La Nuova Sardegna

Il mondo scolastico boccia la Dad

di Salvatore Santoni
Il mondo scolastico boccia la Dad

I punti deboli delle lezioni online in uno studio di Fondazione Agnelli, Crenos e università di Cagliari

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SASSARI. La pandemia non ha comportato alcun significativo cambiamento di metodo e organizzazione. E la didattica a distanza è stata soltanto una brutta copia delle lezioni in classe. Con la differenza che gli studenti hanno fanno fatica a interagire in remoto con docenti e compagni.

È questa la fotografia poco incoraggiante scattata dalla Fondazione Agnelli, insieme all’università di Cagliari e al Crenos, in un recente report sull’anno scolastico appena concluso. Una prima sintesi dei risultati della ricerca è stata fornita da Andrea Gavosto, il direttore della fondazione: «Quasi tutte le scuole superiori italiane – spiega – hanno riproposto online e in sincrono la tradizionale didattica basata su lezione frontale, compiti a casa e verifiche, senza un ripensamento dei tempi, delle attività e degli strumenti, che tenesse conto della differenza di fare scuola in classe o a distanza. E senza un vero sforzo di sperimentare strategie per valorizzare di più autonomia e protagonismo dei ragazzi». La ricerca ha messo insieme il punto di vista di studenti, docenti e dirigenti, ed è stata realizzata insieme al centro studi Crenos e al dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell’ateneo cagliaritano. La rilevazione ha riguardato un campione rappresentativo di 123 scuole secondarie di secondo grado, statali e paritarie, in tutta Italia. In ogni istituto sono stati proposti questionari a studenti (del terzo e quinto anno), docenti e dirigenti scolastici, raccogliendo complessivamente le risposte di 105 dirigenti scolastici, 3.905 docenti, 11.154 studenti.

Degna di nota è la dissonanza fra docenti e dirigenti scolastici a proposito delle competenze in possesso dei primi per svolgere le attività di didattica a distanza. «L’indagine rivela che – sottolinea Adriana Di Liberto, ricercatrice Crenos e docente all’università di Cagliari – la formazione dei docenti è stata svolta soprattutto per migliorare le competenze nell’uso delle piattaforme informatiche, ma molto meno per sviluppare competenze relative alle metodologie didattiche e di valutazione specifiche per un contesto Dad».

Il 91% degli studenti dichiara di avere trascorso tra le 5 e le 6 ore al giorno collegato in video per attività in sincrono, dato confermato da un’analoga percentuale di dirigenti scolastici, secondo i quali il monte ore non è cambiato o ha visto eventualmente una riduzione proporzionale in tutte le materie.

Se il quadro orario non è cambiato, lo stesso può dirsi per l’impianto didattico tradizionale, che è stato riproposto in Dad. Per 9 studenti su 10, lezioni in video, verifiche e compiti a casa sono state le uniche attività proposte da tutti i docenti, senza particolare differenza tra le materie. Se 1 studente su 4 ha trovato più agevole interagire con i docenti in Dad che in presenza, il resto degli studenti ritiene che comunicazioni e interazioni siano peggiorate. La maggior parte degli studenti denuncia un maggiore senso di affaticamento (65%) dopo una giornata di scuola in Dad e una maggiore difficoltà a mantenere l’attenzione (73%). Anche in questo caso, i docenti confermano le opinioni degli studenti.



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