Becciu alla prima udienza: «Sempre fedele al Papa»

Il cardinale, presente in aula, denuncia per calunnia Perlasca e la Chaouqui. Contestato dai legali il tribunale speciale, Pignatone si riserva e rinvia al 5 ottobre 

CITTÀ DEL VATICANO. È durata sette ore la prima udienza del processo per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato: l’esordio nella Sala polifunzionale dei Musei Vaticani, allestita come Aula di Tribunale, è stata interamente dedicata alle schermaglie procedurali con la successione delle varie eccezioni e richieste della difesa, su cui comunque la Corte presieduta da Giuseppe Pignatone (a latere Venerando Marano e Carlo Bonzano) al termine si è riservata, dopo una camera di consiglio di un'ora e 20 minuti. La corte deve pronunciarsi anche sulle altre eventuali richieste che potranno presentarsi una volta che alle parti saranno consegnate anche le mancanti sezioni del fascicolo - che consta in tutto di 28 mila pagine -, i supporti informatici, le registrazioni degli interrogatori, eccepite oggi dalle difese dei 10 imputati. Di questi in aula erano presenti solo in due: il cardinale Angelo Becciu e il suo ex segretario monsignor Mauro Carlino, mentre altri sei (Enrico Crasso, Tommaso Di Ruzza, Cecilia Marogna, Raffaele Mincione, Nicola Squillace, Fabrizio Tirabassi) sono stati dichiarati contumaci, Gianluigi Torzi è impedito a partecipare perché soggetto a misura cautelare a Londra, e infine la posizione dell'ex presidente dell'Aif René Bruelhart solo oggi è stata riunita al filone principale.

«Sono sempre stato obbediente al Papa –ha detto Becciu a fine udienza – il Papa mi ha incaricato di tante missioni nella mia vita, ha voluto che venissi a processo e sto venendo al processo». «Sono sereno, mi sento tranquillo in coscienza, ho la fiducia che i giudici sapranno bene vedere i fatti e la mia grande speranza è certezza che riconoscano la mia innocenza – ha aggiunto il Cardinale di Pattada –. Poi vorrei dire che, con grande dispiacere e dolore, ho dato mandato agli avvocati di denunciare per calunnia monsignor Alberto Perlasca e la signora Francesca Immacolata Chaouqui per le gravi falsità che hanno detto su di me e che sono apparse nelle carte processuali».

Particolarmente ampio durante l'udienza l'intervento dell'avvocato Luigi Panella, difensore del finanziere Crasso, che ha eccepito sia sulla costituzione parte civile, in aggiunta a quella della Segreteria di Stato, da parte dell'Apsa e dello Ior, ritenendola un'«illegittima triplicazione», e ha chiesto la nullità della richiesta e del decreto di citazione a giudizio, sia contestando la compatibilità del procedimento con i principi del «giusto processo». Secondo Panella, i quattro «rescritti» del Pontefice concessi per svolgere atti, tra cui le misure cautelari emesse dal promotore di giustizia senza il vaglio di un giudice istruttore, configurano un quadro di «assoluta discrezionalità» nel derogare alla legislazione vigente che sospende persino il principio dell«habeas corpus' sulle restrizioni della libertà personale, costituendo »questo Tribunale come un Tribunale speciale«, con una »procedura penale ad hoc«, che «sospende alla certezza del diritto«. Eccezioni gravi cui si sono associati gran parte degli altri avvocati, e a cui hanno risposto sia l'avvocato Paola Severino, legale di parte civile di Segreteria di Stato e Apsa, sia il promotore di giustizia Gian Piero Milano. Tra le altre istanze, quella dell'avvocato Fiorino Ruggio di Cecilia Marogna, che ha chiesto lo stralcio e il rinvio perché il Dis italiano ha disposto un'indagine e l'ascolto della donna in base a un esposto allo stesso Dis e all'Aise con la richiesta della Segreteria di Stato alle autorità italiane che la stessa Marogna sia liberata dal vincolo del segreto. Al termine il Tribunale si è riservato su tutte le richieste, ha stabilito un arco di nuove date per la presentazione di ulteriori richieste e memorie, e ha rinviato il processo all'udienza del 5 ottobre.

 

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