«I prof non vaccinati rischiano il posto»
di Silvia Sanna
L’assessore all’Istruzione Biancareddu è favorevole alla linea dura «Lezioni a distanza solo per chi non si immunizza per ragioni sanitarie»
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SASSARI. Chi non è vaccinato contro il Covid rischia di non prendere parte alle lezioni in aula: la regola varrà per tutti, docenti e alunni, a partire dal 14 settembre, primo giorno di scuola.Ma mentre ai ragazzi sarà comunque garantito il diritto all’istruzione, i prof che senza un valido motivo non si vaccineranno potrebbero perdere il lavoro alla pari del personale non docente che opera all’interno degli istituti: tutti a casa, senza stipendio o con compenso ridotto. L’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu sposa la linea dura nei confronti dei no vax: «Dobbiamo proteggere la collettività ricordandoci quanto dolore il Covid ha causato sinora e tenendo presente che il virus non è ancora sconfitto: le varianti sono estremamente pericolose, per contrastarle occorre che il numero più alto possibile di persone si vaccini. In particolare chi ricopre un ruolo delicato come i medici e gli insegnanti che stanno a contatto con i nostri figli. Ringrazio chi sinora l’ha fatto e mi rivolgo a chi invece fa resistenza: non esiste una alternativa al vaccino, è l’unica arma che abbiamo, dunque usatela». E anche in fretta, considerato che le percentuali di vaccinati nell’isola sono ancora basse: all’appello manca circa il 30% del personale della scuola e poco più dell’1% dei 12-19enni è immunizzato mentre il 14% è in attesa della seconda dose.
L’appello. Il pensiero di Biancareddu è in linea con quello del governo nazionale che punta a convincere gli scettici entro il 20 agosto: se la missione, accompagnata da una forte campagna di sensibilizzazione, non dovesse dare i risultati sperati, il ministero della Salute è pronto a valutare la possibilità di rendere il vaccino per il personale docente e non docente obbligatorio. «Io preferisco non parlare di obblighi ma di opportunità – dice Biancareddu –: chi si vaccinerà potrà vivere la scuola nella maniera migliore possibile come in epoca pre Covid. Chi non lo farà dovrà accettare delle forti limitazioni. Ovviamente con i doverosi distinguo legati alle motivazioni della mancata vaccinazione. Siamo ancora in tempo per affrontare il prossimo anno scolastico in maniera serena dopo gli ultimi due segnati dalla Dad e dalle quarantene».
Prof dentro e fuori. Tra i prof non vaccinati ci sono quelli convinti che l’inoculazione possa provocare reazioni gravi, spesso fatali, e i negazionisti sicuri che la pandemia Covid sia una grande invenzione. «Queste persone a mio giudizio non devono essere giustificate: per questo ritengo giusto che non possano continuare a insegnare, né in presenza né a distanza – dice Biancareddu – chi non fa il vaccino rischia di perdere il lavoro e restare senza stipendio». Diverso il discorso per chi invece ha motivazioni valide di tipo sanitario legate a determinate patologie nei confronti delle quali il vaccino avrebbe controindicazioni: «In questo caso l’approccio è ovviamente differente, invito chi si trova in questa situazione a certificarlo così da individuare la soluzione migliore nell’interesse di tutti – aggiunge l’assessore –: chi non può fare il vaccino non perderà il lavoro ma sarà chiamato a farlo da casa attraverso la Dad, non entrando in contatto diretto con studenti e colleghi».
Studenti in aula o a distanza. Tutti gli studenti, vaccinati e non, continueranno ad avere accesso alle lezioni ma le modalità saranno diverse. «Parliamo dei ragazzi di età superiore ai 12 anni, che frequentano le Medie o le Superiori. Chi si è sottoposto alla vaccinazione andrà in aula, gli altri staranno a casa e seguiranno a distanza. Di nuovo in Dad, sino a quando non si vaccineranno – dice Biancareddu – ma non ci sono alternative. Dobbiamo proteggere gli altri, che hanno compiuto un gesto di valore sanitario e civico e hanno conquistato il diritto a non essere penalizzati e a vivere pienamente la scuola e la socialità. Nessun ragazzo sarà tagliato fuori, l’istruzione sarà garantita anche se dietro il rifiuto al vaccino non ci sono motivazioni sanitarie legittime e rispettabili ma soltanto le teorie sostenute dai genitori no vax. È chiaro che l’esempio conta moltissimo, i più giovani hanno fiducia nella famiglia e si adeguano alle decisioni. Per questo dobbiamo imparare a parlare ai ragazzi – aggiunge Biancareddu – istruendoli e motivandoli sulla importanza ed efficacia della vaccinazione. Serve un appello corale da parte delle istituzioni, i più giovani devono percepire lo sforzo che si sta facendo per uscire da questa situazione terribile che sta condizionando la nostra vita da molti mesi. Tutti, giovani e adulti, dovremmo ricordarci di chi durante il lockdown ha smesso di lavorare e di sostenere la sua famiglia, dovremmo pensare alle bare di Bergamo e alle tante famiglie devastate dal dolore anche in Sardegna. Chi dice che il vaccino non serve ha la memoria corta oppure non ha paura di perdere la libertà un’altra volta, e questa sarebbe una sconfitta per tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’appello. Il pensiero di Biancareddu è in linea con quello del governo nazionale che punta a convincere gli scettici entro il 20 agosto: se la missione, accompagnata da una forte campagna di sensibilizzazione, non dovesse dare i risultati sperati, il ministero della Salute è pronto a valutare la possibilità di rendere il vaccino per il personale docente e non docente obbligatorio. «Io preferisco non parlare di obblighi ma di opportunità – dice Biancareddu –: chi si vaccinerà potrà vivere la scuola nella maniera migliore possibile come in epoca pre Covid. Chi non lo farà dovrà accettare delle forti limitazioni. Ovviamente con i doverosi distinguo legati alle motivazioni della mancata vaccinazione. Siamo ancora in tempo per affrontare il prossimo anno scolastico in maniera serena dopo gli ultimi due segnati dalla Dad e dalle quarantene».
Prof dentro e fuori. Tra i prof non vaccinati ci sono quelli convinti che l’inoculazione possa provocare reazioni gravi, spesso fatali, e i negazionisti sicuri che la pandemia Covid sia una grande invenzione. «Queste persone a mio giudizio non devono essere giustificate: per questo ritengo giusto che non possano continuare a insegnare, né in presenza né a distanza – dice Biancareddu – chi non fa il vaccino rischia di perdere il lavoro e restare senza stipendio». Diverso il discorso per chi invece ha motivazioni valide di tipo sanitario legate a determinate patologie nei confronti delle quali il vaccino avrebbe controindicazioni: «In questo caso l’approccio è ovviamente differente, invito chi si trova in questa situazione a certificarlo così da individuare la soluzione migliore nell’interesse di tutti – aggiunge l’assessore –: chi non può fare il vaccino non perderà il lavoro ma sarà chiamato a farlo da casa attraverso la Dad, non entrando in contatto diretto con studenti e colleghi».
Studenti in aula o a distanza. Tutti gli studenti, vaccinati e non, continueranno ad avere accesso alle lezioni ma le modalità saranno diverse. «Parliamo dei ragazzi di età superiore ai 12 anni, che frequentano le Medie o le Superiori. Chi si è sottoposto alla vaccinazione andrà in aula, gli altri staranno a casa e seguiranno a distanza. Di nuovo in Dad, sino a quando non si vaccineranno – dice Biancareddu – ma non ci sono alternative. Dobbiamo proteggere gli altri, che hanno compiuto un gesto di valore sanitario e civico e hanno conquistato il diritto a non essere penalizzati e a vivere pienamente la scuola e la socialità. Nessun ragazzo sarà tagliato fuori, l’istruzione sarà garantita anche se dietro il rifiuto al vaccino non ci sono motivazioni sanitarie legittime e rispettabili ma soltanto le teorie sostenute dai genitori no vax. È chiaro che l’esempio conta moltissimo, i più giovani hanno fiducia nella famiglia e si adeguano alle decisioni. Per questo dobbiamo imparare a parlare ai ragazzi – aggiunge Biancareddu – istruendoli e motivandoli sulla importanza ed efficacia della vaccinazione. Serve un appello corale da parte delle istituzioni, i più giovani devono percepire lo sforzo che si sta facendo per uscire da questa situazione terribile che sta condizionando la nostra vita da molti mesi. Tutti, giovani e adulti, dovremmo ricordarci di chi durante il lockdown ha smesso di lavorare e di sostenere la sua famiglia, dovremmo pensare alle bare di Bergamo e alle tante famiglie devastate dal dolore anche in Sardegna. Chi dice che il vaccino non serve ha la memoria corta oppure non ha paura di perdere la libertà un’altra volta, e questa sarebbe una sconfitta per tutti».
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