«Serve serenità: pronti a spostarci all’esterno»
di Paolo Ardovino
Olbia, il titolare di Terra Nostra si adegua ma protesta: perché non viene chiesto in porti e aeroporti?
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OLBIA. «È il solito discorso, si fa qualcosa per evitare il problema e però i ristoratori tornano nuovamente a essere il capro espiatorio». Prima il periodo del lockdown che ha costretto a rimodulare la ristorazione, poi le chiusure e le riaperture a singhiozzo, il toto-colori per scoprire, ogni lunedì, se dover alzare la serranda o meno. E ora la questione green pass».
Ancora noi. Il commento è di Marco Mura, uno dei titolari della trattoria Terra Nostra, in pieno centro storico a Olbia. Sulla misura restrittiva, dice che si tratta di «uno strumento efficacissimo, giusto, usato però in modo sbagliato. Per esempio, ora che in Sardegna sta entrando chiunque mi chiedo perché il green pass non sia obbligatorio direttamente agli arrivi e agli sbarchi ma solo quando ci si ritrova di fronte all’entrata in ristorante». Il problema, secondo il ristoratore olbiese, sta alla base. Anche perché adesso lui e chi fa il suo stesso lavoro sono chiamati a una responsabilità non indifferente. «Diventiamo di nuovo controllori e responsabili di qualcosa di grande come una pandemia mondiale».
Chi fuori e chi dentro. «Frustrante», spiega ancora, «Il bravo cittadino è indotto a diventare un Robin Hood». Il riferimento è alle rivolte di ristoratori che già nei mesi scorsi si sono viste in tutte le parti d’Italia. Quando si era chiamati ad aprire solo a pranzo, c’è chi ha comunque aperto porte e cucine anche la sera per cena, andando contro le regole. E al netto dei controlli, sembra considerare Mura, sarà da vedere chi rispetterà appieno il protocollo e chi no. La trattoria Terra Nostra si trova in un punto diventato quasi a sorpresa strategico; tra l’ultimo tratto di via Regina Elena – ha alle spalle la scritta che ricorda il quartiere storico Sa rughe – e il nuovo lungomare diventato attrattore turistico. La stagione sta andando bene, benissimo, «uno spettacolo – completa il climax il titolare –. Grazie alla riqualificazione della zona e il nuovo giardino interno che abbiamo aperto a fine giugno. Tanta gente, così tanta che sono costretto praticamente ogni giorno a dover mandare via le persone».
Le reazioni. Anche se quello di ieri potrebbe rivelarsi il giorno spartiacque dell’estate lavorativa. «Abbiamo iniziato la verifica dei green pass, il primo giorno è servito per capire gli umori e come muoverci. Prima di fare modifiche drastiche sulla sistemazione dei tavoli, vogliamo capire come la misura viene recepita dai clienti». Il timore è che il controllo del passaporto verde possa diventare motivo di diverbi tra ristoratori e avventori. Il paradosso, nel suo caso, è che i clienti vaccinati dovranno stare all’interno, e chi il vaccino ancora non l’ha fatto potrà godersi il nuovo spazio esterno. «Se l’umore resta sereno – conclude il ristoratore – non cambieremo modo di lavorare. In alternativa, dovremmo attrezzarci per spostare gran parte dei posti nel giardino. Vedremo».
Ancora noi. Il commento è di Marco Mura, uno dei titolari della trattoria Terra Nostra, in pieno centro storico a Olbia. Sulla misura restrittiva, dice che si tratta di «uno strumento efficacissimo, giusto, usato però in modo sbagliato. Per esempio, ora che in Sardegna sta entrando chiunque mi chiedo perché il green pass non sia obbligatorio direttamente agli arrivi e agli sbarchi ma solo quando ci si ritrova di fronte all’entrata in ristorante». Il problema, secondo il ristoratore olbiese, sta alla base. Anche perché adesso lui e chi fa il suo stesso lavoro sono chiamati a una responsabilità non indifferente. «Diventiamo di nuovo controllori e responsabili di qualcosa di grande come una pandemia mondiale».
Chi fuori e chi dentro. «Frustrante», spiega ancora, «Il bravo cittadino è indotto a diventare un Robin Hood». Il riferimento è alle rivolte di ristoratori che già nei mesi scorsi si sono viste in tutte le parti d’Italia. Quando si era chiamati ad aprire solo a pranzo, c’è chi ha comunque aperto porte e cucine anche la sera per cena, andando contro le regole. E al netto dei controlli, sembra considerare Mura, sarà da vedere chi rispetterà appieno il protocollo e chi no. La trattoria Terra Nostra si trova in un punto diventato quasi a sorpresa strategico; tra l’ultimo tratto di via Regina Elena – ha alle spalle la scritta che ricorda il quartiere storico Sa rughe – e il nuovo lungomare diventato attrattore turistico. La stagione sta andando bene, benissimo, «uno spettacolo – completa il climax il titolare –. Grazie alla riqualificazione della zona e il nuovo giardino interno che abbiamo aperto a fine giugno. Tanta gente, così tanta che sono costretto praticamente ogni giorno a dover mandare via le persone».
Le reazioni. Anche se quello di ieri potrebbe rivelarsi il giorno spartiacque dell’estate lavorativa. «Abbiamo iniziato la verifica dei green pass, il primo giorno è servito per capire gli umori e come muoverci. Prima di fare modifiche drastiche sulla sistemazione dei tavoli, vogliamo capire come la misura viene recepita dai clienti». Il timore è che il controllo del passaporto verde possa diventare motivo di diverbi tra ristoratori e avventori. Il paradosso, nel suo caso, è che i clienti vaccinati dovranno stare all’interno, e chi il vaccino ancora non l’ha fatto potrà godersi il nuovo spazio esterno. «Se l’umore resta sereno – conclude il ristoratore – non cambieremo modo di lavorare. In alternativa, dovremmo attrezzarci per spostare gran parte dei posti nel giardino. Vedremo».
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