«Il golpe del 1964 è una fake news»
di Salvatore Santoni
Mario Segni ha presentato a Sassari il libro che sfida gli storici sul “piano Solo”
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SASSARI. Il libro, edito da Rubbettino, si intitola “Il colpo di Stato del 1964. La madre di tutte le fake news”. Lo ha presentato lunedì pomeriggio a Sassari lo stesso autore, Mario Segni, che per scriverlo ha impiegato tre anni di ricerche ma in realtà lo pensava da tempo. Cioè da quando suo padre Antonio, presidente della Repubblica dal maggio 1962, si era dimesso alla fine del 1964 a causa di una malattia e sulla sua figura si era nel frattempo allungata l’ombra del “piano Solo”, il presunto colpo di stato ordito dai vertici dei carabinieri e da suo padre Antonio che sarebbe servito per fare fuori i riformisti e far implodere il centrosinistra dell’epoca.
La prima domanda è perché questo libro è arrivato soltanto ora? È lo stesso autore a spiegarlo alla platea nel giardino dell’istituto tecnico Devilla. «Ho da poco letto un servizio di Alberto Angela sull’incendio di Roma – ha detto Mario Segni – dove emerge che non fu Nerone l’artefice. Questo mi rincuora, significa che la storia non è mai chiusa e passata, perché si scoprono cose diverse». «Le vicende 1964 hanno lasciato un solco profondo – ha aggiunto – devo dire che il dolore è stato pesante. La campagna mediatica di allora ha sempre imposto una certa interpretazione, tra l’altro contro la Democrazia cristiana che però è stata sempre riconfermata alle elezioni. L’opinione pubblica non è stata convinta da quello che leggeva».
Il lavoro sul libro è cominciato tre anni fa, quando Segni ha capito «con sorpresa e amarezza» che la interpretazione largamente prevalente della storia era ancora quella dello scoop dell’epoca dell’Espresso guidato da Eugenio Scalfaro. «Il libro è basato su alcuni documenti ritrovati – ha continuato Segni – ma in realtà non è che abbia pubblicato documenti completamenti diversi. Io ho riletto le carte».
«C’è una questione storica molto più ampia, che sovrasta tutta la vicenda non soltanto della crisi del 1964 ma tutto un lungo periodo che ha attraversato tutti gli anni 70 e anche oltre. È la questione del doppio Stato e del golpismo strisciante. La teoria che le responsabilità di una stagione di violenza sulla Dc. Io credo che si debba seguire l’invito del presidente Sergio Mattarella, che recentemente ha fatto lungo appello per arrivare in Italia a una storia condivisa. Entro certi limiti è un obiettivo che dovremmo porci tutti».
La prima domanda è perché questo libro è arrivato soltanto ora? È lo stesso autore a spiegarlo alla platea nel giardino dell’istituto tecnico Devilla. «Ho da poco letto un servizio di Alberto Angela sull’incendio di Roma – ha detto Mario Segni – dove emerge che non fu Nerone l’artefice. Questo mi rincuora, significa che la storia non è mai chiusa e passata, perché si scoprono cose diverse». «Le vicende 1964 hanno lasciato un solco profondo – ha aggiunto – devo dire che il dolore è stato pesante. La campagna mediatica di allora ha sempre imposto una certa interpretazione, tra l’altro contro la Democrazia cristiana che però è stata sempre riconfermata alle elezioni. L’opinione pubblica non è stata convinta da quello che leggeva».
Il lavoro sul libro è cominciato tre anni fa, quando Segni ha capito «con sorpresa e amarezza» che la interpretazione largamente prevalente della storia era ancora quella dello scoop dell’epoca dell’Espresso guidato da Eugenio Scalfaro. «Il libro è basato su alcuni documenti ritrovati – ha continuato Segni – ma in realtà non è che abbia pubblicato documenti completamenti diversi. Io ho riletto le carte».
«C’è una questione storica molto più ampia, che sovrasta tutta la vicenda non soltanto della crisi del 1964 ma tutto un lungo periodo che ha attraversato tutti gli anni 70 e anche oltre. È la questione del doppio Stato e del golpismo strisciante. La teoria che le responsabilità di una stagione di violenza sulla Dc. Io credo che si debba seguire l’invito del presidente Sergio Mattarella, che recentemente ha fatto lungo appello per arrivare in Italia a una storia condivisa. Entro certi limiti è un obiettivo che dovremmo porci tutti».
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