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Poca chiarezza, il mercato legale è in tilt

Poca chiarezza, il mercato legale è in tilt

L’episodio accaduto ieri con il sequestro della canapa trasportata da un camion sulla 131dcn è l’ennesimo di una lunga serie e conferma il caos che avvolge un settore estremamente promettente per l’ec...

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L’episodio accaduto ieri con il sequestro della canapa trasportata da un camion sulla 131dcn è l’ennesimo di una lunga serie e conferma il caos che avvolge un settore estremamente promettente per l’economia dell’isola, ma che viene frenato dal moltiplicarsi dei guai giudiziari in cui rischia di incorrere chi ha deciso di investire su questo genere di coltivazione. Lasciando da parte i giudizi sul caso più recente (sarà la perizia a dare un primo responso sulla qualità del carico), più in generale in troppe occasioni imprenditori agricoli con tutte le carte in regola e muniti della volontà di collaborare con le autorità vista la situazione delicata, si sono visti piombare in azienda le forze dell’ordine per dei controlli e sequestrare la merce (a volte trattenuta per i controlli si è deteriorata, con danni per le imprese). Così il settore muore prima di decollare. Le incertezze sono causate da una legge, la 242/2016, che dichiara lecita e promuove la coltivazione della canapa e anche delle infiorescenze (come specificato anche con una circolare del ministero delle politiche agricole) ma che andrebbe depurata da alcune zone grigie. Tanto che nel luglio 2019 un pronunciamento della Corte Suprema di Cassazione ha sentenziato in maniera opposta o quantomeno rimandando alla determinazione dell’efficacia drogante il parametro di giudizio. Poi le interpretazioni asimmetriche delle Procure, tra cui quella di Cagliari: per la quale di fatto la stessa coltura è considerata legale se la destinazione produttiva è la fibra o la biomassa, illegale se si raccolgono solo le foglie o infiorescenze separatamente dal resto della pianta. Questa distinzione, definibile solo all’atto della raccolta, appare decisamente poco praticabile in termini pratici nelle fasi successive e può portare all’accusa di detenzione di stupefacenti. L’obiettivo di tutelare la sicurezza e la legalità della filiera canapicola da chi vorrebbe approfittare della situazione viene così vanificato, perché il rischio è che a essere favoriti siano proprio i disonesti, mentre il mercato legale è bloccato. (a.palmas)

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