Ceri oltre le transenne in un mattino irreale
di Roberto Sanna
Una cerimonia della vestizione inusuale ha animato i vicoli
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SASSARI. Alle 10 di mattina Lucifero ha già preso possesso della città, illuminata da un cielo velato che costruisce una cappa di calore terrificante. Il termometro segna 34 gradi, per le strade del centro storico si vedono già scene semifantozziane di persone che vagano in cerca di riparo, accaldate e con i vestiti implacabilmente chiazzati di sudore. In porta Utzeri c’è un po’ d’ombra e nello spazio recintato dalle transenne i portatori del gremio dei Calzolai, seduti a capo chino, attendono di cominciare la vestizione del candeliere già sistemato sul lastricato. L’espressione stampata sul volto però dice tutto, il sollievo di vivere qualche momento di normalità rispetto al nulla dello scorso anno sta cedendo allo sconforto di un’attesa che, in realtà, durerà almeno altri dodici mesi.
Come loro, in un raggio di poche centinaia di metri, ci sono gli esponenti degli altri gremi. Via Maddalena, il Duomo, piazza Santa Maria, Porta Sant’Antonio, cominciano a popolarsi di curiosi e sassaresi che sanno di dover rinunciare ancora una volta alla Faradda ma vogliono almeno sentirsi vivi guardando da vicino (e magari accarezzando) i Candelieri. Non si sente l’aria di festa, del resto le disposizioni del sindaco sono state chiare e severe, modello “guardare e non toccare”. Ogni candeliere è circondato dalle transenne e attorno gli agenti della Polizia locale sorvegliano che non ci siano assembramenti ma non c’è pericolo che la situazione degeneri. Siamo ben lontani dalle tradizionali scene del 14 agosto, anche i bar e i circoli privati, che in una giornata così calda avrebbero fatturato solo con la birra quanto un ipermercato, registrano spazi vuoti. Qualcuno comunque non ha perso la fiducia, vicino a piazza Santa Maria, interamente recintata, compare un venditore di panini seguito a ruota dai torronai e in corso Vico un ambulante comincia a gonfiare i palloncini per allestire la bancarella.
Dopo che le campane hanno battuto le undici le operazione di vestizione si animano, i candelieri prendono definitivamente forma e vengono issati in tutta la loro bellezza. E a quel punto non c’è scampo, bisogna che ballino. I tamburi cominciano a rullare, i portatori riprendono a fare il loro mestiere anche se per pochi secondi e in pochi metri quadri, scattano gli applausi liberatori. La festa è tutta qui, bisogna accontentarsi. E pensare a come chiudere bene la giornata: “La melanzane ci sono, la carne l’ho presa, manca solo birra” è la discussione animata tra alcuni passanti che comunque non si vogliono arrendere.
Come loro, in un raggio di poche centinaia di metri, ci sono gli esponenti degli altri gremi. Via Maddalena, il Duomo, piazza Santa Maria, Porta Sant’Antonio, cominciano a popolarsi di curiosi e sassaresi che sanno di dover rinunciare ancora una volta alla Faradda ma vogliono almeno sentirsi vivi guardando da vicino (e magari accarezzando) i Candelieri. Non si sente l’aria di festa, del resto le disposizioni del sindaco sono state chiare e severe, modello “guardare e non toccare”. Ogni candeliere è circondato dalle transenne e attorno gli agenti della Polizia locale sorvegliano che non ci siano assembramenti ma non c’è pericolo che la situazione degeneri. Siamo ben lontani dalle tradizionali scene del 14 agosto, anche i bar e i circoli privati, che in una giornata così calda avrebbero fatturato solo con la birra quanto un ipermercato, registrano spazi vuoti. Qualcuno comunque non ha perso la fiducia, vicino a piazza Santa Maria, interamente recintata, compare un venditore di panini seguito a ruota dai torronai e in corso Vico un ambulante comincia a gonfiare i palloncini per allestire la bancarella.
Dopo che le campane hanno battuto le undici le operazione di vestizione si animano, i candelieri prendono definitivamente forma e vengono issati in tutta la loro bellezza. E a quel punto non c’è scampo, bisogna che ballino. I tamburi cominciano a rullare, i portatori riprendono a fare il loro mestiere anche se per pochi secondi e in pochi metri quadri, scattano gli applausi liberatori. La festa è tutta qui, bisogna accontentarsi. E pensare a come chiudere bene la giornata: “La melanzane ci sono, la carne l’ho presa, manca solo birra” è la discussione animata tra alcuni passanti che comunque non si vogliono arrendere.
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