«È stata una situazione imprevedibile»
di Salvatore Santoni
L’assessore Lampis difende la macchina antincendio: «Ha funzionato a dovere»
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SASSARI. Il giorno dopo l’inferno c’è un pezzo di Oristanese che ancora ribolle tra fumo e cenere. Ed è già tempo di stimare a spanne cosa è sparito per sempre e cos’altro si può invece recuperare. E ancora, che cosa ha funzionato o è andato storto durante 48 ore da incubo che hanno tenuto col fiato sospeso tutta l’isola. L’assessore regionale all’Ambiente e con delega alla Protezione civile, Gianni Lampis, ieri mattina ha effettuato una serie di sopralluoghi nei Comuni dell’Oristanese attraversati dalle fiamme: Santu Lussurgiu, Cuglieri, Scano di Montiferro, Tresnuraghes, Villaurbana e Usellus. «La situazione è di un disastro ambientale i cui danni sono inestimabili – dice l’assessore –. Non è proprio quantificabile il patrimonio finito in cenere. Per la Sardegna l’ambiente ha un valore sociale ed economico. È sparita una parte di futuro che potrebbe anche non tornare». Oggi l’assessore è atteso in consiglio regionale per relazione all’aula lo stato di uno dei disastri ambientali tra i più duri patiti dall’isola. «C’è un senso di responsabilità istituzionale che auspico possa trovare la maggiore condivisione possibile in tutta politica regionale. La dichiarazione di emergenza deve rappresentare questo, qui c’è bisogno di dare ristori alle comunità che vogliono ripartire». Nelle ultime ore attorno alla configurazione macchina regionale dell’antincendio si sono addensate alcune polemiche. L’operato, quello no, non è stato messo in discussione. Ma l’organizzazione dell’apparato sì. «La prima priorità dell’apparato è stata una: garantire la vita delle persone», taglia corto l’assessore. Che poi aggiunge: «In certi momenti di quelle due notti abbiamo temuto il peggio. C’è stato un grande lavoro anche da parte dei sindaci che, in stretta collaborazione con la sala operativa, hanno eseguito i piani di evacuazione allontanando le persone in maniera ordinata». Secondo l’assessore la macchina regionale ha fatto quello che doveva. Anche secondo il capo della protezione civile, Fabrizio Curcio, che ieri parlando In Onda su La7 ha parlato di successo delle operazioni. «Io so di aver approvato le prescrizioni regionali antincendio ad aprile – precisa l’assessore – e a quel punto è cominciata la fase di organizzazione. Abbiamo la flotta aerea con 12 elicotteri più i canadair e 7500 persone a terra. Gli allerta sono stati diramati già da giovedì. Tutto quello che riguarda la regione e il dipartimento nazionale ha funzionato a dovere». «Il rafforzamento dei canadair – aggiunge Lampis – c’è stato ma le condizioni meteoclimatiche erano come dinamite e hanno alimentato questa tragedia. E durante le ore notturne sappiamo che i velivoli non possono operare». E quindi che cosa è andato storto nell’Oristanese? «Tutte le attività preventive e quelle di gestione emergenziale – riprende Lampis – non potevano essere codificate. È stata una situazione non prevedibile come singolo caso. E poi c’è l’inacessibilità dei luoghi da considerare, e l’atavica carenza di personale. Anche lo spopolamento delle zone interne ha prodotto l’abbandono dei territori». Mentre nelle ultime ore le operazioni di spegnimento stanno avendo la meglio sull’inferno divampato tra Oristanese e Nuorese, si è già cominciato a cercare le possibili cause. Qualche ipotesi ha cominciato a circolare nei giorni scorsi ma non ha ancora trovato conferme. «Il nucleo investigativo del Corpo forestale – conclude l’assessore – è già all’opera per risalire alle cause. In questo frangente abbiamo ancora fronti aperti, dobbiamo quindi soffocare il fuoco. Abbiamo chiesto che i canadair inviati in questi giorni possano restare proprio per effettuare le bonifiche».
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