L’ex maresciallo ucciso: la Procura accusa il nipote
di Michela Cuccu
Giancarlo “Renato” Fonsatti in stato di fermo: il suo racconto non regge
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ARBOREA. Renato Fonsatti, il nome di battesimo è Giancarlo ma tutti lo chiamavano così, è in stato di fermo per l’omicidio dello zio. La misura cautelare, emessa dalla Procura della Repubblica di Oristano lo ha raggiunto in ospedale, a Cagliari, dove ieri è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico una profonda ferita alla mano destra che gli ha lacerato un tendine. Renato aveva detto agli investigatori che era stato ferito da due uomini incappucciati che si erano introdotti nell’abitazione di suo zio, probabilmente per rapinarlo. Ai carabinieri, che mercoledì pomeriggio hanno trovato Paolo Fonsatti sul pavimento del salotto della casa nella borgata di S’Ungroni, privo di vita, in una pozza di sangue, il nipote aveva raccontato di aver avuto a sua volta una colluttazione con i due rapinatori, ma che si era salvato. Ieri pomeriggio, nel corso di una conferenza stampa, il Procuratore Ezio Domenico Basso, ha spiegato come nessuno dei riscontri eseguiti dagli investigatori, compreso il primo esame sulla salma eseguito dal medico legale, potesse corrispondere alla versione del nipote. I carabinieri hanno trovato molto sangue, ovunque, anche in cucina, dove l’assassino di Paolo Fonsatti avrebbe cercato di lavarsi e di cancellare malamente con un straccio il sangue sul pavimento. «Le tracce su quel sangue sono solo quelle delle scarpe del nipote e di nessun altro», ha spiegato il procuratore.
Parrebbe insomma che almeno per ora, ogni indizio porti a sospettare che a sferrare le sette coltellate alla vittima possa essere stato proprio il nipote. Renato Fonsatti mercoledì, attorno alle 13, era uscito da quella casa con le braccia coperte di sangue per raggiungere in auto il bar della borgata per telefonare al 118. I carabinieri della compagnia di Oristano e del Nucleo operativo del Comando provinciale, anche ieri hanno continuato a sentire diversi testimoni: vicini di casa e familiari della vittima, cercando di ricostruire le ultime ore del maresciallo maggiore dell’esercito. Da tutti i riscontri emerge che l’uomo a mezzogiorno era ancora vivo. Ora sarà l’esito dei rilievi eseguiti ieri mattina dal Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma a chiarire ulteriormente cosa sia veramente accaduto in quella casa, poco prima di pranzo. Renato Fonsatti ha 55 anni e una vita tormentata alle spalle. In paese raccontano che fosse profondamente cambiato a seguito dei traumi riportati in un incidente stradale che aveva avuto a Roma, dove aveva vissuto con la moglie e i tre figli per molto tempo. Da quell’incidente era uscito vivo per miracolo dopo molti mesi di coma. Un cambiamento, non si sa se determinato da una depressione, ma che comunque sarebbe stato motivo di tensioni ed incomprensioni, tali da far fallire il matrimonio. Dopo la separazione dalla moglie, si era trasferito a vivere a Bosa e pare che andasse abitualmente ad Arborea a casa di suo zio ma anche dagli altri familiari. «Dalle testimonianze raccolte risulta che il nipote chiedesse continuamente denaro (ma anche altri aiuti, come generi alimentari) ai familiari – ha spiegato il colonnello Erasmo Fontana, comandante provinciale del carabinieri – aveva sempre bisogno di soldi e li chiedeva con insistenza».
Insomma, un uomo con problemi. Il Procuratore a precisa domanda ha confermato che sono in corso verifiche per accertare la presenza di un amministratore di sostegno a favore di Renato. Questo aspetto se confermato potrebbe anche modificare una ipotetica imputazione nei suoi confronti.
Non si sa che anche mercoledì il nipote di Paolo Fonsatti fosse andato dallo zio a chiedere denaro. Un particolare che solo lui (che ora dovrà nominare un avvocato che lo assista) potrebbe chiarire, quando comparendo davanti al giudice che dovrà confermare o meno la misura cautelare, decidesse di dare delle dichiarazioni.
Oggi il medico legale dovrebbe eseguire l’autopsia sul corpo della vittima. Solo dopo verrà riconsegnata la salma ai parenti, che attendono di poter celebrare i funerali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Parrebbe insomma che almeno per ora, ogni indizio porti a sospettare che a sferrare le sette coltellate alla vittima possa essere stato proprio il nipote. Renato Fonsatti mercoledì, attorno alle 13, era uscito da quella casa con le braccia coperte di sangue per raggiungere in auto il bar della borgata per telefonare al 118. I carabinieri della compagnia di Oristano e del Nucleo operativo del Comando provinciale, anche ieri hanno continuato a sentire diversi testimoni: vicini di casa e familiari della vittima, cercando di ricostruire le ultime ore del maresciallo maggiore dell’esercito. Da tutti i riscontri emerge che l’uomo a mezzogiorno era ancora vivo. Ora sarà l’esito dei rilievi eseguiti ieri mattina dal Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma a chiarire ulteriormente cosa sia veramente accaduto in quella casa, poco prima di pranzo. Renato Fonsatti ha 55 anni e una vita tormentata alle spalle. In paese raccontano che fosse profondamente cambiato a seguito dei traumi riportati in un incidente stradale che aveva avuto a Roma, dove aveva vissuto con la moglie e i tre figli per molto tempo. Da quell’incidente era uscito vivo per miracolo dopo molti mesi di coma. Un cambiamento, non si sa se determinato da una depressione, ma che comunque sarebbe stato motivo di tensioni ed incomprensioni, tali da far fallire il matrimonio. Dopo la separazione dalla moglie, si era trasferito a vivere a Bosa e pare che andasse abitualmente ad Arborea a casa di suo zio ma anche dagli altri familiari. «Dalle testimonianze raccolte risulta che il nipote chiedesse continuamente denaro (ma anche altri aiuti, come generi alimentari) ai familiari – ha spiegato il colonnello Erasmo Fontana, comandante provinciale del carabinieri – aveva sempre bisogno di soldi e li chiedeva con insistenza».
Insomma, un uomo con problemi. Il Procuratore a precisa domanda ha confermato che sono in corso verifiche per accertare la presenza di un amministratore di sostegno a favore di Renato. Questo aspetto se confermato potrebbe anche modificare una ipotetica imputazione nei suoi confronti.
Non si sa che anche mercoledì il nipote di Paolo Fonsatti fosse andato dallo zio a chiedere denaro. Un particolare che solo lui (che ora dovrà nominare un avvocato che lo assista) potrebbe chiarire, quando comparendo davanti al giudice che dovrà confermare o meno la misura cautelare, decidesse di dare delle dichiarazioni.
Oggi il medico legale dovrebbe eseguire l’autopsia sul corpo della vittima. Solo dopo verrà riconsegnata la salma ai parenti, che attendono di poter celebrare i funerali.
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