Via libera alle processioni, niente green pass in chiesa
di Mario Girau
Apertura dei vescovi italiani per un progressivo ritorno alla normalità Il certificato servirà invece per tutte le altre attività organizzate nelle parrocchie
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. Quando ci sono le condizioni di sicurezza le processioni si possono fare. Criteri imprescindibili dovranno essere – raccomanda la Conferenza Episcopale Italiana - il confronto con le istituzioni (anche in relazione alla sanità locale) e il buon senso. Con questa informazione, indirizzata ai vescovi italiani, ai sacerdoti e alle comunità, la Cei invita presuli e parroci «a non far mancare al nostro popolo questi gesti di preghiera, partecipazione e speranza perché la Chiesa sia presente in questo tempo così particolare». Dopo le limitazioni dell’anno scorso, l’orientamento dell’episcopato italiano sembra indirizzato a ritornare alla tradizione delle feste in onore del patrono e dei santi venerati in ambito locale, sospese e fortemente limitate durante la pandemia.
In Sardegna ogni anno, particolarmente nel periodo estivo, si celebrano centinaia di manifestazioni religiose caratterizzate da pellegrinaggi, processioni e novenari. E’ la pietà popolare «espressione viva – dice il Concilio Plenario sardo – della fede di «un popolo sacerdotale» che orientando e consacrando a Dio il proprio mondo vitale e l’intera realtà creata, dà alla fede il colore e il sapore più genuine di un vissuto e di una cultura originali e irripetibili».
Il decreto legge del 23 luglio 2021 introduce, come noto, l’obbligo di munirsi del green pass per usufruire di alcuni servizi o prendere parte ad alcune attività. «La certificazione – ricorda la Cei – non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. Si continuerà a osservare quanto previsto dal Protocollo Cei-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico. Anche per le processioni non è richiesta la certificazione. Sono ancora valide le raccomandazioni e le misure comunicate l’11 giugno 2020: obbligo d’indossare la mascherina e di mantenere una distanza interpersonale di 2 metri per coloro che cantano e 1,5 metri per tutti gli altri fedeli. Queste misure, tenendo conto della varietà di tradizioni e delle diverse prassi nelle diocesi, sono ancora attuali e possono continuare a essere garantite.
Per la Cei criteri di riferimento restano il buon senso e l’andamento della situazione epidemiologica nel luogo e nel momento in cui si svolge la processione. La certificazione è invece obbligatoria, a partire dal 6 agosto, per accedere ad altre attività organizzate o gestite da enti ecclesiastici, come ad esempio: servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio (anche bar) per il consumo al tavolo, al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; musei, altri istituti e luoghi di cultura e mostre; sagre e fiere, convegni e congressi; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, dei centri estivi, e le relative attività di ristorazione.
La certificazione è anche necessaria per partecipare ai ricevimenti successivi a celebrazioni civili o religiose (feste di nozze o altre ricorrenze) e per accedere alle RSA. Sono esenti dall’obbligo del green pass i minori di età inferiore ai 12 anni e i soggetti esenti sulla base d’idonea certificazione medica. Il controllo della certificazione spetta agli organizzatori dell’attività.
In Sardegna ogni anno, particolarmente nel periodo estivo, si celebrano centinaia di manifestazioni religiose caratterizzate da pellegrinaggi, processioni e novenari. E’ la pietà popolare «espressione viva – dice il Concilio Plenario sardo – della fede di «un popolo sacerdotale» che orientando e consacrando a Dio il proprio mondo vitale e l’intera realtà creata, dà alla fede il colore e il sapore più genuine di un vissuto e di una cultura originali e irripetibili».
Il decreto legge del 23 luglio 2021 introduce, come noto, l’obbligo di munirsi del green pass per usufruire di alcuni servizi o prendere parte ad alcune attività. «La certificazione – ricorda la Cei – non è richiesta per partecipare alle celebrazioni. Si continuerà a osservare quanto previsto dal Protocollo Cei-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato Tecnico-Scientifico. Anche per le processioni non è richiesta la certificazione. Sono ancora valide le raccomandazioni e le misure comunicate l’11 giugno 2020: obbligo d’indossare la mascherina e di mantenere una distanza interpersonale di 2 metri per coloro che cantano e 1,5 metri per tutti gli altri fedeli. Queste misure, tenendo conto della varietà di tradizioni e delle diverse prassi nelle diocesi, sono ancora attuali e possono continuare a essere garantite.
Per la Cei criteri di riferimento restano il buon senso e l’andamento della situazione epidemiologica nel luogo e nel momento in cui si svolge la processione. La certificazione è invece obbligatoria, a partire dal 6 agosto, per accedere ad altre attività organizzate o gestite da enti ecclesiastici, come ad esempio: servizi di ristorazione svolti da qualsiasi esercizio (anche bar) per il consumo al tavolo, al chiuso; spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; musei, altri istituti e luoghi di cultura e mostre; sagre e fiere, convegni e congressi; piscine, centri natatori, palestre, sport di squadra, centri benessere, anche all’interno di strutture ricettive, limitatamente alle attività al chiuso; centri culturali, centri sociali e ricreativi, limitatamente alle attività al chiuso e con esclusione dei centri educativi per l’infanzia, dei centri estivi, e le relative attività di ristorazione.
La certificazione è anche necessaria per partecipare ai ricevimenti successivi a celebrazioni civili o religiose (feste di nozze o altre ricorrenze) e per accedere alle RSA. Sono esenti dall’obbligo del green pass i minori di età inferiore ai 12 anni e i soggetti esenti sulla base d’idonea certificazione medica. Il controllo della certificazione spetta agli organizzatori dell’attività.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
