Candelieri di Sassari, la festa che ritorna e fa rinascere la speranza
Sciolto il Voto in una edizione della faradda che finalmente «riannoda i cuori»
SASSARI. Venti minuti di ballo, potente, gioioso e disperato. Un liberatorio segnale di rinascita, di voglia di fare un passo verso una normalità che sembra ancora lontana. Ma anche un sacrale momento di fede, di richiesta di aiuto e protezione, di ricordo per i tanti che, in queste due terribili, storiche, indimenticabili Faradde, non ce l’hanno fatta.
Venti minuti di ballo esplosi all’unisono, alle 19.47, quando il gremio dei Massai, seguito dal gonfalone del Comune, è entrato in piazza Santa Maria, dove lo aspettavano gli altri dieci ceri, schierati, e i nuovi arrivati, gli autoferrotranvieri, con la loro bandiera piccola. Una piazza blindata, incorniciata da una piccola folla, non i centomila di anni che sembrano lontani secoli, ma un segnale di vita.
Come tanti segnali di vita, gocce di sangue che hanno alimentato il cuore di una città ferita, sono state le piccole processioni, che nel pomeriggio hanno animato le vie del centro storico, con i gremi che hanno portato, dalle sedi dove di mattina li avevano vestiti, i loro Ceri. Composti, al rullo di tamburo, a volte con qualche minuto di danza “rubata” travolti dall’affetto della gente, ma con un senso di responsabilità totale, promesso e rispettato, come raramente accade in una festa popolana e popolare come i Candelieri.
Ma tante cose sono cambiate in queste due storiche edizioni. «Abbiamo ripensato, scegliendo insieme cosa valorizzare, a cosa non rinunciare, al significato più profondo della nostra festa – ha detto il segretario dell’Intergremio Fabio Madau – ci sarà molto utile anche quando torneremo alla normalità». E così ogni gesto si è vestito di sobrietà e potenza rinnovata. Il brindisi, a Palazzo di Città, puntuale, veloce, essenziale. La bandiera dei Massai (vestita ,come tradizione, di mattina e poi esposta a Palazzo di Città) e Gonfalone del Comune (accompagnato dal vicesindaco Gianfranco Meazza, con il sindaco Nanni Campus che, infortunato a una gamba, ha raggiunto Santa Maria in auto) che sfilano in un corteo silenzioso nel cuore antico della città. Poi l’arrivo in piazza, il momento di catartico e potente ballo, energia pura incanalata di nuovo in fede e sacralità, nel momento in cui i Ceri si inchinano, uno a uno, per entrare in Chiesa, e il capocandeliere sussurra ai portatori, con i muscoli tesi e matidi di sudore, gli ordini per alzare il colosso ligneo, e farlo inchinare di fronte alla Madonna.
«Siamo ancora costretti nell’angustia di restrizioni sociali e distanziamenti che mortificano il nostro bisogno di relazioni libere e serene», ha sottolineato padre Salvatore Sanna, Guardiano del Convento di Santa Maria in Betlem. «Non tutti i fedeli possono essere qui stasera ad esprimere la loro devozione, la pandemia ci affligge e sembra farla da padrona ma noi non ci lasciamo travolgere dallo sconforto. L’intera città esulta e freme nella speranza di vedere cessare questa pestilenza che opprime il mondo intero. Siamo qui ancora una volta colmi di speranza, a sciogliere il voto del popolo sassarese alla beata vergine Assunta».
Poi l’arcivescovo Gian Franco Saba, che ha citato il manzoniano dialogo di Fra Cristoforo e Lucia sulla peste. «Il voto non è azzardo nè baratto – ha detto – ma è l’espressione del cuore. Il signore ci consenta in questo tempo di riannodare i cuori, con Dio e tra noi, contemplando Maria come segno vivente di solidarietà umana», leggendo poi la formula di scioglimento del voto e chiudendo con il tradizionale augurio «A zent’anni».
«Ringrazio con tutto il cuore tutti quelli che hanno reso possibile questa giornata, con fatica, coraggio, fede e speranza – ha sottolineato il sindaco Nanni Campus –. Ancora una volta abbiamo sciolto il voto, in una forma intermedia rispetto a quello che abbiamo conosciuto l’anno scorso, e in attesa di tornare a quello che abbiamo fatto sinora nei secoli. L’anno scorso, dopo lo scioglimento del voto, pensavamo di affrontare una nuova vita e, purtroppo, invece siamo qui a ricordare centinaia di malati e centinaia di nostri cittadini che sono morti nei mesi di ottobre, novembre e dicembre, e con ricordo nel cuore di quella tristezza che oggi abbiamo di nuovo sciolto ancora il voto alla Madonna, convinti però che la nostra maturità, la nostra capacità, il nostro amore per la nostra città e la nostra gente ci farà davvero tornare a quella normalità che non solo vogliamo ma che davvero ci meritiamo».
La giornata si è conclusa a Palazzo Ducale, dove i Massai accompagneranno il sindaco e dove è avvenuto lo scambio tra la bandiera del gremio e il gonfalone.
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