Addio sobrio e commosso Uri piange Franco Panzalis
di Franco Cuccuru
Una cerimonia laica con il saluto dei suoi “Sassarini” e poche parole della figlia
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URI. Nessun picchetto d’onore, nessun rito ufficiale, solo una sobria cerimonia di commiato per Franco Panzalis il primo maresciallo della Brigata Sassari deceduto nel tragico incidente, assieme alla moglie Giusy Nurchis, venerdì scorso dopo la galleria di Mamoiada sulla strada che da Nuoro porta a Lanusei. Assieme ai coniugi nell’auto c’erano anche il figlio e la sua fidanzatina, entrambe diciassettenni. Le condizioni dei due ragazzi risultano stazionarie. E nonostante le numerose ferite riportate nel forte impatto i medici sono ottimisti.
Quello di ieri è stato un saluto carico di commozione, con la comunità di Uri che si è stretta alla famiglia mostrando vicinanza e affetto. Tante anche le persone giunte da Romana – paese d’origine di Franco Panzalis – che hanno voluto salutare il loro concittadino. Una cerimonia sobria che si è svolta prima della tumulazione. “Zio” Salvatore Nurchis, padre della povera Giusy non è riuscito a nascondere un dolore composto e discreto nella forma, ma devastante nell’animo. A lui è toccato il compito di “accogliere” amici e parenti delle vittime. Tenerezza, dolcezza e tanta compostezza invece nel volto di Chiara primogenita di Franco e Giusy. Appena ventiquattrenne con alle spalle un dolore più grande della sua giovane età, nonostante provata dal brutto colpo che si è abbattuto su di lei, ha avuto la forza di parlare ai convenuti, con la voce rotta dall’emozione: «Babbo e mamma erano i genitori perfetti – è riuscita a dire –, qualcosa che vedi nei film e non pensi che possa esistere ma loro esistevano eccome. Mamma era dolcissima e bellissima, babbo era il mio eroe e mi sentivo sempre al sicuro con lui. Avevo ancora tanto bisogno di loro perché anche se sono adulta non mi sento grande a sufficienza. Ma ora, purtroppo, quando sarò in difficoltà dovrò chiedere a me stessa cosa loro avrebbero fatto».
Alla cerimonia hanno assistito in rappresentanza dei “Sassarini” il capo di stato maggiore di brigata il tenente colonnello Fragasso, il primo luogotenente Marrazzu, l’ufficiale psicologo tenente Di Niera, il caporale maggiore Manca. «Il saluto a Franco è stato particolarmente sentito dalle comunità di Uri e Romana, attendiamo il rientro della cara Giusy che non abbiamo potuto salutare insieme al marito – ha detto la sindaca di Uri Lucia Cirroni –. Continueremo a stare vicino alla famiglia e ai ragazzi. Domani delibereremo il lutto cittadino in segno di vicinanza, certi di racchiudere in questo atto il sentimento di tutta la comunità. Un atto che vuole essere l’abbraccio consolatorio della comunità tutta».
«Come i suo figli anche Giusy ha studiato al liceo Azuni e della nostra classe è stata la prima a laurearsi, con il massimo dei voti e la lode. Con il marito si erano scelti da allora, dai tempi della scuola, inseparabili e innamoratissimi – ha raccontato Giovanna Solinas compagna di liceo di Giusy Nurchis –. Giusy aveva un’oratoria travolgente ed era dotata di una curiosa e vivace intelligenza ma, soprattutto, di una dote assai rara allora e tanto più ora: l’essere se stessa, sempre».
Quello di ieri è stato un saluto carico di commozione, con la comunità di Uri che si è stretta alla famiglia mostrando vicinanza e affetto. Tante anche le persone giunte da Romana – paese d’origine di Franco Panzalis – che hanno voluto salutare il loro concittadino. Una cerimonia sobria che si è svolta prima della tumulazione. “Zio” Salvatore Nurchis, padre della povera Giusy non è riuscito a nascondere un dolore composto e discreto nella forma, ma devastante nell’animo. A lui è toccato il compito di “accogliere” amici e parenti delle vittime. Tenerezza, dolcezza e tanta compostezza invece nel volto di Chiara primogenita di Franco e Giusy. Appena ventiquattrenne con alle spalle un dolore più grande della sua giovane età, nonostante provata dal brutto colpo che si è abbattuto su di lei, ha avuto la forza di parlare ai convenuti, con la voce rotta dall’emozione: «Babbo e mamma erano i genitori perfetti – è riuscita a dire –, qualcosa che vedi nei film e non pensi che possa esistere ma loro esistevano eccome. Mamma era dolcissima e bellissima, babbo era il mio eroe e mi sentivo sempre al sicuro con lui. Avevo ancora tanto bisogno di loro perché anche se sono adulta non mi sento grande a sufficienza. Ma ora, purtroppo, quando sarò in difficoltà dovrò chiedere a me stessa cosa loro avrebbero fatto».
Alla cerimonia hanno assistito in rappresentanza dei “Sassarini” il capo di stato maggiore di brigata il tenente colonnello Fragasso, il primo luogotenente Marrazzu, l’ufficiale psicologo tenente Di Niera, il caporale maggiore Manca. «Il saluto a Franco è stato particolarmente sentito dalle comunità di Uri e Romana, attendiamo il rientro della cara Giusy che non abbiamo potuto salutare insieme al marito – ha detto la sindaca di Uri Lucia Cirroni –. Continueremo a stare vicino alla famiglia e ai ragazzi. Domani delibereremo il lutto cittadino in segno di vicinanza, certi di racchiudere in questo atto il sentimento di tutta la comunità. Un atto che vuole essere l’abbraccio consolatorio della comunità tutta».
«Come i suo figli anche Giusy ha studiato al liceo Azuni e della nostra classe è stata la prima a laurearsi, con il massimo dei voti e la lode. Con il marito si erano scelti da allora, dai tempi della scuola, inseparabili e innamoratissimi – ha raccontato Giovanna Solinas compagna di liceo di Giusy Nurchis –. Giusy aveva un’oratoria travolgente ed era dotata di una curiosa e vivace intelligenza ma, soprattutto, di una dote assai rara allora e tanto più ora: l’essere se stessa, sempre».
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