La Nuova Sardegna

Il mare restituisce il corpo del sub disperso in grotta

di Giusy Ferreli
Il mare restituisce il corpo del sub disperso in grotta

Trovato dai vigili del fuoco: Paolo Sedda giaceva a 16 metri di profondità

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DORGALI. Il flebile filo di speranza si è spezzato quando i soccorritori lo hanno trovato senza vita, a 16 metri di profondità, a 120 dall’ingresso della grotta risorgiva di Cala Luna dove si era immerso giovedì mattina. Sono servite quattro immersioni degli speleo sub dei vigili del fuoco che, arrivati da ogni parte della Sardegna e dell’Italia, non hanno lasciato nulla di intentato sino al tragico epilogo di ieri pomeriggio. Le operazioni di ricerca in mare di Paolo Sedda, il sub 48enne di Gavoi disperso nella grotta sommersa, erano riprese alle prime luci dell’alba dopo l’interruzione della scorsa notte e si sono concluse alle 16.45, quando i sommozzatori hanno avvistato il corpo del poliziotto a 16 metri di profondità e lo hanno recuperato con un’operazione complessa. È stato un drammatico susseguirsi di ricerche frenetiche e disperate che hanno richiamato nella costa ogliastrina gli specialisti degli abissi. I sub sono arrivati persino da Napoli e Vicenza con la loro attrezzatura per immergersi in quell’angolo di paradiso diventato per un giorno e mezzo un inferno. Si sono aggrappati alla speranza, purtroppo vana, che l’esperto subacqueo, in servizio alla Squadra mobile della Questura di Nuoro con il grado di assistente capo, potesse aver trovato una cavità d’aria.

Ogni ora e per tutta la giornata, a partire dalle prime luci dell’alba, una coppia di speleo sub, appoggiati ai mezzi della Capitaneria di porto di Olbia che ha coordinato le ricerche e a due imbarcazioni del corpo, si è immersa vicino all’imbocco della grotta per poi inabissarsi nello stretto cunicolo in condizioni di visibilità alquanto ridotte. Ogni squadra, per un’ora, ha battuto il percorso della risorgente che fa parte del sistema carsico della Codula Illune e poi è risalita per dare il cambio ai colleghi. Sessanta minuti al massimo è durata ogni immersione mentre altri due sub, in superficie si sono tenuti pronti ad intervenire nel caso qualcosa, in acqua, fosse andato storto. Imponente lo spiegamento di uomini e mezzi in superficie. Le unità militari hanno continuato a presidiare la zona: la motovedetta Sar Cp 802 de la Caletta, il gommone 286 di base a Cala Gonone insieme a altre imbarcazioni delle forze dell’ordine. Nel tratto di mare interessato dalle ricerche un’ordinanza del comando della Capitaneria ha vietato la navigazione alle altre imbarcazioni al fine di non intralciare le operazioni. Sei, invece, i militari impiegati a terra: gli uomini della Capitaneria hanno sequestrato l’attrezzatura e iniziato a svolgere le attività d’indagine. Hanno sentito i compagni di immersione, a partire dall’istruttore del centro diving di Cala Gonone, Fabio Sagheddu, e dal turista che ha accompagnato Sedda in grotta. Le prime circostanze della drammatica vicenda sono state riferite al sostituto della Procura di Lanusei, Gualtiero Battisti che ha disposto l’autopsia. «Ancora non abbiamo gli elementi necessari per dire se vi siano responsabilità o se si sia trattato di una tragica fatalità» ha detto il magistrato che dovrà accertare la dinamica di una tragedia inattesa. «Dalle prime testimonianze – ha sottolineato Battisti – è emerso che i due sub, Sedda e il turista che era con lui, hanno deciso di tornare indietro quando si sono resi conto che la sagola ancorata alle pareti della grotta aveva ceduto. L’esame autoptico e le analisi dell’attrezzatura ci aiuteranno a capire se si sia trattato di un malore o se il sub abbia perso l’orientamento non trovando la via del ritorno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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