Sull’Alan Kurdi sventolano i 4 mori
di Antonello Palmas
Le “vacanze” speciali di un volontario di Santa Teresa di Gallura. La nave salpa alla ricerca di disperati al largo della Tunisia
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SANTA TERESA GALLURA. «Lo aspettavo da tanto, finalmente è arrivato il momento». Il sogno di tutti dopo mesi e mesi di lavoro e di stress da pandemia: il mare. Una vacanza tra le onde è anche il desiderio di Giuseppe, ma non nell’accezione ombrellone-sdraio-bibita-cruciverba e via banalizzando. Lui ha scelto un altro genere di ferie, non al mare ma “in mare”, certo poco rilassante (tutt’altro), ma appaganti per uno che ha impostato la sua vita nell’aiuto al prossimo. Giuseppe Franceschini, di Santa Teresa Gallura, il 1 agosto partirà come volontario su una nave di una Ong, di quelle che salvano i disperati che cercano di scappare da un destino nerissimo a bordo di scialuppe precarie e che spesso finiscono i loro giorni in fondo al Mediterraneo. Sarà lui a guidare uno dei due gommoni veloci in dotazione per intervenire nelle situazioni più pericolose, per fare trasbordare i migranti o strapparli alle onde se finiscono in acqua. «C’è grande emozione – dice – anche perché si tratta della prima missione di questa nuova Ong italiana, la ResQ-People saving people, nata da un anno e che finalmente è riuscita grazie a una raccolta fondi a comprare una nave per effettuare le missioni».
La nave è la famosa Alan Kurdi, protagonista di un lungo braccio di ferro col governo italiano che impediva di sbarcare un gruppo di migranti. «L’abbiamo acquistata dalla Ong tedesca Sea Eye che ha deciso di comprarne una più grande – spiega il teresino –. Aveva bisogno di un maquillage e di alcune modifiche per essere pronta a ripartire, lavori effettuati in un cantiere in Spagna. Ora ha cambiato nome, si chiama ResQ People. Pattuglierà un’area a 24 miglia dalla costa libico-tunisina. Su questa nave ci sarà anche un volontario dell’associazione di protezione civile Lungoni di Santa Teresa, per cui lavoro, e questo riempie tutti di orgoglio».
Una vacanza alternativa? «Sì, molto alternativa – sorride Franceschini – prendo un mese di ferie dalla Lungoni per cui lavoro e lo dedico a questo. Non sono un ragazzino, ho 63 anni ma sono attivo e abbastanza sportivo, in buona forma fisica. Questa era probabilmente l’ultima occasione per vivere questa esperienza, sicuramente molto forte emotivamente. Sinché trovi le barche che ancora galleggiano e devi solo abbordare e portare in salvo è un conto, ma sappiamo che potremmo trovarci davanti a imbarcazioni semiaffondate con la gente finita in mare che urla. Sicuramente sono situazioni che lasciano il segno, ho messo nel conto che potrei viverle, e comunque avremo a disposizione un supporto psicologico».
Giuseppe è consapevole che non ci sarà nulla di rilassante in questo mese che dovrebbe iniziare - burocrazia permettendo – già domenica. «È duro il fatto di stare un mese per mare senza vedere terra, su una nave piccola, 40 metri con spazi ristretti già per l’equipaggio, una ventina di persone in tutto, italiane e spagnole. Più quello che sarà…» Esperienza nel settore? «Porto quella accumulata in 26 anni nella Protezione civile. Ho la patente nautica e il brevetto di salvamento a mare. Chiaro che non ci si può improvvisare».
Non lo preoccupa il fatto che contro le Ong si sia scatenato un odio mediatico strumentale: «Il compito delle Ong non è risolvere le situazioni politiche o decidere dove sia meglio mandare queste persone. Noi facciamo altro: salviamo la gente che sta morendo». Un po’ il 118 del mare, quando soccorri una persona coinvolta in un incidente non ti chiedi chi sia. Buone vacanze, Giuseppe.
La nave è la famosa Alan Kurdi, protagonista di un lungo braccio di ferro col governo italiano che impediva di sbarcare un gruppo di migranti. «L’abbiamo acquistata dalla Ong tedesca Sea Eye che ha deciso di comprarne una più grande – spiega il teresino –. Aveva bisogno di un maquillage e di alcune modifiche per essere pronta a ripartire, lavori effettuati in un cantiere in Spagna. Ora ha cambiato nome, si chiama ResQ People. Pattuglierà un’area a 24 miglia dalla costa libico-tunisina. Su questa nave ci sarà anche un volontario dell’associazione di protezione civile Lungoni di Santa Teresa, per cui lavoro, e questo riempie tutti di orgoglio».
Una vacanza alternativa? «Sì, molto alternativa – sorride Franceschini – prendo un mese di ferie dalla Lungoni per cui lavoro e lo dedico a questo. Non sono un ragazzino, ho 63 anni ma sono attivo e abbastanza sportivo, in buona forma fisica. Questa era probabilmente l’ultima occasione per vivere questa esperienza, sicuramente molto forte emotivamente. Sinché trovi le barche che ancora galleggiano e devi solo abbordare e portare in salvo è un conto, ma sappiamo che potremmo trovarci davanti a imbarcazioni semiaffondate con la gente finita in mare che urla. Sicuramente sono situazioni che lasciano il segno, ho messo nel conto che potrei viverle, e comunque avremo a disposizione un supporto psicologico».
Giuseppe è consapevole che non ci sarà nulla di rilassante in questo mese che dovrebbe iniziare - burocrazia permettendo – già domenica. «È duro il fatto di stare un mese per mare senza vedere terra, su una nave piccola, 40 metri con spazi ristretti già per l’equipaggio, una ventina di persone in tutto, italiane e spagnole. Più quello che sarà…» Esperienza nel settore? «Porto quella accumulata in 26 anni nella Protezione civile. Ho la patente nautica e il brevetto di salvamento a mare. Chiaro che non ci si può improvvisare».
Non lo preoccupa il fatto che contro le Ong si sia scatenato un odio mediatico strumentale: «Il compito delle Ong non è risolvere le situazioni politiche o decidere dove sia meglio mandare queste persone. Noi facciamo altro: salviamo la gente che sta morendo». Un po’ il 118 del mare, quando soccorri una persona coinvolta in un incidente non ti chiedi chi sia. Buone vacanze, Giuseppe.
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