dopo il disastro nel montiferru
Il Grig: «Stop all’attività venatoria» Intanto i cacciatori salvano animali
di Michela Cuccu
SCANO DI MONTIFERRO. Gli ambientalisti chiedono la sospensione della caccia nelle zone devastate dal fuoco. Contemporaneamente, nel Montiferru, i cacciatori stanno soccorrendo gli animali selvatici...
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SCANO DI MONTIFERRO. Gli ambientalisti chiedono la sospensione della caccia nelle zone devastate dal fuoco. Contemporaneamente, nel Montiferru, i cacciatori stanno soccorrendo gli animali selvatici feriti e ustionati. Che tra cacciatori e ambientalisti non ci sia mai stato l'idillio, è un dato di fatto. Ieri, il Gruppo d'intervento giuridico, ha inviato una specifica istanza ai ministri della Transizione ecologica e delle Politiche agricole, alimentari e forestali e ai presidenti delle Regioni autonome Sardegna e Sicilia e della Regione Calabria, con la richiesta di adozione di provvedimenti di sospensione della caccia per la stagione venatoria 2021-2022, applicando la legge 157 del 1992. «Dove gli incendi hanno causato i danni più devastanti, la caccia va sospesa almeno per un anno – scrive il Grig – per evitare un gravissimo danno alle specie faunistiche oggetto di prelievo venatorio».
Intanto però i cacciatori dell’Associazione nazionale libera caccia si sono mobilitati per soccorrere la fauna selvatica delle zone attraversate dal fuoco, offrendo un’immagine se non insolita, comunque molta diversa da quella più conosciuta. Già nei giorni scorsi i cacciatori che avevano portato in salvo “Lussurzesa”, la cerbiatta con le zampe ustionate, ricoverata nella clinica veterinaria Duemari e diventata, suo malgrado, il simbolo della devastazione del fuoco.
L'altro giorno è stata la volta di un cinghialetto, recuperato in una pozza d'acqua dove si era rifugiato, cercando sollievo per le ustioni. Il piccolo suino, che, proprio perché “salvato dalle acque” è stato chiamato Mosè, lo ha preso in carico il cacciatore che lo ha salvato, portandolo a casa per curarlo. «È da tre settimane che stiamo soccorrendo la fauna selvatica – dice il presidente regionale di Libera Caccia, Marco Efisio Pisanu– attraverso una raccolta di fondi abbiamo racimolato circa 13mila euro, in parte già spesi per ripristinare la rete idrica indispensabile per gli animali degli allevamenti della zona». Pisanu spiega come in questi giorni, a piccoli gruppi, i cacciatori si stanno addentrando nelle zone più impervie e irraggiungibili, se non arrampicandosi a piedi, per portare da mangiare agli animali selvatici. Oggi l’operazione di soccorso continuerà, con la collaborazione di altri volontari che, come i cacciatori, caricheranno in spalla gli zaini pieni di mangime. «Per noi è questa la risposta alle continue contrapposizioni con gli ambientalisti – conclude Pisanu– e senza far polemiche vorrei ricordare che il divieto di caccia nelle zone colpite dagli incendi, è un provvedimento che scatta automaticamente».
Intanto però i cacciatori dell’Associazione nazionale libera caccia si sono mobilitati per soccorrere la fauna selvatica delle zone attraversate dal fuoco, offrendo un’immagine se non insolita, comunque molta diversa da quella più conosciuta. Già nei giorni scorsi i cacciatori che avevano portato in salvo “Lussurzesa”, la cerbiatta con le zampe ustionate, ricoverata nella clinica veterinaria Duemari e diventata, suo malgrado, il simbolo della devastazione del fuoco.
L'altro giorno è stata la volta di un cinghialetto, recuperato in una pozza d'acqua dove si era rifugiato, cercando sollievo per le ustioni. Il piccolo suino, che, proprio perché “salvato dalle acque” è stato chiamato Mosè, lo ha preso in carico il cacciatore che lo ha salvato, portandolo a casa per curarlo. «È da tre settimane che stiamo soccorrendo la fauna selvatica – dice il presidente regionale di Libera Caccia, Marco Efisio Pisanu– attraverso una raccolta di fondi abbiamo racimolato circa 13mila euro, in parte già spesi per ripristinare la rete idrica indispensabile per gli animali degli allevamenti della zona». Pisanu spiega come in questi giorni, a piccoli gruppi, i cacciatori si stanno addentrando nelle zone più impervie e irraggiungibili, se non arrampicandosi a piedi, per portare da mangiare agli animali selvatici. Oggi l’operazione di soccorso continuerà, con la collaborazione di altri volontari che, come i cacciatori, caricheranno in spalla gli zaini pieni di mangime. «Per noi è questa la risposta alle continue contrapposizioni con gli ambientalisti – conclude Pisanu– e senza far polemiche vorrei ricordare che il divieto di caccia nelle zone colpite dagli incendi, è un provvedimento che scatta automaticamente».
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