Lo sciopero blocca l’isola sono 57 i voli rimasti a terra
di Salvatore Santoni
Disagi negli scali di Alghero, Olbia e Cagliari. La Filt Cgil: «Adesione record»
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SASSARI. Da una parte braccia e cloche incrociate, dall’altra i nervi a fior di pelle di centinaia di viaggiatori. Sono infatti 57 i voli cancellati ieri negli scali dell’isola. Lo sciopero del settore aero, che in Sardegna registrato un’adesione che sfiora il 100 per cento, non ha risparmiato nemmeno le tratte in continuità territoriale da e verso Milano Linate e Roma Fiumicino. Ad incidere maggiormente nel bollettino della protesta sono stati i voli dell’Alitalia: dei 143 cancellati a livello nazionale, sono 37 quelli che hanno influito sui disagi patiti dai viaggiatori negli scali sardi.
Alghero. Nel corso della giornata di ieri i videowall dell’aeroporto “Riviera del corallo”, gestito da Sogeaal, hanno proiettato la scritta “cancellato” undici volte, tante quanti i voli che non sono partiti (5) e arrivati (6). Tra le compagnie che hanno lasciato gli apparecchi a terra ci sono Ryanair e Volotea. Oltre la metà avevano il tricolore sulla coda: Alitalia. Tra quest’ultimi le tratte in continuità territoriale. Nello scalo algherese non si sono comunque registrati momenti di tensione o particolare affollamento. D’altronde lo sciopero era ampiamente annunciato e le stesse compagnie si sono occupate di riproteggere i propri passeggeri.
Olbia. All’aeroporto Olbia Costa Smeralda, gestito dalla Geasar, le cose non sono andate meglio. Sono infatti 15 i voli cancellati nella giornata di ieri, di cui 6 in partenza e 9 in arrivo. Le compagnie coinvolte nello sciopero sono Volotea e, soprattutto, Alitalia: anche in questo caso l’incidenza della compagnia di bandiera sul totale delle cancellazioni vale circa la metà dei voli sia in entrata che in uscita dalla Gallura. L’annullamento ha poi creato a cascata qualche ritardo sparso.
Cagliari. Lo scalo cagliaritano, gestito dalla Sogaer, ha registrato 31 cancellazioni, 16 partenze e 15 arrivi. Come per il resto degli aeroporti dell’isola, anche in questo caso la maggior parte degli apparecchi rimasti a terra sono quelli di Alitalia (20 in tutto).
Lo sciopero. Il trasporto aereo è uno tra i settori più colpiti dalla pandemia ma che non è stato considerato come una delle attività a cui prolungare il blocco dei licenziamenti. Da mesi i sindacati chiedono una sede di confronto interministeriale permanente e l’istituzione di una cabina di regia per garantire la tenuta sociale, assicurando gli ammortizzatori sociali e procedendo rapidamente alla riforma del settore per garantire il riordino del sistema aeroportuale, il rispetto delle norme sul lavoro italiane e il rifinanziamento del fondo straordinario del trasporto aereo. «Anche in Sardegna – sottolinea il leader sindacale della Cgil Trasporti, Arnaldo Boeddu – i problemi sono tanti e sono gravi. Oltre al mancato avvio della tanto auspicata regia unica dei tre aeroporti maggiori presenti nella nostra isola rimangono in piedi tutte le criticità legate a una mancata riforma del settore aeroportuale in senso lato, dai vettori, alle società di gestione, dalle società di handling a quelle legate alla sicurezza ed al catering».
Il caso Air Italy. Il primo nodo da sciogliere nell’isola riguarda Air Italy. La norma-paracadute, inserita di recente dal Governo nel decreto “Sostegni bis”, ha dato ossigeno sotto forma di cassa integrazione ai circa 1400 lavoratori, ma non ha risolto il problema alla radice. Dal prossimo gennaio, infatti, il rischio licenziamenti collettivi potrebbe ritornare a concretizzarsi.
«La vertenza non è ancora risolta – riprende Boeddu – poiché adesso rimangono ulteriori sei mesi di cassa integrazione entro i quali si dovrà trovare una soluzione industriale che possa definitivamente superare un sostegno al reddito assicurato dalla cassa integrazione. Ed è per questa ragione che, per evitare di perdere professionalità certificate e migliaia di posti di lavoro è indispensabile rifinanziare il fondo di solidarietà del trasporto aereo». «Senza una vera e condivisa riforma dell’intero comparto del trasporto aereo – conclude il segretario della Filt Cgil – non ci potrà essere un futuro per le compagnie nazionali e di conseguenza per i lavoratori, diretti ed indiretti, del settore».
Alghero. Nel corso della giornata di ieri i videowall dell’aeroporto “Riviera del corallo”, gestito da Sogeaal, hanno proiettato la scritta “cancellato” undici volte, tante quanti i voli che non sono partiti (5) e arrivati (6). Tra le compagnie che hanno lasciato gli apparecchi a terra ci sono Ryanair e Volotea. Oltre la metà avevano il tricolore sulla coda: Alitalia. Tra quest’ultimi le tratte in continuità territoriale. Nello scalo algherese non si sono comunque registrati momenti di tensione o particolare affollamento. D’altronde lo sciopero era ampiamente annunciato e le stesse compagnie si sono occupate di riproteggere i propri passeggeri.
Olbia. All’aeroporto Olbia Costa Smeralda, gestito dalla Geasar, le cose non sono andate meglio. Sono infatti 15 i voli cancellati nella giornata di ieri, di cui 6 in partenza e 9 in arrivo. Le compagnie coinvolte nello sciopero sono Volotea e, soprattutto, Alitalia: anche in questo caso l’incidenza della compagnia di bandiera sul totale delle cancellazioni vale circa la metà dei voli sia in entrata che in uscita dalla Gallura. L’annullamento ha poi creato a cascata qualche ritardo sparso.
Cagliari. Lo scalo cagliaritano, gestito dalla Sogaer, ha registrato 31 cancellazioni, 16 partenze e 15 arrivi. Come per il resto degli aeroporti dell’isola, anche in questo caso la maggior parte degli apparecchi rimasti a terra sono quelli di Alitalia (20 in tutto).
Lo sciopero. Il trasporto aereo è uno tra i settori più colpiti dalla pandemia ma che non è stato considerato come una delle attività a cui prolungare il blocco dei licenziamenti. Da mesi i sindacati chiedono una sede di confronto interministeriale permanente e l’istituzione di una cabina di regia per garantire la tenuta sociale, assicurando gli ammortizzatori sociali e procedendo rapidamente alla riforma del settore per garantire il riordino del sistema aeroportuale, il rispetto delle norme sul lavoro italiane e il rifinanziamento del fondo straordinario del trasporto aereo. «Anche in Sardegna – sottolinea il leader sindacale della Cgil Trasporti, Arnaldo Boeddu – i problemi sono tanti e sono gravi. Oltre al mancato avvio della tanto auspicata regia unica dei tre aeroporti maggiori presenti nella nostra isola rimangono in piedi tutte le criticità legate a una mancata riforma del settore aeroportuale in senso lato, dai vettori, alle società di gestione, dalle società di handling a quelle legate alla sicurezza ed al catering».
Il caso Air Italy. Il primo nodo da sciogliere nell’isola riguarda Air Italy. La norma-paracadute, inserita di recente dal Governo nel decreto “Sostegni bis”, ha dato ossigeno sotto forma di cassa integrazione ai circa 1400 lavoratori, ma non ha risolto il problema alla radice. Dal prossimo gennaio, infatti, il rischio licenziamenti collettivi potrebbe ritornare a concretizzarsi.
«La vertenza non è ancora risolta – riprende Boeddu – poiché adesso rimangono ulteriori sei mesi di cassa integrazione entro i quali si dovrà trovare una soluzione industriale che possa definitivamente superare un sostegno al reddito assicurato dalla cassa integrazione. Ed è per questa ragione che, per evitare di perdere professionalità certificate e migliaia di posti di lavoro è indispensabile rifinanziare il fondo di solidarietà del trasporto aereo». «Senza una vera e condivisa riforma dell’intero comparto del trasporto aereo – conclude il segretario della Filt Cgil – non ci potrà essere un futuro per le compagnie nazionali e di conseguenza per i lavoratori, diretti ed indiretti, del settore».
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