Referendum sulla Giustizia
La Lega sconfitta dal voto segreto
Non passa una delle mozioni che eviterebbe la raccolta delle firme
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CAGLIARI. Il Consiglio regionale della Sardegna non sarà uno dei cinque determinanti per la richiesta dei referendum sulla Giustizia giusta senza bisogno che prima siano raccolte le firme. Non lo sarà almeno per ora. Delle sei mozioni presentate in aula dalla Lega su altrettanti quesiti referendari, la terza – dopo richiesta del voto segreto da parte delle opposizioni – non è stata approvata con la maggioranza assoluta dei voti, condizione necessaria per portare la richiesta dell'Assemblea, insieme a quella di altre quattro Regioni, all’esame della Corte di Cassazione. Sulla mozione collegata al quesito sulla separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, il centrodestra è riuscito a ottenere solo la maggioranza relativa, 30 voti, mentre era necessaria quella assoluta. E infatti con 31 voti, a scrutinio palese, erano passate le prime due mozioni collegate ad altrettanti quesiti referendari, ma non la terza. Con ancora altre tre mozioni da votare, a quel punto, su richiesta del capogruppo del Psd'Az Franco Mula, il presidente Michele Pais ha rinviato i lavori a oggi. Ora, la Lega potrebbe decidere di ripresentare la mozione che ha ottenuto solo 30 voti. In ogni caso è evidente che per la Lega questo no, seppure parziale, vada letto come uno scivolone politico. Soprattutto perché alcuni consiglieri della maggioranza di centrodestra non si sono schierati al fianco del Carroccio, che invece sia spettava il sostegno di tutti gli alleati. Invece, al momento del voto segreto, quando in aula erano presenti oltre una trentina di consiglieri della coalizione, almeno uno s’è sfilato e quindi la terza mozione non è passata con la richiesta maggioranza assoluta. Accadrà lo stesso anche oggi al momento del voto sulle restanti tre mozioni? È questo l’obiettivo delle opposizioni di centrosinistra e dei 5 stelle, contrari al fatto che il Consiglio regionale sia fra le Regioni a proporre i referendum senza la raccolta delle firme.
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