La Nuova Sardegna

SENSORI E SATELLITI, SI PUÒ FARE

di PLINIO INNOCENZI

Grandi regioni del pianeta, come la California, l’Australia o l’Africa, ma anche molti dei paesi del Mediterraneo sono sempre più preda di grandi incendi che creano enormi devastazioni. Nel 2019 gli...

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Grandi regioni del pianeta, come la California, l’Australia o l’Africa, ma anche molti dei paesi del Mediterraneo sono sempre più preda di grandi incendi che creano enormi devastazioni. Nel 2019 gli incendi in Australia hanno distrutto 6 milioni di ettari e provocato un’emissione di 409 milioni di tonnellate di CO2 con una nube che si estendeva fino all’Argentina. Gli incendi nella foresta amazzonica hanno causato l’emissione di 39 milioni di tonnellate di CO2, equivalenti a oltre l’80% delle emissioni del Brasile. Questo fenomeno è purtroppo in costante aumento come effetto del riscaldamento globale e ne è in parte anche la causa poiché si calcola che gli incendi abbiamo causato negli ultimi cento anni un aumento della temperatura media di 0,5°C. L’aumento delle emissioni globali genera un clima secco e forti venti che facilitano gli incendi nelle foreste, che poi generano più emissioni che a loro volta faranno aumentare la temperatura innescando un circolo vizioso che perpetua l’intero ciclo. Le emissioni di CO2 dovute agli incendi non sono trascurabili, secondo alcune valutazioni, sarebbero tra il 5 e il 10% di quelle globali in un anno. Un bilancio impressionante che dovrebbe suggerire azioni urgenti ed efficaci.

Utilizzare la retorica della transizione ecologica serve come slogan politico e alla moda ma poi bisogna confrontarsi con la realtà di un mondo complesso e interconnesso dove i problemi da affrontare sono pratici e non ideologici. Quanti pannelli fotovoltaici dovremmo installare in Sardegna per bilanciare le emissioni di CO2 create dagli incendi? Forse sarebbe più semplice cominciare proprio dalla cura del territorio e dalla prevenzione. Nel caso dei grandi incendi le nuove tecnologie possono rappresentare un’arma efficace per il monitoraggio e l’allarme precoce. E si possono usare sul terreno, in aria e tramite satelliti. Nel primo caso è possibile combinare sensori ottici e infrarossi di nuova generazione estremamente sensibili che attraverso l’intelligenza artificiale sono in grado di riconoscere un focolaio evitando i falsi allarmi. Le limitazioni di questo sistema nel monitorare grandi porzioni di territorio possono essere superate grazie a un sistema di droni in grado di rimanere in volo per molte ore e osservare un territorio molto vasto e impervio. L’altra possibilità è rappresentata dalle reti satellitari. Si possono utilizzare sia satelliti geostazionari che quindi forniscono informazioni continue anche se con limitata risoluzione, sia satelliti in orbita bassa le cui rilevazioni hanno però delle finestre temporali limitate.

Un’altra tecnologia che su scala regionale è tra le più interessanti è quella dei CubeSat, ossia piccoli satelliti di peso contenuto, tra 1 e 10 kg, che possono utilizzare come carico dei sistemi per il rilevamento remoto degli incendi. Sono piccoli, poco costosi e permettono combinati con tecnologie di analisi immagine, di dare allarmi incendio con una finestra di preavviso di decine di minuti. Queste tecnologie non ci possono garantire dall’incoscienza dei piromani ma sono una delle migliori armi a disposizione per la salvaguardia del territorio.



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