Ferrovie, Solinas: «Lo Stato finanzi la linea a doppio binario»
Il presidente della Regione interviene dopo l’articolo de La Nuova sui fondi del Pnrr. «Alla nostra rete destinati pochi spiccioli». Il sostegno di tutti i senatori sardi
SASSARI. L’allegato al Documento di economia e finanza che contiene gli interventi infrastrutturali previsti in Italia nel settore delle ferrovie relega l’isola in un cantuccio. Il caso sollevato ieri dalla La Nuova Sardegna scuote la politica e provoca una serie di reazioni. In primo luogo quella, durissima, del presidente della Regione, Christian Solinas, ma anche l’interessante presa di posizione unitaria di tutti i senatori eletti in Sardegna. «La notizia che al sistema ferroviario sardo sono destinati pochi spiccioli dal piano di investimenti sostenuto dal Recovery - dice il presidente - suscita indignazione, e non può non determinare una ferma reazione della politica e delle Istituzioni».
Il lavoro dell’assessorato. La situazione della rete ferroviaria sarda è figlia di problemi annosi. Ieri, su queste pagine, il docente di Trasporti, Mauro Coni, ha fatto una sintesi di queste lacune. Non un quadro totalmente fosco, comunque: «L’assessorato ai Trasporti ha fatto un duro lavoro sul piano progettuale», ha voluto puntualizzare il docente universitario. Ma la situazione resta comunque grave e il Pnrr non sembra disegnato per colmare l’antico gap. Cosa che ha portato il presidente Solinas in modalità “attacco”: «La prima riflessione necessaria è che lo sdegno, stavolta, non deve tradursi in sterili e inconcludenti dichiarazioni di rito. Ciascuno si deve assumere precise responsabilità derivanti dal ruolo che ricopre. La programmazione delle risorse e le scelte strategiche sono elaborate da soggetti ben definiti, e non è credibile che le grandi controllate statali agiscano all'insaputa o addirittura contro la volontà dell'azionista».
Il richiamo al Governo. Solinas chiama il Governo nazionale a «una presa di posizione netta, chiara e conseguente» perchè la Sardegna «ha diritto ad avere infrastrutture per la mobilità efficienti e moderne».
Cosa bisogna fare? Secondo il presidente «l’opera fondamentale che segnerebbe il cambiamento epocale è la connessione dei tre porti principali, Porto Torres, Olbia e Cagliari, con una ferrovia veloce a due binari per treni passeggeri e merci, recuperando inoltre la connessione di Nuoro con Olbia. Si potrebbe andare da Sassari a Cagliari in un’ora».
Un intervento che secondo Solinas darebbe risposta a fondamentali esigenze: «I sistemi forti della Sardegna non sono connessi. Sassari, Olbia, Cagliari non interagiscono a sufficienza e come un recente studio della Banca d’Italia dimostra. Lo sviluppo di un territorio dipende dai tempi di relazione tra un settore ed un altro, e la Sardegna in questo senso è ultima in Italia».
L’asse principale. Attorno a questo asse ferroviario principale, secondo il presidente «si devono programmare e rafforzare tutte le connessioni intermodali locali, ferrovie a scartamento ridotto, tram, bus» in modo da avvicinare «i piccoli centri all’insieme del sistema sardo»
Altro elemento sottolineato da Solinas: «Con un efficiente collegamento merci tra i tre porti, la Sardegna può proporsi come hub per le merci che transitano tra i paesi del Mediterraneo diventando quel centro delle autostrade del mare di cui si parla da tempo. Le zone Zes, sulle quali questa Giunta ha impresso una forte accelerazione, assumerebbero a loro volta una importanza vitale».
Questo il campo delle idee. Ma di tutto questo nel Pnrr non c’è alcunché. «Chiedo al Governo, ad Rfi e Trenitalia che si elabori immediatamente uno studio di fattibilità, a cui la Regione vuole partecipare attivamente - dice Solinas -. Ciò permetterà l’inserimento dell’opera negli strumenti di programmazione nazionale».
I costi. Quanti soldi servirebbero? «Il costo di un’opera così importante potrebbe essere di qualche miliardo di euro (tra i tre e i quattro) che possono essere coperti con finanziamenti nazionali e comunitari. L’esempio sono le opere commissariate in Italia. Più di 50 miliardi a cui in parte contribuisce il Pnrr».
Il raffronto tra Sardegna e resto d’Italia è impietoso: «Si prevedono nove miliardi per la Sicilia, senza ancora progetti cantierabili sottolinea Solinas -. O investimenti su tratte secondarie del continente per svariati miliardi. Noi non possiamo accontentarci di piccoli interventi che non risolvono le esigenze fondamentali e non sono strategiche per una trasformazione radicale della mobilità sarda».
Senatori uniti. Il ruolo marginale disegnato per la Sardegna nell’allegato al Def ha provocato anche altre reazioni politiche. Quella più rappresentativa è dei senatori sardi che, per una volta uniti senza distinzione di schieramento, hanno condiviso una posizione univoca: «Da rappresentanti dei sardi in Senato abbiamo il dovere di stigmatizzare come anche con il Recovery Fund la Sardegna sia stata ancora una volta tagliata fuori dagli investimenti ferroviari a differenza del resto del Mezzogiorno che riceverà imponenti risorse per la propria crescita - si legge in una nota -. Condividiamo le preoccupazioni espresse oggi dal Governatore della Sardegna ed auspichiamo la costituzione di un tavolo politico e tecnico istituzionale che veda coinvolti tutti gli attori (Ministeri competenti, Regione, Gruppo ferrovie dello Stato e sue partecipate Trenitalia ed Rfi) consapevoli che il primo elemento per portare sviluppo e benessere in un territorio sono proprio i trasporti e su questo tema attendiamo investimenti anche da parte dello Stato e delle sue società controllate».
«Indipendentemente dai gestori, il discorso non cambia: tempi di percorrenza troppo lunghi, e nessun investimento significativo in vista. Siamo nel 2021 eppure abbiamo la quasi totalità di tratte ferroviarie risalenti all'800, a binario unico ed alimentate a kerosene - scrivono Giuseppe Luigi Cucca (Italia Viva), Carlo Doria (Gruppo Lega-Psd’Az), Elvira Lucia Evangelista (M5S), Emiliano Fenu (M5S), Emilio Floris (Forza Italia), Ettore Licheri (M5S), Michelina Lunesu (Gruppo Lega-Psd’Az), Gianni Marilotti (Pd) - . Iniziando dalla dorsale sarda, dove ad oggi i tempi di percorrenza sono ancora incredibilmente lunghi. Il governo della Sardegna, regione a vocazione turistica ed ambientalista, dovrà essere certamente in prima linea».
Deputati critici. Meno teneri con l’amministrazione regionale i parlamentari Romina Mura (Pd) e Nardo Marino (M5s). «Non abbiamo mai saputo se e quando Solinas ha presentato al Governo la lista dei progetti da finanziare con il Pnrr e cosa c’era dentro: avremmo potuto fare squadra ma ha preferito fare da solo e ora si lamenta», dice Romina Mura. «Cosa ha fatto il presidente Solinas - rincara Nardo Marino -, dal momento in cui si è insediato, per appoggiare politicamente e pragmaticamente soluzioni che oggi rivendica come necessarie per il futuro della nostra isola? Praticamente niente».
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