aggiungono un passaggio al bar (senza avventurarsi in ristorante) e la spesa per il parcheggio, l’impegno economico comincia a non essere marginale.
Certo, le spese più consistenti sono per viaggio e soggiorno in albergo: e il costo del pernottamento sembra proibitivo e superiore agli anni passati in epoca pre Covid. Lamentela e percezione che vengono smentite dal Paolo Manca, presidente di Federalberghi: «Non condivido né il discorso sul caro traghetti, nè sul caro alberghi. Il vero problema è la scarsa disponibilità di auto. E il fatto che il grosso delle prenotazioni si sta concentrando sulle due settimane centrali di agosto».
Un problema vecchio che sembra addirittura accentuarsi in questa fase post (si spera) pandemia: «A luglio e agosto, certo, il sardo che deve tornare nell’isola e che è obbligato a farlo in questo periodo, si trova un problema di mercato. Per questi casi massima solidarietà e disponibilità. Ma basta fare un giro sui siti di ricerca e si trovano dei prezzi molto bassi per luglio e anche per fine agosto. A luglio siamo al 50 per cento dell’occupazione, tutto si sta concentrando su metà agosto».
C’è chi obietta che i prezzi sono più alti rispetto al passato: «In alta stagione non abbiamo mai avuto prezzi bassi. Dal 25 luglio i prezzi crescono di certo, ma non mi sembra il momento di ragionare su queste dinamiche. Piuttosto c'è difficoltà di avere un allargamento della stagione: rischiamo di averla di appena 40 giorni. Infatti già a fine agosto ci sono offerte interessanti: camere in hotel di Porto Cervo a meno di 200 euro a notte. È ovvio che se si guarda alla settimana di Ferragosto i prezzi sono più alti, ma comunque in linea con gli anni passati. Le tariffe sono identiche a quelle del 2019».
Per Manca, dunque, i problemi sono fondamentalmente due: «La carenza di auto nel sistema di autonoleggi: noleggiare una Panda ad agosto può costare anche 100 euro al giorno senza assicurazione. E poi ci sono le prenotazioni concentrate in pochi giorni: il turista deve cominciare a pensare alla Sardegna in periodo diversi. A settembre c'è il deserto, con pochissimi stranieri».
La lamentela del caro estate riguarda anche gli stabilimenti balneari: «Non ho contezza di una situazione di aumento dei prezzi rispetto al passato - dice Claudio Del Giudice, presidente del Sindacato balneari Sib -. Di solito preferisco aspettare la fine della stagione per un consuntivo. Ma senza voler giustificare nessuno, ricordo alcune cose. Considerate il fatto che siamo in attesa che venga accordato il 50 per cento in più di concessione momentanea per compensare il maggiore distanziamento. Poi dall'anno scorso i canoni sono aumentati: oggi la concessione minima anche per un fazzoletto di area si paga 2.500 euro, a salire in base all’estensione e alla tipologia. E poi ricordo che in Sicilia, nostra concorrente sul mercato del turismo, sui canoni 2020 e 2021 i nostri colleghi non pagano nulla. Si può ben capire che è un bell'aiuto».
Insomma, un aumento dei prezzi sarebbe giustificato: «Da qualche parte devono venire fuori. Tra l’altro in un periodo in cui c'è stato problema del rinnovo delle concessioni al 2033, con lo Stato che ci chiede l’adeguamento delle fideiussioni e un sistema burocratico che ha creato grandi spese. Poi è il mercato che regola i prezzi: se si fa pagare un ombrellone 50-60 euro, ma in cambio si forniscono servizi che rendono piacevole la giornata dell’ospite, va bene. Il problema sorge se non si dà alcun tipo di servizio o non si dà una struttura accogliente. Noi dobbiamo zappare il nostro orto e fare in modo che cliente possa tornare. Poi ci può essere anche qualcuno che ne approfitta».
Certo, le spese più consistenti sono per viaggio e soggiorno in albergo: e il costo del pernottamento sembra proibitivo e superiore agli anni passati in epoca pre Covid. Lamentela e percezione che vengono smentite dal Paolo Manca, presidente di Federalberghi: «Non condivido né il discorso sul caro traghetti, nè sul caro alberghi. Il vero problema è la scarsa disponibilità di auto. E il fatto che il grosso delle prenotazioni si sta concentrando sulle due settimane centrali di agosto».
Un problema vecchio che sembra addirittura accentuarsi in questa fase post (si spera) pandemia: «A luglio e agosto, certo, il sardo che deve tornare nell’isola e che è obbligato a farlo in questo periodo, si trova un problema di mercato. Per questi casi massima solidarietà e disponibilità. Ma basta fare un giro sui siti di ricerca e si trovano dei prezzi molto bassi per luglio e anche per fine agosto. A luglio siamo al 50 per cento dell’occupazione, tutto si sta concentrando su metà agosto».
C’è chi obietta che i prezzi sono più alti rispetto al passato: «In alta stagione non abbiamo mai avuto prezzi bassi. Dal 25 luglio i prezzi crescono di certo, ma non mi sembra il momento di ragionare su queste dinamiche. Piuttosto c'è difficoltà di avere un allargamento della stagione: rischiamo di averla di appena 40 giorni. Infatti già a fine agosto ci sono offerte interessanti: camere in hotel di Porto Cervo a meno di 200 euro a notte. È ovvio che se si guarda alla settimana di Ferragosto i prezzi sono più alti, ma comunque in linea con gli anni passati. Le tariffe sono identiche a quelle del 2019».
Per Manca, dunque, i problemi sono fondamentalmente due: «La carenza di auto nel sistema di autonoleggi: noleggiare una Panda ad agosto può costare anche 100 euro al giorno senza assicurazione. E poi ci sono le prenotazioni concentrate in pochi giorni: il turista deve cominciare a pensare alla Sardegna in periodo diversi. A settembre c'è il deserto, con pochissimi stranieri».
La lamentela del caro estate riguarda anche gli stabilimenti balneari: «Non ho contezza di una situazione di aumento dei prezzi rispetto al passato - dice Claudio Del Giudice, presidente del Sindacato balneari Sib -. Di solito preferisco aspettare la fine della stagione per un consuntivo. Ma senza voler giustificare nessuno, ricordo alcune cose. Considerate il fatto che siamo in attesa che venga accordato il 50 per cento in più di concessione momentanea per compensare il maggiore distanziamento. Poi dall'anno scorso i canoni sono aumentati: oggi la concessione minima anche per un fazzoletto di area si paga 2.500 euro, a salire in base all’estensione e alla tipologia. E poi ricordo che in Sicilia, nostra concorrente sul mercato del turismo, sui canoni 2020 e 2021 i nostri colleghi non pagano nulla. Si può ben capire che è un bell'aiuto».
Insomma, un aumento dei prezzi sarebbe giustificato: «Da qualche parte devono venire fuori. Tra l’altro in un periodo in cui c'è stato problema del rinnovo delle concessioni al 2033, con lo Stato che ci chiede l’adeguamento delle fideiussioni e un sistema burocratico che ha creato grandi spese. Poi è il mercato che regola i prezzi: se si fa pagare un ombrellone 50-60 euro, ma in cambio si forniscono servizi che rendono piacevole la giornata dell’ospite, va bene. Il problema sorge se non si dà alcun tipo di servizio o non si dà una struttura accogliente. Noi dobbiamo zappare il nostro orto e fare in modo che cliente possa tornare. Poi ci può essere anche qualcuno che ne approfitta».
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