La Nuova Sardegna

Per ora niente zona gialla ma aumentano le vittime

di Roberto Petretto
Per ora niente zona gialla ma aumentano le vittime

L’isola ancora entro i limiti da zona bianca, però la situazione peggiora

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SASSARI. C’è chi ci dà già per spacciati e ormai prossimi a un ritorno in zona gialla proprio nel giorno in cui la conta delle vittime del Covid riprende a salire vertiginosamente. Eppure il destino della Sardegna non è affatto segnato, anche perché il declassamento in giallo arriva se concorrono una serie di elementi. E questo non è il caso della Sardegna.

Il presente. La zona gialla non deve però essere l’unica preoccupazione. C’è prima da affrontare una situazione allarmante, quantomeno per l’aumento dei ricoveri e soprattutto per il nuovo aumento delle vittime. Ieri altre otto: cinque donne di 69, 72, 78, 81 e 82 anni e tre uomini uno di 82 anni e due molto più giovani, al di sotto dei 60. Una delle vittime di anni ne aveva 58, l’altra appena 47. Tutti erano residenti nella Città metropolitana di Cagliari. Anche i dati di ieri dicono che le zone più colpite in questa fase sono il Cagliaritano e il sud Sardegna: dei 207 casi accertati nell'isola, 133 riguardano l'area metropolitana di Cagliari, 36 il sud Sardegna, 24 la provincia di Sassari, 9 quella di Oristano e 5 quella di Nuoro.

La prospettiva. Secondo i dati di Agenas la Sardegna ha oltrepassato la soglia massima del 10% prevista dai nuovi parametri per le terapie intensive portandosi all'11% (+1%). L’incidenza dei contagi su 100 mila abitanti prevista dai parametri a 50, si attesta in Sardegna a 147,3. Per ciò che riguarda i ricoveri in area medica non critica la Sardegna registra un 9 per cento, con il limite fissato al 15.

Ma i numeri cambiano ogni giorno. Il dato di Agenas, ad esempio, è stato diffuso prima del bollettino di ieri. E il calo di ricoveri nelle terapie intensive sarde (quattro in meno, purtroppo legati ai tanti decessi delle ultime 24 ore) farà di certo abbassare la percentuale. Situazione opposta per i ricoveri in area medica: i 18 in più segnalati ieri faranno di certo crescere quel 9 per cento di livello di occupazione che ci tiene ancora lontani dal rischio giallo.

Uscendo dalla visione delle percentuali, i numeri assoluti sono questi: si supera il limite se si va oltre i 21 ricoveri in terapia intensiva (il 10 per cento dei 210 posti disponibili) e i 240 in terapia non intensiva (il 15 per cento dei 1.602 posti). Attualmente sono ricoverate 158 persone: a un ritmo di 18 al giorno arrivare a 240 non richiederà molto tempo.

Ma ci sono altri fattori da considerare: andare oltre il limite non comporta automaticamente il passaggio in zona gialla (tra i parametri, oltre a quello dei ricoveri, c’è anche quello dei contagi per 100mila abitanti e lo abbiamo abbondantemente superato) perché quello sforamento deve permanere per diverso tempo, circa due settimane. Inoltre l’Ats sta predisponendo un aumento dei posti letto in area medica. Il direttore sanitario del polo ospedaliero di Cagliari, Sergio Marracini annuncia che oggi ci sarà un sopralluogo all'ospedale Marino per valutare l'opportunità di aprire dei reparti no Covid con personale di altri ospedali: «Nel frattempo - dice - stiamo spostando i pazienti dalla medicina del Santissima alla medicina di Isili e alla cardiologia del Santissima per ricoverare i pazienti Covid. Poi, probabilmente domani, si chiuderà il pronto soccorso del Santissima per aprire la geriatria Covid».

L’analisi. La situazione, dunque, è proeoccupante, ma al momento non ci saranno cambi di colore nell’isola. Vanno peggio le cose in Sicilia, isola che in questi giorni viene spesso accomunata alla nostra.

Per Antonello Maruotti, professore ordinario di Statistica all’Università Lumsa di Roma i due casi sono però molto differenti: «Le due isole maggiori sono le candidate principali al cambio di colore, ma per motivi diversi». Secondo il docente di Statistica uno degli elementi da tenere d’occhio è quello dei contagi ogni 100mila abitanti, soprattutto «se verrà confermata un’incidenza settimanale per 100mila abitanti superiore a 150. Siamo vicini a questo limite. Pochi casi in più o in meno faranno la differenza».

Il numero dei casi va sempre rapportato, però al numero di test effettuati: «cruciale sarà il numero di tamponi effettuati; se cerchiamo un po’ di meno il virus, un po’ meno casi troviamo - sottolinea Maruotti -. D’altra parte, anche un buon indicatore di monitoraggio smette di essere tale quando diventa un obiettivo da perseguire».

Anche lo statistico conferma poi l’importanza della situazione dei ricoveri: «La pressione sugli ospedali in Sardegna si mantiene al di sotto delle soglie previste per il cambio di colore. Dai dati ufficiali, la Sardegna è nella fase di picco di incidenza ormai da due settimane. Questo implica che non ci si attende a breve un aumento dei casi significativo o una conseguente maggiore pressione sul sistema sanitario regionale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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