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Covid, discoteche chiuse: anche in Sardegna monta la protesta

Una discoteca (foto di archivio)

Briatore: «Scelta assurda». Muresu: «Inadeguate le misure di sostegno»


24 luglio 2021


SASSARI. Dopo la proroga della chiusura disposta dal Governo e l'annuncio di ristori per 20 milioni di euro, la protesta delle discoteche dilaga anche in Sardegna: «La situazione in atto è talmente assurda che quasi si stenta a crederci. Sostanzialmente lo Stato blocca le discoteche dove ci sarebbe la garanzia di uno scrupoloso controllo della certificazione verde Covid 19, tale da assicurare che tutti i clienti che accedono al locale siano vaccinati o negativi al virus, mentre non interviene nelle numerose situazioni caratterizzate da assembramenti con balli che avvengono in locali non autorizzati, spiagge, strade, rave party o in case private trasformate in sale da ballo estemporanee», sostiene il presidente provinciale di Sassari di Silb - Confcommercio Nord Sardegna, Piero Muresu. «I ristori previsti nel Decreto Legge in fase di pubblicazione, suddivisi per il numero delle imprese potenzialmente beneficiarie, di fatto rendono pressoché nullo l'impatto di questo sussidio in favore delle discoteche - prosegue Muresu -. Occorre consentire alle discoteche di lavorare con i clienti muniti di green pass oppure garantire la sopravvivenza del comparto nel periodo di chiusura forzosa, attraverso misure di sostegno adeguate alla devastante situazione in atto».

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Flavio Briatore che, ieri, ha scelto Instagram per diffondere un messaggio molto simile a quello arrivato dal nord Sardegna: «È una chiusura assurda - dice Briatore - con l'uso del green pass o dei test molecolari sarebbe stato possibile lavorare in sicurezza, quella dei ragazzi ma anche quella del personale. Invece si è scelto di non far aprire le discoteche, come se i ragazzi all'improvviso andassero a letto alle 22. Non sarà così, si riuniranno nelle spiagge o in altri posti in cui non sarà possibile effettuare controlli di sicurezza». Poi Briatore ha fatto la sintesi dei rischi per gli imprenditori: «Ci sono circa 3mila aziende che potrebbero non avere un futuro e che in condizioni di normalità davano lavoro a 150mila addetti diretti, senza contare l'indotto. Si è scelto di affondarle senza alcuna ragione perché i 20 milioni di fondi stanziati per il recovery destinato al settore equivalgono al fatturato annuale di due discoteche di Rimini. E tutti gli altri?».

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