Scrittori, attori e vip: «Salviamo Punta Giglio»

Si allarga il fronte di chi chiede lo stop ai lavori nell’ex batteria a picco sul mare All’appello aderiscono anche Maraini, Veronesi, Pitzorno, Bergonzoni e Manconi

ALGHERO. Mobilitare i cittadini, non solo gli algheresi e i sardi. E fare in modo che uno degli angoli più suggestivi della baia di Porto Conte non venga trasformato «in un luogo banale», in virtù di «una falsa idea di “valorizzazione”, attraverso un progetto improponibile perché incompatibile già solo come idea, con le peculiarità del sito (non c’è un numero di posti letto e di coperti che possa definirsi “congruo” in un luogo come questo)».

Ci sono le firme degli scrittori Dacia Maraini, Sandro Veronesi e Bianca Pitzorno, del giornalista Vittorio Emiliani, dell’attore Alessandro Bergonzoni e del sociologo e scrittore Luigi Manconi, tra i primi nomi che accompagnano la petizione che ha come obiettivo il blocco del progetto di Punta Giglio.

«Un progetto, già approvato, di “restauro e rifunzionalizzazione” della vecchia caserma della batteria antinavale (costruita fra le due guerre sulla falesia), in corrispondenza dell’estremità del promontorio, è in via di realizzazione – si legge nel testo della petizione –. Progetto che prevede una struttura ricettiva a scopi turistici: 20 posti letto in 7 camere, fornite tutte di servizi, un ristorante di 80 coperti (di cui 50 all’interno e 30 nei dehors all’esterno, in aree libere da vegetazione ricavate abbattendo alberi, cespugli e siepi); e una piscina (“vasca ludica” o “vasca ricreativa”) da ottenere demolendo parzialmente la vecchia cisterna (collegata all’interessante sistema di captazione e raccolta delle acque meteoriche)». I firmatari del testo ricordano che le attività previste, secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), «rappresentano dei disturbi non mitigabili, con rischi soprattutto per le specie protette che nidificano nella falesia: Berta minore (P. yelkouan), Berta maggiore (C. diomedea), Falco pellegrino (F. peregrinus)».

Poi la valutazione che indica quella di Punta Giglio come vicenda emblematica del fatto che anche i siti di maggior pregio del nostro Bel Paese - come quelli compresi all’interno del Parco naturale regionale di Porto Conte – «possono correre il rischio di essere ridotti da paradisi naturali, ineguagliabili per bellezza, in luoghi qualunque, senza anima, destinati a pochi fruitori privilegiati».

A proposito di tutele, i firmatari della petizione ricordano con amarezza che non è stato sufficiente che Punta Giglio «fosse tutelato dal Piano regolatore generale comunale, da vincoli monumentali, dal Piano paesaggistico regionale, dalla legge istitutiva del Parco naturale regionale di Porto Conte, dalle Direttive comunitarie che hanno dato vita alla Rete Natura 2000 che hanno inserito il luogo fra i Siti di importanza comunitaria (Sic) e le Zone di protezione speciale (Zps) a tutela di habitat di specie botaniche e faunistiche». Una molteplice stratificazione di vincoli che «non è servita a salvare Punta Giglio da un progetto di trasformazione in chiave turistico ricettiva».

Dacia Maraini, Sandro Veronesi, Bianca Pitzorno, Vittorio Emiliani, Alessandro Bergonzoni e Luigi Manconi tracciano l’immagine di Punta Giglio, di un sito che doveva rimanere incontaminato, in cui era inammissibile anche il solo pensare di realizzare un albergo con ristorante e piscina, e che «oggi è trasformato in un luogo di polvere e rumore assordante, dove si scava, da settimane, sulla strada che conduce al limite della falesia, in mezzo al bosco di pini e alla macchia mediterranea: un percorso reso ormai irriconoscibile, con la conseguente alterazione morfologica dei luoghi e un serio pregiudizio dell’assetto idrogeologico».

La mobilitazione avviata a livello locale, quindi, fa un salto in avanti e si apre verso una dimensione senza confini: «Riteniamo ineludibile e urgente che si mobilitino i cittadini, come già stanno facendo i residenti di quel territorio, e che intervengano le autorità pubbliche in grado di impedire che questo scempio, impensabile fino a ieri, si compia».

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