La Nuova Sardegna

Allarme terapie intensive: nell’isola il dato peggiore

di Roberto Petretto
Allarme terapie intensive: nell’isola il dato peggiore

Percentuale di occupazione dei posti letto: in una settimana balzo dal 5 al 9

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SASSARI. Nell’area metropolitana di Cagliari il contagio galoppa e si porta appresso in questa rincorsa anche il bilancio del resto dell’isola. Sulla cause di questo rapporto ribaltato tra nord e sud dell’isola rispetto alla prima ondata della pandemia, si è discusso e analizzato e probabilmente si continuerà a farlo. Resta la preoccupante freddezza dei numeri, ben spiegata dal rapporto settimanale di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali.

Primi in Italia. Ovunque in Italia cresce il numero di pazienti Covid che arrivano in ospedale. Ma la situazione è più grave nelle regioni del sud e in particolare nelle isole maggiori. La Sardegna, in una settimana è passata dal 5 al 9 per cento di occupazione dei posti letto in terapia intensiva. È stata la regione che ha fatto registrare l’incremento percentuale maggiore seguita da Lazio e Sicilia al 5%. In Italia la media di occupazione dei posti in terapia intensiva è del 3 per cento, con un aumento dell'1 per cento dopo settimane di stabilità al 2.

Gli altri ricoveri. In Sardegna la situazione è migliore per i ricoveri in reparti non intensivi: in questo caso sono messe peggio la Sicilia e la Calabria, arrivate rispettivamente al 10 e 9 per cento, seguite dalla Campania al 6. La media nazionale è del 4 per cento, in crescita dell’1 per cento rispetto al 31 luglio. La percentuale aveva toccato il livello minimo del 2 per cento e si era mantenuta così fino al 25 luglio, dal 26 ha iniziato a risalire, rispecchiando l'aumento dei contagi delle settimane passate.

A fine marzo, le terapie intensive occupate da pazienti Covid, a livello nazionale, erano il 41 per cento del totale di quelle disponibili e i ricoveri in area non critica il 44. Da allora, grazie all'accelerazione della campagna vaccinale, è iniziata una continua discesa che, ha portato entrambi i parametri al 2. Da una decina di giorni si vede però una risalita che rispecchia l'aumento dei contagi delle settimane passate e che è nettamente più veloce al Sud, luogo di vacanza o di ritorno in famiglia per molti nei mesi estivi.

Il caso Cagliari. Cagliari è il nuovo epicentro del contagio, ma per ora non si prevedono restrizioni più severe: «No a nuove restrizioni ma serve prudenza - dice il sindaco del capoluogo, Paolo Truzzu -: in città sono 708 le persone attualmente positive, 14 quelle ricoverate in ospedale. Grazie soprattutto ai vaccini, la situazione è nel complesso molto diversa rispetto ai mesi scorsi. L'aumento dei contagi ci ricorda però che l'emergenza non è finita e che dobbiamo continuare ad essere prudenti e responsabili».

Il sindaco di Cagliari vede comunque degli aspetti positivi anche nei numeri preoccupanti degli ultimi giorni: «Nell’ultima settimana, sulla base dei dati forniti dall’Ats, la curva dei contagi sembra essersi stabilizzata, dopo essere triplicata tra la seconda e la terza settimana di luglio».

Il 70% ha meno di 44 anni. Questa lettura non deve essere interpretata come un tentativo di sminuire la gravità della situazione: «Resta purtroppo costante invece la diffusione del contagio tra i più giovani - ammonisce Truzzu -: il 30 per cento dei nuovi positivi in città metropolitana è infatti nella fascia d'età 15-29 anni, quasi il 70 sotto i 44 anni».

Ieri i sindaci dell’area metropolitana hanno incontrato in videoconferenza il commissario dell’Ats, Massimo Temussi. «L’incremento dei contagi nei giorni scorsi - si legge in una nota - ricorda a tutti che l’emergenza non è ancora conclusa, ed è pertanto fondamentale continuare a osservare le norme di comportamento già note. Un appello particolare è rivolto soprattutto ai giovani, che in questa fase sono i soggetti a maggiore rischio di contagio. Non sono previste ulteriori misure restrittive, oltre quelle già adottate dai Comuni, e in ogni caso la strategia di gestione del contenimento dovrà essere necessariamente univoca».

Per i ragazzi i sindaci dell’area metropolitana stanno studiando con l'Ats delle iniziative mirate in vista della riapertura delle scuole in modo da ridurre al minimo il rischio di ricorrere alla Dad e consentire di frequentare in presenza.

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