Passa la legge sull’immunità per chi usa i defibrillatori
di Giusy Ferreli
Via libera della commissione affari sociali alla proposta presentata in Parlamento La relatrice Lapia, Cd: «Diamo a tutti la possibilità di aiutare chi ha un infarto»
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NUORO. L’iter, sebbene dilatato dalle vicende pandemiche, si è concluso con un voto all’unanimità. La legge sull’utilizzo dei defibrillatori nei contesti extraospedalieri, subito ribattezzata legge Lapia-Mulè, da mercoledì consentirà di salvare vite umane anche in luoghi in cui farlo prima sarebbe stato molto complicato. Ne è convinta la deputata sarda di Centro democratico, Mara Lapia , relatrice del provvedimento e componente della Commissione affari sociali e sanità, che dispone l’obbligo per le pubbliche amministrazioni, e non solo, di dotarsi dello strumento.
La battaglia. «Si tratta di una “battaglia di civiltà” che introduce una rivoluzione all’interno del nostro ordinamento. Se da un lato obbliga le pubbliche amministrazioni, i porti, gli aeroporti, le stazioni e i luoghi caratterizzati da alto afflusso di pubblico a dotarsi del defibrillatore automatico esterno (Dae), dall’altro introduce importanti novità al codice penale», sottolinea la parlamentare. La modifica, prevista dall’articolo 3, stabilisce che chi si trovasse ad intervenire con un defibrillatore, automatico o semiautomatico, in situazioni di emergenza non rischierà di dover rispondere penalmente per eventuali manovre errate. «Questo passaggio, accompagnato da campagne di sensibilizzazione e informazione e da una capillare azione di formazione , servirà ad incentivare l’utilizzo del Dae – prosegue Lapia che sottolinea alcuni numeri legati all’uso o, meglio, al mancato uso del defibrillatore –. Nel 2020 c'è stato un incremento degli arresti cardiaci di oltre il 60 per cento rispetto al 2019. In cifre, nel 2020, in Italia, si sono verificati oltre 100mila casi, molti dei quali in ambienti extra ospedalieri. Dare ad un cittadino la possibilità di soccorrere chi ha un arresto cardiaco in corso può ridurre questi dati».
L’iter in parlamento. La proposta di Mara Lapia ha fatto un en plein, incassando il sostegno di tutti partiti: il testo è stato approvato dal Senato, ha avuto i pareri favorevoli delle commissioni ed è stato approvato, in sede legislativa, in Commissione sanità senza il passaggio a Montecitorio. «Ora attendo che cresca la consapevolezza da parte dei cittadini riguardo alla necessità della rapidità del soccorso. Negli ultimi anni abbiamo imparato quanto importante sia la tempestività in queste situazioni. Si tratta – è la sua conclusione – di patologie tempo-dipendenti che, se non trattate immediatamente, sono il più delle volte caratterizzate da un esito infausto». La presenza dei Dae, dunque, sarà diffusa nelle pubbliche amministrazioni, in scali aeroportuali, stazioni ferroviarie, porti, ma anche a bordo dei mezzi di trasporto aerei, ferroviari, marittimi e della navigazione interni.
La battaglia. «Si tratta di una “battaglia di civiltà” che introduce una rivoluzione all’interno del nostro ordinamento. Se da un lato obbliga le pubbliche amministrazioni, i porti, gli aeroporti, le stazioni e i luoghi caratterizzati da alto afflusso di pubblico a dotarsi del defibrillatore automatico esterno (Dae), dall’altro introduce importanti novità al codice penale», sottolinea la parlamentare. La modifica, prevista dall’articolo 3, stabilisce che chi si trovasse ad intervenire con un defibrillatore, automatico o semiautomatico, in situazioni di emergenza non rischierà di dover rispondere penalmente per eventuali manovre errate. «Questo passaggio, accompagnato da campagne di sensibilizzazione e informazione e da una capillare azione di formazione , servirà ad incentivare l’utilizzo del Dae – prosegue Lapia che sottolinea alcuni numeri legati all’uso o, meglio, al mancato uso del defibrillatore –. Nel 2020 c'è stato un incremento degli arresti cardiaci di oltre il 60 per cento rispetto al 2019. In cifre, nel 2020, in Italia, si sono verificati oltre 100mila casi, molti dei quali in ambienti extra ospedalieri. Dare ad un cittadino la possibilità di soccorrere chi ha un arresto cardiaco in corso può ridurre questi dati».
L’iter in parlamento. La proposta di Mara Lapia ha fatto un en plein, incassando il sostegno di tutti partiti: il testo è stato approvato dal Senato, ha avuto i pareri favorevoli delle commissioni ed è stato approvato, in sede legislativa, in Commissione sanità senza il passaggio a Montecitorio. «Ora attendo che cresca la consapevolezza da parte dei cittadini riguardo alla necessità della rapidità del soccorso. Negli ultimi anni abbiamo imparato quanto importante sia la tempestività in queste situazioni. Si tratta – è la sua conclusione – di patologie tempo-dipendenti che, se non trattate immediatamente, sono il più delle volte caratterizzate da un esito infausto». La presenza dei Dae, dunque, sarà diffusa nelle pubbliche amministrazioni, in scali aeroportuali, stazioni ferroviarie, porti, ma anche a bordo dei mezzi di trasporto aerei, ferroviari, marittimi e della navigazione interni.
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