Un milione di vaccinati ma mancano 300 sanitari
L’età media dei contagiati è passata da 47 a 33 anni e continua ad abbassarsi
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SASSARI. La campagna vaccinale prosegue a buon ritmo, anche se rimangono alcuni punti deboli. Non tanto numerici quanto strategici. È il caso, ad esempio, di 300 operatori sanitari che ancora non si sono sottoposti alla somministrazione delle dosi previste. Non un numero enorme in grado di spostare l’equilibrio della campagna, ma un nucleo non trascurabile in un settore strategico. Oggi scade il termine ultimo e perentorio fissato dall’Ats ai circa 300 operatori sanitari riluttanti: «Se venerdì non ci saranno riscontri alle nostre richieste - dice il commissario dell’Ats-Ares, Massimo Temussi -, partiranno i provvedimenti del caso».
C’è poi una parte, maggioritaria, della Sardegna, che non ha dubbi sulla necessità e sull’utilità di vaccinarsi. L’isola è ormai vicinissima al milione di vaccinati, almeno con la prima dose. Il 46 per cento ha completato il programma, mentre il primo step dell'immunità di gregge al 60 per cento potrebbe essere toccato ai primi di agosto. Bisognerà attendere invece la seconda metà di settembre per arrivare all'80% di sardi con il ciclo vaccinale completo. Le stime variano di giorno in giorno e di settimana in settimana e dipendono molto anche dalle forniture delle dosi alle singole regioni. Nel frattempo nelle ultime 24 ore nell’Isola sono state 16.137 le somministrazioni effettuate, di cui 12.399 richiami e 3.738 prime dosi che portano il totale complessivo delle inoculazioni a quota 1.673.335, ossia il 93% delle 1.799.922 dosi consegnate. Attualmente sono 956.350 i sardi che hanno avuto almeno la prima dose, mentre quelli con i richiami sono 702.310, su circa 1,6 milioni di abitanti.
La campagna vaccinale serve a contrastare una pandemia che ha cambiato faccia e che impone alle autorità sanitarie un cambio di strategia e un adattamento delle strutture sul territorio. Per questo l'Ats Sardegna riorganizza i servizi e gli assetti per combattere la battaglia contro il Covid 19 alla luce dei nuovi dati che vedono una crescita dei casi, come nel resto d'Italia, ma una bassa ospedalizzazione dei positivi.
«La situazione nei reparti è sotto controlli e il numero dei ricoveri è più basso di quello reale per due motivi principali: il primo è che si è abbassata l'età media dei pazienti con sintomi che sono lievi, che è passata da 46 a 33,7 anni ed è in continua discesa - spiega il commissario straordinario Ares-Ats Massimo Temussi -. La seconda ragione è che questi pazienti giovani restano in ospedale per un periodo breve e poi vengono rimandati a casa per seguire la terapia farmacologica. Per questo abbiamo aumentato i posti di osservazione breve che diventano 25 e sono stati dimessi 14 ricoverati».
Temussi infine annuncia che nei prossimi giorni ci sarà un'ispezione di una delegazione della struttura commissariale che sarà nell'Isola per verificare gli investimenti fatti con il Dm 34 e per discutere della possibilità di farne altri nei presidi ospedalieri.
C’è poi una parte, maggioritaria, della Sardegna, che non ha dubbi sulla necessità e sull’utilità di vaccinarsi. L’isola è ormai vicinissima al milione di vaccinati, almeno con la prima dose. Il 46 per cento ha completato il programma, mentre il primo step dell'immunità di gregge al 60 per cento potrebbe essere toccato ai primi di agosto. Bisognerà attendere invece la seconda metà di settembre per arrivare all'80% di sardi con il ciclo vaccinale completo. Le stime variano di giorno in giorno e di settimana in settimana e dipendono molto anche dalle forniture delle dosi alle singole regioni. Nel frattempo nelle ultime 24 ore nell’Isola sono state 16.137 le somministrazioni effettuate, di cui 12.399 richiami e 3.738 prime dosi che portano il totale complessivo delle inoculazioni a quota 1.673.335, ossia il 93% delle 1.799.922 dosi consegnate. Attualmente sono 956.350 i sardi che hanno avuto almeno la prima dose, mentre quelli con i richiami sono 702.310, su circa 1,6 milioni di abitanti.
La campagna vaccinale serve a contrastare una pandemia che ha cambiato faccia e che impone alle autorità sanitarie un cambio di strategia e un adattamento delle strutture sul territorio. Per questo l'Ats Sardegna riorganizza i servizi e gli assetti per combattere la battaglia contro il Covid 19 alla luce dei nuovi dati che vedono una crescita dei casi, come nel resto d'Italia, ma una bassa ospedalizzazione dei positivi.
«La situazione nei reparti è sotto controlli e il numero dei ricoveri è più basso di quello reale per due motivi principali: il primo è che si è abbassata l'età media dei pazienti con sintomi che sono lievi, che è passata da 46 a 33,7 anni ed è in continua discesa - spiega il commissario straordinario Ares-Ats Massimo Temussi -. La seconda ragione è che questi pazienti giovani restano in ospedale per un periodo breve e poi vengono rimandati a casa per seguire la terapia farmacologica. Per questo abbiamo aumentato i posti di osservazione breve che diventano 25 e sono stati dimessi 14 ricoverati».
Temussi infine annuncia che nei prossimi giorni ci sarà un'ispezione di una delegazione della struttura commissariale che sarà nell'Isola per verificare gli investimenti fatti con il Dm 34 e per discutere della possibilità di farne altri nei presidi ospedalieri.
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