La Corte dei conti: «Calledda restituisca 1,3 milioni di euro»
L’ex tesoriere dell’Ulivo condannato per danno erariale Secondo i giudici contabili si è trattato di spese improprie
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CAGLIARI. Un milione e 337 mila euro è la somma che l’ex consigliere regionale del centrosinistra Antonio Ignazio Calledda (64 anni) di Mandas dovrà versare alla Regione per risarcire l’ente dei fondi spesi personalmente e da altri onorevoli del gruppo su sua autorizzazione nella legislatura 2004-2009.
L’ha deciso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti di Cagliari, che ha riconosciuto Calledda responsabile di danno erariale, mentre il tribunale ordinario lo sta processando per peculato continuato. La posizione dell’esponente dell’allora gruppo dei Democratici di sinistra-Sinistra federalista sarda è speculare a quella dei numerosi consiglieri accusati di peculato per l’uso improprio dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi politici regionali, ma Calledda paga più di altri perché dell’Ulivo era anche tesoriere.
Nella sentenza emessa il 29 luglio la Corte dei Conti – presidente Donata Cabras, estensore Valeria Mistretta – spiega che l’onorevole di Mandas aveva in mano la cassa del gruppo, da cui attingeva lui stesso e i colleghi per spese che non sono risultate giustificate. In altre parole non è stato rispettato l’obbligo di rendicontazione che secondo la legge riguarda qualsiasi spesa sostenuta con denaro pubblico. Nelle sue tasche, stando ai calcoli dei giudici contabili, sono transitati 277 mila euro, in quelli dei colleghi un milione e 117 mila senza che – è scritto nella decisione – sia stata prodotta alcuna documentazione a supporto.
La titolarità delle spese, valutate come improprie, risulta con precisione dall’intestazione degli assegni cui corrispondono – secondo i giudici – solo alcune uscite compatibili coi criteri di utilizzo istituzionale dei fondi, spese che sono state detratte dalla somma complessiva da risarcire.
I difensori, gli avvocati Matilde Mura e Giulia Atzori, hanno cercato di confutare le tesi accusatorie sostenute dal procuratore generale Gianpiero Madeo rilevando come una buona parte delle spese siano state spiegate nella memoria difensiva depositata nel corso del giudizio e hanno chiesto un supplemento istruttorio che consenta di distinguere le uscite attribuibili a Calledda da quelle riferite ad altri consiglieri.
Ma la Corte ha respinto le istanze e ha condannato l’ex consigliere regionale che, oltre l’ingente somma, dovrà pagare anche la rivalutazione monetaria e gli interessi legali alla Regione.
L’ha deciso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti di Cagliari, che ha riconosciuto Calledda responsabile di danno erariale, mentre il tribunale ordinario lo sta processando per peculato continuato. La posizione dell’esponente dell’allora gruppo dei Democratici di sinistra-Sinistra federalista sarda è speculare a quella dei numerosi consiglieri accusati di peculato per l’uso improprio dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi politici regionali, ma Calledda paga più di altri perché dell’Ulivo era anche tesoriere.
Nella sentenza emessa il 29 luglio la Corte dei Conti – presidente Donata Cabras, estensore Valeria Mistretta – spiega che l’onorevole di Mandas aveva in mano la cassa del gruppo, da cui attingeva lui stesso e i colleghi per spese che non sono risultate giustificate. In altre parole non è stato rispettato l’obbligo di rendicontazione che secondo la legge riguarda qualsiasi spesa sostenuta con denaro pubblico. Nelle sue tasche, stando ai calcoli dei giudici contabili, sono transitati 277 mila euro, in quelli dei colleghi un milione e 117 mila senza che – è scritto nella decisione – sia stata prodotta alcuna documentazione a supporto.
La titolarità delle spese, valutate come improprie, risulta con precisione dall’intestazione degli assegni cui corrispondono – secondo i giudici – solo alcune uscite compatibili coi criteri di utilizzo istituzionale dei fondi, spese che sono state detratte dalla somma complessiva da risarcire.
I difensori, gli avvocati Matilde Mura e Giulia Atzori, hanno cercato di confutare le tesi accusatorie sostenute dal procuratore generale Gianpiero Madeo rilevando come una buona parte delle spese siano state spiegate nella memoria difensiva depositata nel corso del giudizio e hanno chiesto un supplemento istruttorio che consenta di distinguere le uscite attribuibili a Calledda da quelle riferite ad altri consiglieri.
Ma la Corte ha respinto le istanze e ha condannato l’ex consigliere regionale che, oltre l’ingente somma, dovrà pagare anche la rivalutazione monetaria e gli interessi legali alla Regione.
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