La Nuova Sardegna

Persone testate o tamponi? Così si è impennato l’Rpt

di Salvatore Santoni
Persone testate o tamponi? Così si è impennato l’Rpt

Da settimane il calcolo sul tasso di positività è influenzato da dati incoerenti

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SASSARI. L’indice di contagio, il tasso di occupazione dei posti letto, le persone in isolamento, i guariti, i tamponi molecolari o gli antigenici. La pandemia non ha soltanto portato via vite, messo la mascherina in faccia e l’ansia del contagio un po’ a tutti, ma da oltre un anno riempie i sardi di percentuali, numeri e talvolta enigmi. Tipo: che differenza c’è tra le persone testate e numero di tamponi effettuati? Letta una volta sembra la stessa cosa, cioè quanti tamponi sono stati fatti in tale giorno, e invece sono due cose completamente diverse.

L’arcano. Il dato più importante da guardare se si vuole analizzare il trend del contagio è l’andamento del tasso di positività (Rpt), che tra l’altro ultimamente corre veloce nell’isola, aiutato dall’accelerata impressa alla pandemia dalla variante Delta. Come se non bastasse, in Sardegna viene spinto ancora più in alto da quello che ha tutta l’aria di essere un mistero burocratico-comunicativo. Da un paio di settimane, infatti, la Regione ha smesso di diffondere i dati dei tamponi effettuati giornalmente dal sistema sanitario sardo.

L’equivoco. Nel bollettino quotidiano – pubblicato sul sito della Regione e inviato anche alle testate giornalistiche – compaiono il numero di positivi, i ricoverati in ospedale, le persone in isolamento domiciliare. Niente tamponi, come avveniva fino a poco tempo fa. Questo dato è infatti stato rimpiazzato dalle “persone testate”, che non è il numero di tamponi giornalieri, ma le persone che per la prima volta dall’inizio della pandemia hanno effettuato un tampone.

L’errore. Questo dato viene poi erroneamente utilizzato per calcolare il tasso di positività giornaliero. E siccome le persone testate sono sempre meno dei tamponi totali, ne vengono fuori percentuali allucinanti. E girano, girano. Sulle agenzie, sui siti, sui social. E così la Sardegna sembra stare peggio di com’è in realtà. Abbiamo chiesto conto di questa stranezza alla Regione, ma le risposte per ora non sono arrivate.

La differenza. Pochi mesi dopo l’inizio della pandemia il dipartimento nazionale della Protezione civile ha iniziato a pubblicare anche il dato delle persone testate per il coronavirus e non solo quello dei tamponi eseguiti.

Infatti, il numero dei tamponi è di norma sempre superiore a quello delle persone testate, dal momento che una stessa persona può essere sottoposta a più tamponi. Questo è vero soprattutto se parliamo di un paziente che ha contratto il virus, che riceve altri tamponi per accertare la guarigione completa. Questo dato permette di capire meglio come si muove il sistema sanitario. Complessivamente, in Sardegna, sono stati fatti 1.553.388 tamponi su 901.872 persone distinte, quindi oltre 650 mila persone sono state testate più di una volta. In altre parole, il 42% dei tamponi ha avuto come destinatario un paziente già sottoposto a tampone.

Il tasso reale. La Regione invia ogni giorno dati più scarni rispetto a quelli nel bollettino quotidiano del ministero della Salute, che invece pubblica una griglia con i numeri di tutte le Regioni. Inoltre il ministero comunica il tasso di positività nazionale sotto forma di una percentuale ottenuta così: si prende il numero dei positivi e si divide per il numero dei tamponi, e il risultato si moltiplica per 100.

Nell’ultima settimana, per esempio, i dati nazionali sul tasso di positività hanno oscillato da un minimo 2,31 a un massimo di 3,83%. E quindi su 100 tamponi fatti, significa che sono 4 i positivi e 96 i negativi al coronavirus. Quelli della Sardegna, invece, nelle ultime settimane sembravano essere schizzati alle stelle (anche al 14%) proprio perché sono stati calcolati tenendo conto delle “persone testate” comunicate dalla Regione. In realtà, negli ultimi sette giorni, il vero tasso di positività dell’isola è oscillato da un minimo di 2,56 (il 2 agosto) a un massimo del 9,93 per cento, raggiunto proprio ieri. Un numero ben al di sotto dei numeri folli dei giorni scorsi, ma comunque molto oltre il dato nazionale (2,82%). E deve quindi spaventare ugualmente, senz’altro meno dell’impennata a due cifre che l’isola sembrava aver avuto nelle ultime settimane.

I posti letto. In ogni caso ci sono altri indicatori “osservati speciali” in questo ultimo periodo, come il tasso di occupazione dei posti letto negli ospedali. In particolare, terapie intensive e aree mediche. La soglia da non superare per evitare di entrare in zona gialla è rispettivamente del 10 e del 15 per cento dei letti occupati rispetto a quelli disponibili. Ma, come ha più volte sottolineato il commissario dell’Ats Massimo Temussi, non basta superare quelle soglie per un solo giorno per rischiare il salto di zona.



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