La Regione: no a imposizioni servono scelte condivise
di Roberto Petretto
L’assessora all’Industria Pili: «Disponibili a nuove strategie se è utile ai sardi»
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SASSARI. Quel piano di comunicazione che l’Enel progetta di mettere in campo per convincere enti locali e cittadini sulla bontà della scelta del “tutto elettrico” per la Sardegna, dovrà essere ben strutturato ed estremamente efficace. Perché il cammino di persuasione non sarà facile e dovrà forse riguardare almeno una parte della Regione. Le interviste al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e all’Ad e direttore generale di Enel, Francesco Starace, hanno scosso il mondo politico, imprenditoriale e sindacale della Sardegna. Ieri anche la Regione è intervenuta con una nota dell’assessora regionale all’Industria, Anita Pili. Non sui contenuti delle dichiarazioni del ministro e del dirigente Enel, ma per “marcare” il territorio: «Il Governo rimetta nelle mani della presidenza della Regione il coordinamento di un tavolo nazionale che eventualmente aggiorni gli accordi nazionali in tema di energia in un’ottica di condivisione delle scelte e non di imposizione», dichiara nella nota l’assessora Pili.
La Regione pretende di essere «parte attiva nel processo decisionale che porterà alla nuova strategia energetica nazionale, determinante nello sviluppo futuro dell’Isola. Chi conosce le priorità della Sardegna non può essere escluso né, in questa delicata fase di transizione, può correre il rischio di rimanere in disparte».
Anita Pili non ha mai fatto mistero, durante questi anni alla guida dell’assessorato, di sostenere il progetto per un’infrastruttura importante e diffusa al servizio della distribuzione del gas metano nell’isola. Ora le parole del ministro e, soprattutto, dell’Ad di Enel, sembrano cancellare quei progetti con un colpo di spugna: «Da quando si è insediato il nuovo Governo nazionale - ricorda l’assessora Pili - più volte è stata rappresentata la politica energetica sarda, declinata dalla Regione nei documenti formali trasmessi al Ministero e nelle interlocuzioni ufficiali».
Non c’è una chiusura pregiudiziale alla nuova politica del Governo e di Enel: «Non si è mai esclusa la possibilità che la strategia potesse cambiare se nuove decisioni in tal senso fossero vantaggiose per le comunità sarda, ma la Regione ha il diritto di essere coinvolta - ammonisce Anita Pili -. Non si può pensare di escludere chi quel territorio e quella comunità la amministra a tutti i livelli e chi, soprattutto, la vive ogni giorno».
C’è una diffusa sensazione: si sta attraversando un momento cruciale per il futuro energetico dell’isola e quindi c’è grande attenzione verso le decisioni del governo. Anche da parte di forze politiche che fanno parte della maggioranza. Critico verso le dichiarazioni del ministro il consigliere regionale del Pd, Piero Comandini: «Il ministro Cingolani - attacca Comandini - ha presentato il nuovo progetto energetico che serve all'Italia per chiudere la rete elettrica nazionale, con la realizzazione di campi fotovoltaici e eolici in Sardegna, per soddisfare il bisogno di energie green del paese da trasportare oltre il tirreno con il Tyrrhenian Link».
L’esponente del Pd invita il governo regionale «a difendere la nostra autonomia in materia energetica in tutti i tavoli nazionali buttando a mare i nuovi dinosauri» e aggiunge: «La nostra isola ha già raggiunto e superato gli obiettivi europei di produzione di energia da fonti alternative, tanto da trasferire il surplus nella rete nazionale».
Non si può mandare per Aria, secondo l’esponente del Pd, quanto fatto finora per la metanizzazione: «In Sardegna abbiamo bisogno di completare il piano di gassificazione nei nostri territori, al fine che le imprese dell'agroalimentare, e le Piccole e medie imprese abbiano l' energia termica per abbassare i costi energetici, e possano essere più competitive sui mercati. La politica energetica dei Sardi non può essere decisa con Decreti Ministeriali senza coinvolgere le forze sociali e istituzionali dell' isola».
La Regione pretende di essere «parte attiva nel processo decisionale che porterà alla nuova strategia energetica nazionale, determinante nello sviluppo futuro dell’Isola. Chi conosce le priorità della Sardegna non può essere escluso né, in questa delicata fase di transizione, può correre il rischio di rimanere in disparte».
Anita Pili non ha mai fatto mistero, durante questi anni alla guida dell’assessorato, di sostenere il progetto per un’infrastruttura importante e diffusa al servizio della distribuzione del gas metano nell’isola. Ora le parole del ministro e, soprattutto, dell’Ad di Enel, sembrano cancellare quei progetti con un colpo di spugna: «Da quando si è insediato il nuovo Governo nazionale - ricorda l’assessora Pili - più volte è stata rappresentata la politica energetica sarda, declinata dalla Regione nei documenti formali trasmessi al Ministero e nelle interlocuzioni ufficiali».
Non c’è una chiusura pregiudiziale alla nuova politica del Governo e di Enel: «Non si è mai esclusa la possibilità che la strategia potesse cambiare se nuove decisioni in tal senso fossero vantaggiose per le comunità sarda, ma la Regione ha il diritto di essere coinvolta - ammonisce Anita Pili -. Non si può pensare di escludere chi quel territorio e quella comunità la amministra a tutti i livelli e chi, soprattutto, la vive ogni giorno».
C’è una diffusa sensazione: si sta attraversando un momento cruciale per il futuro energetico dell’isola e quindi c’è grande attenzione verso le decisioni del governo. Anche da parte di forze politiche che fanno parte della maggioranza. Critico verso le dichiarazioni del ministro il consigliere regionale del Pd, Piero Comandini: «Il ministro Cingolani - attacca Comandini - ha presentato il nuovo progetto energetico che serve all'Italia per chiudere la rete elettrica nazionale, con la realizzazione di campi fotovoltaici e eolici in Sardegna, per soddisfare il bisogno di energie green del paese da trasportare oltre il tirreno con il Tyrrhenian Link».
L’esponente del Pd invita il governo regionale «a difendere la nostra autonomia in materia energetica in tutti i tavoli nazionali buttando a mare i nuovi dinosauri» e aggiunge: «La nostra isola ha già raggiunto e superato gli obiettivi europei di produzione di energia da fonti alternative, tanto da trasferire il surplus nella rete nazionale».
Non si può mandare per Aria, secondo l’esponente del Pd, quanto fatto finora per la metanizzazione: «In Sardegna abbiamo bisogno di completare il piano di gassificazione nei nostri territori, al fine che le imprese dell'agroalimentare, e le Piccole e medie imprese abbiano l' energia termica per abbassare i costi energetici, e possano essere più competitive sui mercati. La politica energetica dei Sardi non può essere decisa con Decreti Ministeriali senza coinvolgere le forze sociali e istituzionali dell' isola».
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