Si può restare in zona bianca con nuovi criteri di calcolo
Dossier delle Regioni al Governo: la disponibilità del viceministro Sileri
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CAGLIARI. I leoni da tastiera una sentenza l’hanno fatta circolare: «Da lunedì la Sardegna ritornerà in zona gialla», per poi incollarci sopra anche il logo ufficiale della Regione. È solo una fake news. Solo oggi, nel primo pomeriggio, si saprà se la mappa sarà ancora bianca, oppure cambierà colore, virando verso il giallo. Dipenderà tutto dall’Istituto superiore della sanità e soprattutto dalla relazione che sarà consegnata al ministro della salute. È comunque innegabile: il rischio retrocessione esiste.
L’escalation. Nei primi dieci giorni di luglio, il Covid ha ripreso a correre e sempre per colpa della variante Delta. La Sardegna è passata dai pochi positivi di fine giugno, una decina, agli oltre 100-130 degli ultimi giorni. L’escalation è tutta in questi numeri. Ma nonostante questo evidente e preoccupante picco, la Sardegna potrebbe comunque uscire indenne dalla nuova pagella dell’Istituto superiore di sanità e quindi rimanere ancora in zona bianca.
La revisione. I motivi che fanno ben sperare sono due. In queste ore, dopo diversi confronti con il Governo, le Regioni hanno sollecitato la revisione dei parametri alla base del cambio di colore. Secondo i governatori, vaccinazioni e ricoveri dovrebbero contare di più rispetto ai contagi. «Chiudere un territorio perché magari a un numero di casi in più rispetto al giorno prima ma gli ospedali vuoti sarebbe controproducente», è il messaggio partito dalla commissione salute della Conferenza delle Regione. Ventiquattr’ore fa ha inviato un dossier al ministero e la risposta potrebbe arrivare presto, ma non prima di martedì. Il secondo motivo, invece, è all’interno dei questa proposta: censire i casi positivi non più solo sulla popolazione residente, intesa come base di calcolo, ma conteggiare anche i turisti. A lanciare la proposta è stato il deputato Ugo Cappellacci, Forza Italia, e non è passata inosservata fra gli esperti della Cabina di regia.
L’apertura. In attesa di conoscere oggi il report settimanale dell’Istituto superiore, dal Governo c’è stata un’apertura, seppure ancora molto timida, su entrambe le richieste. Per quanto riguarda i parametri, come sostiene da tempo anche l’assessore alla sanità Mario Nieddu, «l’incidenza del contagio non può continuare a essere una sorta di asso pigliatutto». Ora bastano poco più di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti per essere ricacciati in zona gialla. «Non può essere così», ha ribadito il viceministro Paolo Sileri, sposando in gran parte la proposta delle Regioni. In particolare, nella nuova griglia dei parametri «oltre al numero di vaccini e a quante persone sono ricoverate – ha aggiunto – bisognerebbe tener conto soprattutto dei tamponi effettuati giorno dopo giorno, perché vorrebbe dire tener conto della capacità delle Regioni di prevenire la diffusione del virus». Se passasse questa ipotesi, la Sardegna, almeno stando alla Regione, dovrebbe essere messa bene. La campagna di screening continua a essere una delle priorità per l’Ats-Ares, che ha distribuito migliaia di kit soprattutto nei Comuni costieri. A proposito di turisti gli esperti del ministero starebbero esaminando con molta attenzione l’ipotesi di ricalcolare il rapporto «nuovi casi ogni 100mila abitanti» anche in base agli arrivi e ai soggiorni per più giorni nei luoghi di villeggiatura. «Non è pensabile – scrive il deputato Ugo Cappellacci – che i contagi importati siano in carico solo alla Regione di destinazione. Bisogna cambiare i parametri: d’estate la Sardegna triplica la popolazione e quindi l’incidenza non può essere più calcolata solo sui residenti. Se invece continuasse a essere utilizzato il vecchio parametro, la Sardegna sarebbe penalizzata». L’assessore Nieddu ha confermato di aver presentato una proposta analoga alla Conferenza delle Regioni. «Lo ripeto da tempo – le sue parole – i parametri vanno cambiati». Stando alle indiscrezioni rimbalzate da Roma, è possibile che l’Istituto superiore faccia sapere come la pensa sul caso turisti entro metà settimana. Nel frattempo, fake news a parte, lo stato d’allerta è salito, con la Sardegna già classificata territorio in cui il rischio non è più basso, ma moderato. È una preoccupazione in più, «ma non temo di passare in zona gialla», ha profetizzato l’assessore Nieddu. (ua )
L’escalation. Nei primi dieci giorni di luglio, il Covid ha ripreso a correre e sempre per colpa della variante Delta. La Sardegna è passata dai pochi positivi di fine giugno, una decina, agli oltre 100-130 degli ultimi giorni. L’escalation è tutta in questi numeri. Ma nonostante questo evidente e preoccupante picco, la Sardegna potrebbe comunque uscire indenne dalla nuova pagella dell’Istituto superiore di sanità e quindi rimanere ancora in zona bianca.
La revisione. I motivi che fanno ben sperare sono due. In queste ore, dopo diversi confronti con il Governo, le Regioni hanno sollecitato la revisione dei parametri alla base del cambio di colore. Secondo i governatori, vaccinazioni e ricoveri dovrebbero contare di più rispetto ai contagi. «Chiudere un territorio perché magari a un numero di casi in più rispetto al giorno prima ma gli ospedali vuoti sarebbe controproducente», è il messaggio partito dalla commissione salute della Conferenza delle Regione. Ventiquattr’ore fa ha inviato un dossier al ministero e la risposta potrebbe arrivare presto, ma non prima di martedì. Il secondo motivo, invece, è all’interno dei questa proposta: censire i casi positivi non più solo sulla popolazione residente, intesa come base di calcolo, ma conteggiare anche i turisti. A lanciare la proposta è stato il deputato Ugo Cappellacci, Forza Italia, e non è passata inosservata fra gli esperti della Cabina di regia.
L’apertura. In attesa di conoscere oggi il report settimanale dell’Istituto superiore, dal Governo c’è stata un’apertura, seppure ancora molto timida, su entrambe le richieste. Per quanto riguarda i parametri, come sostiene da tempo anche l’assessore alla sanità Mario Nieddu, «l’incidenza del contagio non può continuare a essere una sorta di asso pigliatutto». Ora bastano poco più di 50 casi settimanali ogni 100mila abitanti per essere ricacciati in zona gialla. «Non può essere così», ha ribadito il viceministro Paolo Sileri, sposando in gran parte la proposta delle Regioni. In particolare, nella nuova griglia dei parametri «oltre al numero di vaccini e a quante persone sono ricoverate – ha aggiunto – bisognerebbe tener conto soprattutto dei tamponi effettuati giorno dopo giorno, perché vorrebbe dire tener conto della capacità delle Regioni di prevenire la diffusione del virus». Se passasse questa ipotesi, la Sardegna, almeno stando alla Regione, dovrebbe essere messa bene. La campagna di screening continua a essere una delle priorità per l’Ats-Ares, che ha distribuito migliaia di kit soprattutto nei Comuni costieri. A proposito di turisti gli esperti del ministero starebbero esaminando con molta attenzione l’ipotesi di ricalcolare il rapporto «nuovi casi ogni 100mila abitanti» anche in base agli arrivi e ai soggiorni per più giorni nei luoghi di villeggiatura. «Non è pensabile – scrive il deputato Ugo Cappellacci – che i contagi importati siano in carico solo alla Regione di destinazione. Bisogna cambiare i parametri: d’estate la Sardegna triplica la popolazione e quindi l’incidenza non può essere più calcolata solo sui residenti. Se invece continuasse a essere utilizzato il vecchio parametro, la Sardegna sarebbe penalizzata». L’assessore Nieddu ha confermato di aver presentato una proposta analoga alla Conferenza delle Regioni. «Lo ripeto da tempo – le sue parole – i parametri vanno cambiati». Stando alle indiscrezioni rimbalzate da Roma, è possibile che l’Istituto superiore faccia sapere come la pensa sul caso turisti entro metà settimana. Nel frattempo, fake news a parte, lo stato d’allerta è salito, con la Sardegna già classificata territorio in cui il rischio non è più basso, ma moderato. È una preoccupazione in più, «ma non temo di passare in zona gialla», ha profetizzato l’assessore Nieddu. (ua )
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