«Il comandante dei vigili non ha vincoli di orario»
di Tiziana Simula
Il Gup del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi, sposa la linea della difesa Cadono, perché il fatto non sussiste, le accuse di assenteismo, truffa e peculato
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ARZACHENA. L’ex comandante della polizia locale di Arzachena, Andrea Becciu, non era tenuto a registrare entrate e uscite dal suo ufficio, il suo rapporto di lavoro era svincolato dall’orario e peraltro svolto per necessità proprio al di fuori dell’ufficio. Lo ha scritto il gup del tribunale di Tempio Caterina Interlandi nelle motivazioni della sentenza di assoluzione con cui il 10 giugno scorso, in udienza preliminare, lo ha scagionato da tutte le accuse “perché il fatto non sussiste”. Era stato accusato di assenteismo, di truffare il Comune, di utilizzare le macchine di servizio per scopi personali, di peculato e corruzione, reato quest’ultimo, di cui doveva rispondere anche la ristoratrice Chiarina Tali, titolare del ristorante La Rocca, prosciolta anche lei (era difesa dall’avvocato Gerolamo Orecchioni). Che Becciu fosse svincolato dagli orari di lavoro in ragione della sua funzione, era previsto dall’articolo 39 della polizia locale del comune di Arzachena – prodotto dall’imputato, difeso dall’avvocato Elias Vacca – e riportato nelle motivazioni. Si legge che “Il comandante, e in sua assenza chi lo sostituisce, per la natura delle funzioni svolte, non è tenuto all’osservanza di un orario prefissato”. Becciu faceva risultare le presenze in ufficio perché fosse provato che era in servizio e potesse quindi espletare le sue funzioni di comandante. È stato accertato che, oltre ai sopralluoghi in spiaggia per contrastare l’abusivismo, lavorava anche da casa nei servizi di protezione civile a lui assegnati dalla dirigente comunale, anche per via del migliore funzionamento della connessione internet. In ogni caso non ha percepito soldi per gli straordinari e per le missioni. Il reato non sussiste neppure per l’accusa di aver usato in tre occasioni (due viaggi a Cagliari e uno a Tempio) le auto di servizio per scopi personali. Quei tre viaggi non erano false missioni di lavoro, ma, scrive il giudice «missioni legittime e autorizzate, nel corso delle quali ha compiuto alcune deviazioni di tempo e percorrenza assai limitate per svolgere alcune incombenze private, che non hanno influito sull’espletamento del servizio, né comportato un consumo significativo di carburante, né influito sull’usura dei mezzi». Per il giudice «l’utilizzo dei veicoli dell’amministrazione pubblica è stato coerente con gli scopi istituzionali, l’aver aggiunto incombenze private non ha comportato danni apprezzabili per l’amministrazione pubblica». In merito ai reati di peculato e corruzione di cui veniva accusato per aver utilizzato uomini e mezzi del comando per gestire la viabilità sulla strada adiacente il parcheggio privato del ristorante La Rocca in occasione di due matrimoni, il gup ha concordato sul fatto che Becciu lo ritenesse un atto del proprio ufficio per evitare che si creassero ingorghi alla viabilità sulla strada pubblica. Per il tribunale, infine, non sussiste alcuna prova che l’ex comandante non abbia pagato i pasti consumati al ristorante (offerti, secondo l’accusa, in cambio del servizio svolto) e ritiene in ogni caso che, «se anche tale evenienza si fosse verificata in qualche occasione, si tratta di regalie di modesto valore che non integrano il reato contestato».
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