La Nuova Sardegna

Medici contro medici per i contagi in reparto

di Nadia Cossu
Medici contro medici per i contagi in reparto

Udienza preliminare davanti al Gup di Sassari per il focolaio in Cardiologia Imputati i vertici dell’Aou e dell’Ats, anche due specialisti tra le parti civili

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SASSARI. Rimasero anche loro contagiati dal covid che a marzo del 2020 entrò con prepotenza nella Cardiologia dell’ospedale civile di Sassari. Si trattava del primo focolaio in città, quello che all’epoca mise in apprensione (con le sacrosante ragioni) il Nord Sardegna. Non solo pazienti già ricoverati per altre patologie, ma anche medici di quello stesso reparto risultarono positivi al tampone molecolare. E due di questi ieri mattina hanno deciso di costituirsi parte civile – nel procedimento per epidemia colposa e omicidio colposo plurimo contro tre vertici dell’Aou e dell’Ats – insieme ai familiari delle vittime e alle decine di contagiati.

La decisione è stata comunicata dal loro avvocato Francesco Porcu all’apertura dell’udienza preliminare all’esito della quale il gup Antonello Spanu deciderà se rinviare o meno a giudizio il direttore dell’Ufficio igiene e sanità pubblica Fiorenzo Delogu, il direttore sanitario dell’Aou Bruno Contu e il direttore generale dell’Ats Giorgio Steri (in carica il 20 marzo del 2020). Il giudice ha ammesso tutte le parti civili e ha rinviato al 5 ottobre per pronunciarsi sull’istanza di citazione a giudizio come responsabili civili delle due aziende Aou e Ats ed eventualmente delle rispettive compagnie di assicurazione. Richiesta avanzata solo dai legali che tutelano i familiari dei pazienti deceduti o rimasti contagiati.

La costituzione di parte civile dei due medici è arrivata a sorpresa e ha suscitato l’opposizione dei difensori degli imputati – gli avvocati Nicola Satta, Guido Manca Bitti e Silvio Piras – per i quali il reato di epidemia colposa andrebbe considerato contro la comunità e non contro singoli individui. Il gup ha però deciso per l’ammissione.

In questa inchiesta erano finiti sotto la lente di ingrandimento del procuratore Gianni Caria e del sostituto Paolo Piras in particolare i tamponi molecolari non eseguiti, la scarsa formazione assicurata a medici e infermieri e il numero inadeguato di dispositivi di protezione forniti dall’azienda per affrontare l’emergenza. Queste sarebbero a grandi linee le accuse mosse ai tre vertici aziendali.

Lo scorso ottobre la Procura aveva notificato l’avviso di conclusione delle indagini anche ad altre tre persone: Ivana Falco, direttrice del settore acquisti, Antonio Solinas, dirigente del settore Affari generali e Nicolò Orrù, direttore generale dell’Aou. Per i primi due, delegati alla sicurezza in carica nello stesso periodo, era stata chiesta l’archiviazione perché l’inosservanza delle regole anticontagio, a loro originariamente addebitata, non riguardava la delega ricevuta dal direttore generale Aou e quindi non poteva essere loro contestato alcun reato. Per quanto riguarda invece Orrù, il procedimento a suo carico è stato momentaneamente sospeso.

Il focolaio nel reparto di Cardiologia con i primi 26 positivi tra pazienti e operatori, si allargò ben presto al resto dell’ospedale e della città. Arrivò nelle residenze per anziani, Casa Serena e nella Rsa San Nicola, mietendo più di 50 vittime.

A questo proposito qualche settimana fa la Procura – che proprio per individuare eventuali responsabilità per quei decessi aveva aperto un’inchiesta condotta sul campo dai carabinieri del Nas con la collaborazione dello Spresal – ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari a dieci persone chiamate a rispondere sempre dei reati di epidemia colposa e omicidio colposo plurimo.

Oltre alle strutture di Casa Serena e San Nicola sono stati iscritti nel registro degli indagati la rappresentante legale della cooperativa che gestisce la casa di riposo “Villa Gardenia” di Ossi – dove morirono quattordici anziani – un’altra persona che esercita i poteri di fatto del datore di lavoro e il responsabile del servizio di prevenzione e protezione

Ugualmente quattordici vittime ci furono nella Rsa “San Nicola”. Qui le persone chela Procura ha indagato sono cinque. Si tratta dei rappresentanti legali della “Segesta Gestioni srl” e della “Mosaico cooperativa sociale onlus” (con appalto della gestione di servizi integrati). E ancora del direttore sanitario e dei responsabili del servizio di prevenzione e protezione della Segesta e della Mosaico. A “Casa Serena”, infine, sono indagati il rappresentante legale e al responsabile del servizio di prevenzione e protezione della “Coop A.S.” che aveva in appalto il servizio di assistenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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