La Nuova Sardegna

I sanitari non vaccinati pronti a dare battaglia

di Roberto Petretto
I sanitari non vaccinati pronti a dare battaglia

C’è chi non cede dopo gli annunciati provvedimenti di sospensione Si cercano i percorsi legali per impugnare le decisioni di Ats e Aou

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SASSARI. Qualcuno correrà ai ripari, provvedendo al più presto a vaccinarsi. Qualcuno invece cercherà di dare battaglia in ogni sede possibile, compresa quella legale. Sono medici, infermieri, operatori socio sanitari, personale amministrativo finiti nel mirino dell’Ats e delle varie aziende ospedaliere e universitarie per non essersi sottoposti a vaccinazione. Poco più di 100 i provvedimenti sinora preparati da Ats, Aou di Sassari e azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari. Ma altri potrebbero arrivarne già nei prossimi giorni. L’azienda Brotzu e la sanità sassarese sono stati i primi a istruire le pratiche per i provvedimenti di sospensione ed è quindi per questo che hanno preceduto tutti. Gli altri territori arriveranno presto alla resa dei conti con i sanitari ribelli.

Intanto però il personale a rischio sospensione si sta preparando ad adottare delle contromisure. O quantomeno a cercare di capire se ci sono margini per resistere.

L’avvocato Giuseppe Lay ha il proprio studio ad Alghero. È specializzato in diritto del lavoro ed è normale rivolgersi a lui per capire quali prospettive possono avere i dipendenti della sanità che vanno incontro a una sospensione. Tanto normale che qualcuno lo ha già fatto: «Sì, una delegazione di infermieri si è rivolta a me proprio per capire cosa si può fare. Bisogna però attendere i provvedimenti di sospensione che ancora non sono arrivati».

Se mai si combatterà, sarà una battaglia giocata sul diritto, nell’ambito di una materia complessa, per molti versi nuova, e anche controversa. «Saremo di fronte a un contrasto di diritti: da una parte quello alla tutela della salute di tutti, dall’altro quello al diritto personale della libera scelta».

L’avvocato Lay non si sbilancia prima di vedere le carte, ma fa trapelare quantomeno una certa prudenza: «L’ipotesi è quella di presentare un ricorso d’urgenza al giudice del lavoro. Un problema analogo si porrà presto, anzi forse persino prima, per i docenti che non intendono vaccinarsi. Vedremo se la strada è percorribile, per ora mi sembra in salita».

Il legale ricorda che il personale sanitario che ha rifiutato di sottoporsi alla vaccinazione rischia di restare senza lavoro e senza stipendio sino al 31 dicembre. «La norma prevede che vengano collocati in mansioni senza contatto col pubblico, ma ciò non è possibile. Quindi si procede con la sospensione».

Quello sarebbe solo il primo passo. Poi ci sarà quello davanti agli ordini professionali. «Ancora non abbiamo avuto segnalazioni da parte dell’Ats - dice Nicola Addis, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Sassari. Appena le riceveremo prenderemo i nostri provvedimenti. Perchè l’Ats può sospenderli dal lavoro, ma potrebbero continuare a esercitare. Noi li sospendiamo dalla professione. Non so quindi chi siano i colleghi che sono stati sottoposti a provvedimento, però è inconcepibile per chi esercita la professione medica avere una posizione di rifiuto verso i vaccini. Non solo verso quello contro il Covid, ma verso tutti i vaccini».

Stessa cosa anche per l’Ordine dei medici di Oristano: «Anche qui non abbiamo ricevuto comunicazioni - dice il presidente Antonio Sulis -. Tra l’altro i primi provvedimenti hanno riguardato colleghi del nord Sardegna. Aspettiamo di vedere cosa succederà anche qui da noi».

L’Ordine delle professioni infermieristiche di Carbonia-Iglesias si è già portato avanti col lavoro: «Valutiamo la sospensione dei sanitari infermieri e infermiere pediatriche che risultano negli elenchi che Ats Sardegna ha inviato all’Ordine per i provvedimenti di nostra competenza», dice Graziano Lebiu, presidente dell’Opi Carbonia-Iglesias. Il fenomeno, nel Sulcis, dovrebbe essere contenuto: «Le percentuali del 15,50% circa sul totale delle inadempienze nella Assl di Carbonia e dell’1,0% sul totale degli iscritti all’Ordine - dice ancora Lebiu - attesta quanto la quasi totalità degli infermieri abbia compreso l’importanza della vaccinazione e dei corretti comportamenti nei confronti dei cittadini, e di questo il Consiglio direttivo ringrazia le infermiere e gli infermieri per le responsabilità che si sono assunti nei confronti della comunità professionale e civica del Sulcis Iglesiente».

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