«L’isola riferimento mondiale per ambiente ed economia»
La svolta green convince Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente «Un’occasione per la Sardegna. Il carbone è il passato, ora pensiamo al futuro»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Non ha alcun dubbio sul futuro energetico dell’isola, perché “finalmente per l’Italia e per la Sardegna entrano in campo nuovi progetti e nuove strategie che porteranno il cambiamento di cui abbiamo bisogno”. Ermete Realacci, esponente del Pd e presidente onorario di Legambiente, conosce molto bene l’isola e la frequenta da tempo, per motivi di lavoro, ha seguito la vertenza degli operai ex Alcoa, e per le vacanze, nella Nurra e ad Alghero. «Amo la Sardegna, non è una frase fatta, e ho sempre avuto grande rispetto per la cultura dei minatori del Sulcis. Questo non vuol dire che condivida le prospettive economiche dei combustibili fossili. Lo fa anche l’Europa – spiega Realacci – che quando fa un investimento sulla transizione energetica non lo fa per questioni di buon cuore ma perché il cambiamento climatico è un problema reale». E nel futuro green non c’è spazio per il carbone: «I combustibili fossili sono il passato – continua Realacci – su cui nel corso degli anni sono state investite risorse ingenti che non hanno prodotto benefici, nemmeno per i lavoratori. Probabilmente se si fosse pensato prima allo sviluppo delle fonti rinnovabili ora la situazione sarebbe diversa». Oggi, però, le carte in tavola sembrano cambiate all’improvviso. E se il film della transizione verde presentato dal ministro Cingolani piace a Realacci, il cast lo convince completamente: «Enel è il più grande produttore di energie rinnovabili del mondo ed è anche la più grande azienda elettrica privata. Per quanto ho letto sulla Nuova Sardegna, l’isola è stata inserita in un quadro complessivo di rinnovamento delle fonti energetiche che la farebbe diventare un riferimento ambientale ed economico per tutto il mondo. Fatta eccezione per l’arcipelago delle Hawaii e per le Baleari, due situazioni che non possono essere paragonate per via delle dimensioni differenti, non esistono altri disegni di questo tipo. La Sardegna potrebbe essere la prima regione ad investire concretamente sul futuro». Eppure, proprio nell’isola i dubbi si sprecano. Un po’ per l’improvvisata di Cingolani ma soprattutto per il totale accantonamento del piano di transizione energetica che avrebbe condotto comunque allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, passando prima per l’uso diffuso del metano: «L’energia a metano non costa meno delle rinnovabili. Sulla questione hanno sono scivolati in tanti, da Marchionne a Trump, che avevano scommesso contro le fonti rinnovabili per poi cambiare idea in corso d’opera, perlomeno Marchionne. La verità è che le fonti rinnovabili vi renderanno più competitivi, soprattutto se associate ad altre tessere dello sviluppo come la chimica verde. Poi non capisco – conclude Realacci – perché si dovrebbe investire su un’infrastruttura che entro 20 anni dovrebbe essere smantellata. Come i dubbi sul Thyrrenian link, che dovrebbe servire a mettere in sicurezza la rete nazionale non a “rubare” l’energia pulita della Sardegna. Ad ogni modo, prima di entrare nei dettagli mi aspetto una grande campagna di ascolto da parte del ministero che coinvolga imprese, sindacati, agricoltori e tutti i sardi in generale in modo che tutti i dubbi vengano chiariti e che la Sardegna possa finalmente diventare la capofila di una nuova economia». (c.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
