Covid in Sardegna, Marracini: «Paghiamo l’egoismo di pochi. Stanchi, ma bisogna vincere»
Parla il direttore del presidio unico di Cagliari: «Rattristati. Situazione grave». Il rifiuto del vaccino? «Colpa dei social: 30 anni fa saremmo stati tutti immunizzati»
SASSARI. Il territorio del sud Sardegna, con l’area di Cagliari in testa, è sferzato dai venti furiosi della pandemia. Gli ospedali del capoluogo sono di nuovo in emergenza, “Binaghi” più di tutti. E nel mezzo della tempesta arriva la notizia di 500 sanitari sospesi per non essersi vaccinati. Sergio Marracini, direttore del presidio ospedaliero unico di Cagliari, è al timone di questa nave.
Con quale stato d’animo ha appreso la notizia di tanti colleghi che rifiutano il vaccino?
«Dovrei usare dei termini... diciamo che mi rattrista».
Tra i “sospesi” ci sono anche medici in prima linea?
«Qualcuno che stava in panchina. Tra quelli che hanno lavorato nei reparti Covid no. Invece tra il personale non medico che è stato a diretto contatto col Covid qualcuno che rifiuta il vaccino c’è».
E perché lo fanno?
«Gliel’ho chiesto, sa? Danno risposte che non hanno alcuna giustificazione scientifica. C’è chi dice che non ha efficacia, e chiaramente è mendace, chi tira fuori le scuse più curiose come le vene varicose o chissà quale altra patologia. E poi ci sono quelli che pensano sia in atto una macchinazione per inoculare chissa che cosa. Insomma, un ventaglio di risposte molto ampio. Fantastico».
E cosa rispondete?
«Quello che ripeto a colleghi, amici, conoscenti. Parliamo dei ricoverati: se 9 su 10 sono non vaccinati, non è un dato astratto. Il fatto che poi, come tutti i vaccini, ci sia qualcuno a cui non dà la risposta che dovrebbe avere, rientra nella casistica e nelle previsioni delle stesse case farmaceutiche. Bisogna mettersi in testa una cosa: il vaccino è l’unico strumento che abbiamo. Il virus non lo ammazzeremo mai. Non esiste un farmaco contro il virus, ma abbiamo qualcosa che ne blocca la circolazione. Solo che alcuni sono talmente egoisti da fare in modo che il virus torni a circolare».
E come si combatte questo atteggiamento?
«Di fronte a tanta ostinazione mi sono convinto a provare una nuova strategia. Trovare una formula di tolleranza che consenta di farli tornare indietro. Dare anche giustificazione al loro modo di agire. Provare a concedere loro qualcosa».
Funziona?
«La campagna vaccinale una grande sperimentazione? Sa quanti litri di Novalgina ho somministrato sino a che non è stata tolta da commercio? Forse ha provocato dei danni, ma quanto beneficio ha portato? E questo vale per tanti altri medicinali. Su questo vaccino non abbiamo certezza sugli effetti collaterali, ma abbiamo un’altra certezza: che è efficace contro il virus. Purtroppo anche questi ragionamenti sembrano non funzionare davanti a un atteggiamento che sembra quasi un modo per essere contro ad ogni costo. I social in questo hanno fatto la loro parte: se questa pandemia ci fosse stata 30 anni fa a quest’ora saremmo tutti vaccinati, come è successo contro polio e vaiolo».
Un atteggiamento che si ripercuote sulla collettività...
«Purtroppo paghiamo anche noi. Un giorno in terapia intensiva costa circa mille euro».
Di nuovo in emergenza?
«Purtroppo sì. E nove ricoverati su dieci sono non vaccinati».
Cosa dicono quando finiscono in ospedale? Si ricredono?
«Mah... qualcuno sì, però non lo dice. La maggior parte si chiude in un mutismo che non ha nulla di eroico, ma molto di egoistico. Questa nuova ondata rallenta tutto il resto dell’assistenza. Domani o dopodomani saremo costretti a riaprire i reparti di medicina ai malati covid».
Con quale stato d’animo lavorate?
«Gli operatori sono stanchi, ho visto colleghi della mia età piangere. Un anno e mezzo così è difficile reggere. La situazione questa estate si è presentata subito imponente. In luglio e agosto abbiamo il doppio degli abitanti. I contagiati sono in prevalenza sardi perchè molti turisti il tampone non lo fanno: prendono la tachipirina e ripartono contagiati. Il tracciamento è difficile e poi, giustamente, non ci sono restrizioni, siamo tutti liberi».
Non c’è un rallentamento?
«Vediamo cosa succede dopo Ferragosto, forse siamo nel plateau e tra poco comincerà a scendere. Ma nel frattempo è fisiologico che aumentino i ricoveri: molti positivi si aggravano, intasano gli ospedali, fanno danno agli altri malati».
Ora la sanità sarda dovrà fare a meno di 500 persone sospese dal servizio: brutto colpo?
«La situazione era già pesante prima, qualcuno non ha retto e si era già fermato. Ora questi: il problema è molto serio. Ma non è possibile fare diversamente. Condivido le sospensioni, erano stati abbondantemente avvisati. Mi dispiace, qualcuno lo conosco e soprattutto ci servivano sul campo, a lavorare. Sarà una botta pazzesca».
Che sentimento prevale? Rabbia? Stanchezza? Sfiducia?
«Sfiducia mai, stanchezza sì. Ma c’è la forza di volontà arrivare a vincere la partita, come quando giocavo a pallone. Va vinta pur con tutte le difficoltà con cui dobbiamo fare i conti. Anche quelli che si sono ritirati, quando si sentiranno pronti a tornare, lo dicano, nessuno li guarderà male. Per vincere bisogna vaccinare, vaccinare, vaccinare. Non c’è altra soluzione. Non possiamo rinchiuderci di nuovo. Dobbiamo vincere la partita, fosse anche ai rigori».
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