La Nuova Sardegna

Con varianti e vacanze il virus riprende a crescere

di Roberto Petretto
Con varianti e vacanze il virus riprende a crescere

Ieri altri 52 casi (indice al 3 per cento), due ricoveri in più e nessun nuovo decesso Nel mese di luglio del 2020 il dato peggiore in un giorno fu di 7 positivi

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SASSARI. Altri 52 casi in Sardegna: va bene non preoccuparsi, va bene non generare allarmismo, ma è indubbio che l’effetto combinato di variante delta-movimenti turistici stia cominciando a produrre effetti sull’andamento della pandemia.

I casi rilevati ieri dall’unità di crisi regionale sono poi legati a un numero abbastanza esiguo di test: appena 1.775. Il che significa che il rapporto tra casi e tamponi è schizzato a 3 per cento.

Il confronto. Nel mese di luglio dello scorso anno, senza vaccini, il dato peggiore fu di 7 contagi in un giorno. Quest’anno, con i vaccini in campo, siamo a livelli di circa 230 contagi nell’ultima settimana. E al momento nulla fa pensare che questo trend possa invertirsi. Sono numeri indiscutibili e che giustificano i ripetuti inviti alla prudenza che arrivano dalle autorità sanitarie e dalle istituzioni.

Gli ospedali. Poi c’è l’altra faccia della medaglia e anche qui si tratta di numeri difficilmente contestabili: di fronte a un aumento dei casi non si registra un proporzionale aumento di contagi (soprattutto in forma grave) e di decessi: i ricoveri ospedalieri in Sardegna hanno raggiunti ieri quota 38, con un aumento di 2 rispetto al giorno precedente. In terapia intensiva c’è sempre un unico paziente. Attualmente in Sardegna sono 2.403 le persone in isolamento domiciliare e 53.595 (+8) i guariti. Quindi non c’è una particolare pressione sulle strutture sanitarie a causa del Covid, fatta eccezione per l’apparato che deve provvedere ai test e al tracciamento.

Allarme mondiale. In tutto il mondo però cresce l’allarme per un’epidemia che riprende forza. In Italia la direzione generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute ha invitato, con una nota, tutti gli assessorati regionali alla Sanità a continuare a monitorare con attenzione la circolazione delle varianti del virus, a rafforzare le attività di tracciamento e «ad applicare tempestivamente e scrupolosamente sia le previste misure di contenimento della trasmissione che le misure di isolamento e quarantena in caso di variante delta sospetta o confermata».

La priorità nel sequenziamento deve essere data ai campioni «provenienti da soggetti vaccinati che successivamente si infettano nonostante lo sviluppo di una risposta immunitaria al vaccino; da soggetti in contesti ad alto rischio; da casi di reinfezione; da soggetti provenienti da paesi con alta incidenza di varianti; in caso di aumento dell’incidenza o cambiamento di trasmissibilità o virulenza dell’infezione in un’area».

Tutti principi che fanno capire come la campagna vaccinale potrebbe non bastare ad arginare la diffusione del virus nelle sue nuove varianti. Ed ecco perché il ministero raccomanda di «garantire strategie vaccinali che tengano conto della possibile minore protezione contro le infezioni da variante delta dopo una sola dose di vaccino e della necessità di effettuare una vaccinazione completa contro il Covid 19 il prima possibile negli individui a rischio di grave infezione».

La battaglia contro il Covid continua e serve il contributo di tutti.

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