Truffa Delcomar, la Procura chiede il giudizio
Confermate le accuse contenute nel decreto che portò al sequestro di navi e beni per 54 milioni
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CAGLIARI. C’è la richiesta di rinvio a giudizio per l’amministratore della Delcomar Francesco Del Giudice (65 anni) e il figlio Enzo Giorgio (33) di La Maddalena - difesi dall'avvocato Massimo Ledda - oltre che alle società Delcomar srl e Delcoservizi srl per la responsabilità amministrativa. A decidere è stato il pm Giangiacomo Pilia, confermando le accuse contestate lo scorso 8 marzo dal gip Ermengarda Ferrarese nel decreto richiesto dalla Procura col quale sono state sequestrate due navi-traghetto della Delcomar e beni per 54 milioni di euro: Francesco Del Giudice deve rispondere di falso ideologico continuato in atto pubblico, falso commesso da privato e turbata libertà degli incanti, insieme al figlio Enzo Giorgio anche di frode in pubblica fornitura, concorso in truffa continuata e attentato alla sicurezza dei trasporti.
Le basi dell'inchiesta stanno tutte nel bando di gara indetto dall'assessorato regionale ai trasporti nel 2016, dove venivano stabiliti requisiti precisi e rigorosi per la partecipazione. Fra questi, la dotazione di ascensori, scivoli, servizi igienici, strumenti e personale che garantissero ai disabili la possibilità di viaggiare in sicurezza sulle cinque navi traghetto, più una di riserva, che la vincitrice della gara avrebbe messo in linea. Ed è qui che - secondo il pm Pilia e il gip Ferrarese - si collocano mancanze e reati conseguenti: nonostante i documenti di gara garantissero il contrario, non c'erano ascensori che conducessero dai garage ai ponti superiori e alle sale passeggeri. In caso d'incendio, eventuali disabili non avrebbero avuto scampo. Ma l'elenco delle carenze è lungo, la Guardia di Finanza l'ha ricostruito per ciascuna delle dieci navi della flotta Delcoservizi, da cui Delcomar affittava le unità con passaggi finanziari tutti in famiglia. I traghetti hanno navigato in queste condizioni per cinque anni e il gip osserva: «La totale assenza di controlli non solo nella fase di aggiudicazione ma anche in quella dell'esecuzione del contratto è veramente sconcertante, data l'importanza del servizio pubblico e l'impossibilità per le persone a mobilità ridotta di scegliere altri mezzi di trasporto navale pubblico». Come dire: gli impegni contrattuali venivano disattesi, la Regione - ente pagatore, contributi per 45 milioni in cinque anni - non s'accorgeva di nulla. Ora sarà il giudice a stabilire se le prove raccolte dalla Procura siano sufficienti per sostenere l’accusa in tribunale. (m.l)
Le basi dell'inchiesta stanno tutte nel bando di gara indetto dall'assessorato regionale ai trasporti nel 2016, dove venivano stabiliti requisiti precisi e rigorosi per la partecipazione. Fra questi, la dotazione di ascensori, scivoli, servizi igienici, strumenti e personale che garantissero ai disabili la possibilità di viaggiare in sicurezza sulle cinque navi traghetto, più una di riserva, che la vincitrice della gara avrebbe messo in linea. Ed è qui che - secondo il pm Pilia e il gip Ferrarese - si collocano mancanze e reati conseguenti: nonostante i documenti di gara garantissero il contrario, non c'erano ascensori che conducessero dai garage ai ponti superiori e alle sale passeggeri. In caso d'incendio, eventuali disabili non avrebbero avuto scampo. Ma l'elenco delle carenze è lungo, la Guardia di Finanza l'ha ricostruito per ciascuna delle dieci navi della flotta Delcoservizi, da cui Delcomar affittava le unità con passaggi finanziari tutti in famiglia. I traghetti hanno navigato in queste condizioni per cinque anni e il gip osserva: «La totale assenza di controlli non solo nella fase di aggiudicazione ma anche in quella dell'esecuzione del contratto è veramente sconcertante, data l'importanza del servizio pubblico e l'impossibilità per le persone a mobilità ridotta di scegliere altri mezzi di trasporto navale pubblico». Come dire: gli impegni contrattuali venivano disattesi, la Regione - ente pagatore, contributi per 45 milioni in cinque anni - non s'accorgeva di nulla. Ora sarà il giudice a stabilire se le prove raccolte dalla Procura siano sufficienti per sostenere l’accusa in tribunale. (m.l)
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