Medico no vax lancia la sfida all’Ats
All’ultimatum replica con la lettera di un avvocato. In 100 si mettono in regola
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CAGLIARI. Un medico ospedaliero no vax ha scelto le vie legali per replicare all’ultimatum dell’Ats, che gli aveva intimato di vaccinarsi al più presto. Da uno studio legale di Roma, ha fatto inviare una controreplica all’incirca di questo tenore: «Il regolamento europeo non mi obbliga alla vaccinazione anti Covid». Non è esattamente così, ma soprattutto i legali di questo medico pare non vogliano tener conto di quanto previsto sin da giugno, con una legge, dal Governo e dal Parlamento: «D’ora in poi la vaccinazione è uno dei requisiti essenziali per l’esercizio delle professioni sanitarie». In attesa di sapere come finirà questo contenzioso giudiziario, l’Ats continua a tenere sotto osservazione i 300 medici ospedalieri non immunizzati.
La situazione. Un centinaio di medici in ritardo sulla tabella delle vaccinazioni imposta dall’Azienda sanitaria si è messo in regola dopo aver ricevuto l’ultimatum. Di fatto, con la decisione di farsi vaccinare seppure in ritardo, hanno evitato le sanzioni previste dalla legge: dal trasferimento in reparti senza avere contatti con i pazienti fino alla sospensione dallo stipendio se non addirittura il licenziamento in tronco per giusta causa. A un’altra cinquantina di medici l’Ats-Ares ha mandato un secondo sollecito, perché il primo non sarebbe arrivato a destinazione. Per loro sarà questa l’ultima occasione per rispondere al richiamo. Se non lo faranno, finiranno tutti nei guai.
Supplemento d’istruttoria. Un altro centinaio di medici ospedalieri, infine, ha risposto all’Ats-Ares che finora non si sarebbe potuto vaccinare per alcuni disguidi tecnici e problemi personali. Su queste giustificazioni, tutte ancora presunte, l’Azienda sanitaria ha avviato un’indagine supplementare. Servirà a verificare se le motivazioni presentate siano o meno vere. Il supplemento d’istruttoria comunque dovrebbe concludersi entro la settimana prossima e, a quel punto, si conoscerà la sorte dei camici bianchi che non si sono voluti vaccinare da dicembre in poi.
Medici di famiglia. Oggi scade l’ultimatum anche per un’ottantina di medici di famiglia, che ancora non risultano fra i vaccinati nel registro dell’Azienda sanitaria. Nei prossimi giorni tutte le risposte arrivate a Cagliari saranno valutate e se del caso presi i provvedimenti necessari. Provvedimenti che potrebbero sfociare anche nella revoca della convenzione con il sistema sanitario regionale se i medici non si faranno vaccinare.
La situazione. Un centinaio di medici in ritardo sulla tabella delle vaccinazioni imposta dall’Azienda sanitaria si è messo in regola dopo aver ricevuto l’ultimatum. Di fatto, con la decisione di farsi vaccinare seppure in ritardo, hanno evitato le sanzioni previste dalla legge: dal trasferimento in reparti senza avere contatti con i pazienti fino alla sospensione dallo stipendio se non addirittura il licenziamento in tronco per giusta causa. A un’altra cinquantina di medici l’Ats-Ares ha mandato un secondo sollecito, perché il primo non sarebbe arrivato a destinazione. Per loro sarà questa l’ultima occasione per rispondere al richiamo. Se non lo faranno, finiranno tutti nei guai.
Supplemento d’istruttoria. Un altro centinaio di medici ospedalieri, infine, ha risposto all’Ats-Ares che finora non si sarebbe potuto vaccinare per alcuni disguidi tecnici e problemi personali. Su queste giustificazioni, tutte ancora presunte, l’Azienda sanitaria ha avviato un’indagine supplementare. Servirà a verificare se le motivazioni presentate siano o meno vere. Il supplemento d’istruttoria comunque dovrebbe concludersi entro la settimana prossima e, a quel punto, si conoscerà la sorte dei camici bianchi che non si sono voluti vaccinare da dicembre in poi.
Medici di famiglia. Oggi scade l’ultimatum anche per un’ottantina di medici di famiglia, che ancora non risultano fra i vaccinati nel registro dell’Azienda sanitaria. Nei prossimi giorni tutte le risposte arrivate a Cagliari saranno valutate e se del caso presi i provvedimenti necessari. Provvedimenti che potrebbero sfociare anche nella revoca della convenzione con il sistema sanitario regionale se i medici non si faranno vaccinare.
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