L’allarme dei talassemici: mancano sangue e personale
di Antonello Palmas
Thalassa Azione ai vertici di assessorato e Assl: «Terapie rimandate di giorni» La situazione crea ripercussioni negative sulla qualità della vita dei pazienti
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SASSARI. Non basta la carenza di sangue che affligge un’isola particolarmente bisognosa a causa dell’incidenza alta della talassemia. Ora gli ammalati di anemia mediterranea costretti a sottoporsi a trasfusione, oltre a dover affrontare le difficoltà facilmente immaginabili, devono fare i conti anche con le carenze negli organici dei centri trasfusionali dell’isola: ormai da troppe settimane – ammonisce Thalassa Azione insieme a Prometeo e alle associazioni del comitato “Difendiamo il Microcitemico” in una lettera diretta ai vertici della sanità regionale – queste strutture si trovano a lavorare in costante affanno, influenzando negativamente lo stato di salute delle persone affette da emoglobinopatie e di pazienti che necessitano di terapie trasfusionali salvavita».
In tutti i centri e in particolare a Cagliari, spiega una nota, «assistiamo quotidianamente a episodi di terapie trasfusionali rimandate di giorni, con ripercussioni negative sulla qualità dell’assistenza e della vita dei pazienti con emoglobinopatia, oncoematologici in età anche pediatrica e tutti coloro che necessitano di interventi urgenti o trapianti d’organo».
In primo luogo c’è la penuria di sangue, testimoniata dai 14 diversi luoghi di cura specializzati e dalle associazioni di pazienti che necessitano di terapie trasfusionali: «Il problema esiste anche a livello nazionale – dice Maria Antonina Sebis, presidente di Thalassa Azione – e così anche regioni che hanno sempre sostenuto il fabbisogno richiesto dalla Sardegna si stanno trovando in difficoltà». Insieme ad altre realtà come Avis, Fidas e Fratres, l’associazione si è battuta con campagne di sensibilizzazione e fidelizzazione ad hoc e hanno fatto pressione per la nomina del nuovo coordinatore regionale dei centri trasfusionali «figura molto importante nell’ottimizzazione del sistema sangue e nell’organizzazione della compensazione delle sacche di sangue tra i diversi centri».
«Neanche l’eccezionale impegno e professionalità degli operatori sanitari che lavorano notte e giorno nei centri trasfusionali purtroppo sono sufficienti» dice la Sebis, perché oltre alla grave mancanza di sangue che colpisce nelle ultime settimane tutta l’isola segnala che «la situazione è drasticamente peggiorata a causa della grave carenza di organico che sta impedendo a medici, infermieri e tecnici di laboratorio di dare una risposta adeguata alle necessità per una accettabile “qualità di vita” di cui abbisognano i cittadini sardi per vedere rispettato il loro diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione».
Per questo motivo «si chiede ad assessorato, Ats, Brotzu e Assl di agire tempestivamente per risolvere i problemi: «Non intendiamo mendicare ciò che ci è dovuto e tanto meno vivere situazioni ormai vecchie di oltre 50 anni. È ora che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Senza azioni concrete ci rivolgeremo alle autorità preposte alla tutela della salute perché valutino eventuali reati a nostro danno».
In tutti i centri e in particolare a Cagliari, spiega una nota, «assistiamo quotidianamente a episodi di terapie trasfusionali rimandate di giorni, con ripercussioni negative sulla qualità dell’assistenza e della vita dei pazienti con emoglobinopatia, oncoematologici in età anche pediatrica e tutti coloro che necessitano di interventi urgenti o trapianti d’organo».
In primo luogo c’è la penuria di sangue, testimoniata dai 14 diversi luoghi di cura specializzati e dalle associazioni di pazienti che necessitano di terapie trasfusionali: «Il problema esiste anche a livello nazionale – dice Maria Antonina Sebis, presidente di Thalassa Azione – e così anche regioni che hanno sempre sostenuto il fabbisogno richiesto dalla Sardegna si stanno trovando in difficoltà». Insieme ad altre realtà come Avis, Fidas e Fratres, l’associazione si è battuta con campagne di sensibilizzazione e fidelizzazione ad hoc e hanno fatto pressione per la nomina del nuovo coordinatore regionale dei centri trasfusionali «figura molto importante nell’ottimizzazione del sistema sangue e nell’organizzazione della compensazione delle sacche di sangue tra i diversi centri».
«Neanche l’eccezionale impegno e professionalità degli operatori sanitari che lavorano notte e giorno nei centri trasfusionali purtroppo sono sufficienti» dice la Sebis, perché oltre alla grave mancanza di sangue che colpisce nelle ultime settimane tutta l’isola segnala che «la situazione è drasticamente peggiorata a causa della grave carenza di organico che sta impedendo a medici, infermieri e tecnici di laboratorio di dare una risposta adeguata alle necessità per una accettabile “qualità di vita” di cui abbisognano i cittadini sardi per vedere rispettato il loro diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione».
Per questo motivo «si chiede ad assessorato, Ats, Brotzu e Assl di agire tempestivamente per risolvere i problemi: «Non intendiamo mendicare ciò che ci è dovuto e tanto meno vivere situazioni ormai vecchie di oltre 50 anni. È ora che ognuno si prenda le proprie responsabilità. Senza azioni concrete ci rivolgeremo alle autorità preposte alla tutela della salute perché valutino eventuali reati a nostro danno».
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