La Nuova Sardegna

Nuove verità dal dna Gli abiti del killer sotto la lente dei Ris

di Giusy Ferreli
Nuove verità dal dna Gli abiti del killer sotto la lente dei Ris

Il pm vuole la certezza che il sangue sia quello delle vittime Sarebbe un elemento chiave per chiedere il rito immediato

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LANUSEI. Servirà del tempo per avere i risultati degli esami dei Ris di Cagliari. Ci vorranno, verosimilmente, almeno altri due mesi per sapere se il sangue rinvenuto in grandi quantità sugli abiti indossati dall'operaio pachistano Shahid Masih al momento dell’omicidio del giovane di Tortolì Mirko Farci, e dell’aggressione di sua madre Paola Piras , e analizzato ieri, appartiene alle due vittime. Un accertamento che agli occhi dei profani potrebbe apparire superfluo ma che per la Procura di Lanusei rappresenta una condizione necessaria in vista dell’eventuale battaglia in aula.

Il pubblico ministero Giovanna Morra, titolare dell’inchiesta sull’omicidio del ragazzo e sull’aggressione della madre da parte dell’ex compagno, già denunciato per stalking e maltrattamenti, prima di intentare qualsiasi azione vuole avere la certezza scientifica che il sangue isolato sugli indumenti dell’aggressore non appartenga a terzi. Questa circostanza, se accertata, consentirebbe inoltre alla Procura ogliastrina di chiedere il giudizio immediato, un rito speciale basato sull’evidenza del quadro probatorio che, al contrario di altri riti alternativi, non consente sconti di pena per l’indagato.

Sia Maurizio Corda, l’avvocato che tutela Stefania Piras, sorella di Paola, sia il suo collega Marcello Caddori che invece tutela il primogenito della 51enne e gli altri familiari, hanno deciso di rinunciare alla nomina di un loro consulente e di affidarsi all’esperienza dei militari, intervenuti nella scena del crimine - una palazzina gialla nella centralissima via Monsignor Virgilio già poche ore dopo il delitto -. Anche Federico Delitala, l’avvocato di fiducia nominato dall’operaio pachistano attualmente detenuto nel carcere di Uta, ha rinunciato a chiedere l’incidente probatorio che consente l'acquisizione e la formazione di una prova durante le indagini preliminari.

Il 39enne, a poche ore dal delitto, aveva confessato parzialmente l'omicidio del ventenne adducendo una giustificazione che agli occhi degli investigatori è apparsa decisamente assurda. «Mi sono difeso da Mirko che mi ha aggredito lanciandomi addosso un vaso di fiori» aveva detto l’uomo.

Del tragico fatto di sangue che lo scorso 11 maggio ha fatto piombare Tortolì e l'Ogliastra intera in un vortice di dolore e disperazione, si sono scritti, per settimane, fiumi di inchiostro. La vicenda giudiziaria potrebbe invece concludersi molto rapidamente. Ma per questo bisognerà attendere l’autunno quando da Cagliari arriveranno i risultati degli esami del sangue prelevato dagli abiti dell’imputato prelevati dal gruppo degli specialisti dell’ Arma.

Intanto Paola Piras sta continuando la sua lenta riabilitazione al Mater Olbia, assistita nel suo difficile percorso da un pool di psicologi e aiutata dagli affetti della famiglia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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