Consiglio regionale
Sì ai referendum sulla giustizia ma non per tutti e sei i quesiti
CAGLIARI. Cinque sue sei: la Lega non è riuscita a centrare il bersaglio pieno nella corsa verso i referendum sulla giustizia. Il passaggio in Consiglio regionale serviva ad evitare la raccolta delle...
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CAGLIARI. Cinque sue sei: la Lega non è riuscita a centrare il bersaglio pieno nella corsa verso i referendum sulla giustizia. Il passaggio in Consiglio regionale serviva ad evitare la raccolta delle firme, ma era necessaria la maggioranza assoluta. Raggiunta cinque volte, ma non la sesta, mercoledì, quando il pallottoliere s’è fermato sotto quota 31. Il che vuol dire: la richiesta alla Corte di cassazione sarà presentata ”zoppa”, e il Consiglio regionale della Sardegna non basterà da solo per accelerare i tempi dei referendum propositi dai Radicali, dalla Lega e da Forza Italia. Servirà il sostegno di altri quattro o cinque Consigli regionale, per evitare ai promotori il rito dei gazebo, cioè la raccolta di firme fra gli elettori. Fatti un po’ di conti non dovrebbe essere difficile per il centrodestra visto il numero di Regioni in cui ha la maggioranza. Ma in Sardegna ha rischiato e non poco quello che sarebbe stato un clamoroso flop.
Voto segreto. In tutti i modi la minoranza, dal centrosinistra a i Cinque stelle, hanno provato a mettere in difficoltà la coalizione guidata dal Carroccio e dal Psd’Az. Mercoledì c’è riuscita una volta su tre, facendo inciampare la maggioranza sul voto segreto richiesto per il quesito incentrato sulla separazione delle carriere in magistratura, con almeno due franchi tiratori nel centrodestra. Ventiquattr’ore dopo il centrodestra, dopo una tumultuosa riunione fra i capigruppo della coalizione, è riuscita a ricompattarsi. O comunque non ha pagato dazio neanche dopo l’annuncio della doppia astensione di Fdi, a parte il voto favorevole del consigliere Nico Mundula, dal lasciapassare per i referendum che ipotizzano l’abolizione della legge Severino (è l’incandidabilità o decadenza dei politici condannati) e la riduzione drastica della carcerazione preventiva. In entrambe le occasioni, così come per il quesito sulla riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario, il centrodestra ha superato i 31 voti. Il delegato della Sardegna per tutti i sei quesiti sarà Dario Giagoni, capogruppo della Lega.
Voto segreto. In tutti i modi la minoranza, dal centrosinistra a i Cinque stelle, hanno provato a mettere in difficoltà la coalizione guidata dal Carroccio e dal Psd’Az. Mercoledì c’è riuscita una volta su tre, facendo inciampare la maggioranza sul voto segreto richiesto per il quesito incentrato sulla separazione delle carriere in magistratura, con almeno due franchi tiratori nel centrodestra. Ventiquattr’ore dopo il centrodestra, dopo una tumultuosa riunione fra i capigruppo della coalizione, è riuscita a ricompattarsi. O comunque non ha pagato dazio neanche dopo l’annuncio della doppia astensione di Fdi, a parte il voto favorevole del consigliere Nico Mundula, dal lasciapassare per i referendum che ipotizzano l’abolizione della legge Severino (è l’incandidabilità o decadenza dei politici condannati) e la riduzione drastica della carcerazione preventiva. In entrambe le occasioni, così come per il quesito sulla riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario, il centrodestra ha superato i 31 voti. Il delegato della Sardegna per tutti i sei quesiti sarà Dario Giagoni, capogruppo della Lega.
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