Il costo del pianeta sanità in Sardegna: tre miliardi e 700 milioni
Ripartito dalla Regione il maxi fondo fra le strutture pubbliche e quelle private
CAGLIARI. Tre miliardi e 700 milioni è il costo totale della sanità. È poco più del 40 per cento dell’ultima Finanziaria, che era intorno agli otto miliardi. Il fabbisogno è calcolato dopo le recenti delibere della giunta Solinas, che ha assegnato le quote alle cinque Aziende pubbliche, dall’Ats-Ares fino all’Areus per le emergenze-urgenze, e suddivos le quote (o tetti di spesa) fra le otto case di cura private convenzionate, più il Mater Olbia, che però fa discorso a sé.
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Sanità pubblica. Dall’assessorato alla sanità, come si legge nella delibera del 9 luglio, il costo complessivo è stato stimato in tre miliardi e mezzo. La fetta più importante del maxi trasferimento è stata assegnata all’Ats-Ares: 2 miliardi e 767 milioni. Non poteva che essere così: è questa l’Azienda più grande del sistema sanitario regionale e lo sarà fino a quando non ritorneranno le otto Asl territoriali, come previsto dalla riforma approvata l’anno scorso dal Consiglio regionale ma ancora congelata. Di recente il commissario straordinario Massimo Temussi ha previsto l’ammontare delle risorse da girare in futuro alle singole Aziende, considerando che l’Ares continuerà a gestire per tutte le gare d’appalto e il personale, ma per ora è tutto rimasto solo sulla carta. Per ritornare all’attualità e quindi al contenitore Ats, la voce assistenza, a sua volta suddivisa in territoriale, ospedaliera e collettiva, oggi è quella più pesante, con oltre 2 miliardi e 200 milioni. Ma va considerato che l’importo è al lordo della mobilità extraregione e internazionale, sono i ricoveri in altre strutture non sarde, che da sola pesa per quasi mezzo miliardo. Anche il fondo per l’acquisto dei farmaci innovativi è significativa con una spesa intorno ai 31 milioni.
Nella classifica complessiva delle assegnazioni, dopo l’Ats-Ares, c’è l’Azienda Brotzu di Cagliari, è il più grande ospedale della Sardegna, con una quota di 310 milioni e mezzo. Quasi il 20 per cento dell’importo è stato inserito nel capitolo “riequilibrio”, 66 milioni, necessario per pareggiare i conti. Fra le due aziende universitarie di Sassari e Cagliari è la prima ad aver l’assegnazione più consistente: 270 milioni e mezzo contro 156 milioni. La differenza sta nel fatto che l’Aou di Sassari è uno dei due hub regionali, insieme al Brotzu. A chiudere la lista della sanità pubblica è l’Areus, che gestisce l’emergenza-urgenza, compreso l’elisoccorso, con un’assegnazione di 63 milioni.
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Sanità privata. Il totale, in questo caso, dovrebbe essere intorno ai 161 milioni, ma c’è una differenza sostanziale fra le case di cura private e il Mater Olbia: viaggiano in parallelo. Stando alle tabelle, all’ospedale del Qatar sono stati assegnati, in regime di proroga, 60 milioni e 600 mila. Di recente, nella stessa quota, sono stati calcolati anche i finanziamenti per queste tre branche specialistiche: stroke unit, cancer center e radiologia interventistica. Per le altre strutture private l’assegnazione, invece, è sotto i 99 milioni per 856 posti letto convenzionati. Nel dettaglio il tetto massimo di spesa dovrà essere di 40,6 milioni per il gruppo Kinetika, che controlla le cliniche private Sant’Anna e San Salvatore, a Cagliari, e la Città di Quartu. Poi, in ordine decrescente, 11,8 milioni per la «Nuova casa di cura», a Decimomannu, 10 milioni a favore della «Madonna del rimedio», Oristano, 9,5 milioni per la «Sant’Antonio», Cagliari. Infine: 8,9 milioni per il Policlinico Sassarese, 6,8 e 5,7 per le cagliaritane «Villa Elena» e «Sant’Anna».
Effetto Covid. Solo fra qualche mese si conoscerà l’effettivo peso che ha avuto finora la pandemia sul sistema sanitario e in particolare su quello pubblico. Di sicuro, come dimostrato dai primi conti dopo le due ondate del 2020, c’è stato un aumento considerevole dei costi. A livello nazionale, secondo i calcoli dell’Università cattolica del Sacro cuore, per l’emergenza sanitaria sono stati spesi almeno un miliardo e 700 milioni fra terapie intensive e ricoveri Covid. Senza neanche prevedere il budget che sarà necessario per rimettere in linea di galleggiamento le liste d’attesa, esplose durante il lockdown.
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