Green pass e tamponi sulla scuola regna il caos
di Silvia Sanna
L’assessore Biancareddu: giusto sospendere chi non rispetta le regole Ma fa un appello ai prof: «Vaccinatevi, date il buon esempio ai ragazzi»
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SASSARI. Poco più di 20 giorni dal primo giorno di scuola, ancora più vicina la data di rientro del personale scolastico: il 1 settembre riprenderanno servizio i docenti e il personale Ata. Non tutti però: solo quelli provvisti di green pass o tampone negativo al Covid-19 effettuato entro le precedenti 48 ore e da ripetersi ogni due giorni, gli altri rischiano la sospensione dal servizio senza stipendio. Questo dice il protocollo previsto dal ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e sottoscritto dalla maggior parte delle sigle sindacali, tra cui Cgil, Cisl e Uil. Ma le vere regole d’ingaggio ancora non si conoscono perché gli stessi sindacati stanno giocando il complicato ruolo di mediatori tra lo stesso ministero e la quota di personale scolastico ostile sia al vaccino sia al tampone molecolare, perché considerato invasivo. In Sardegna è una minoranza al momento significativa: solo il 67,07% del personale scolastico ha completato il ciclo vaccinale secondo il report curato dalla struttura guidata da commissario Figliuolo. Il dato dell’isola, insieme a quello della Calabria e della Sicilia, è uno dei peggiori d’Italia. Una situazione preoccupante, perché rischia di ingolfare un sistema scolastico che già arranca, con numeri ridotti e cattedre scoperte: se quasi un terzo del personale venisse sospeso perché non intenzionato ad adeguarsi alle regole, il caos sarebbe matematico. In attesa del prossimo incontro tra il ministro Bianchi e i rappresentanti sindacali, fissato per martedì 24 agosto, l’assessore regionale alla Pubblica istruzione Andrea Biancareddu si dice favorevole alla sospensione: «È giusto, è impensabile che i non vaccinati mettano a rischio studenti e colleghi», ma allo stesso tempo mostra ottimismo e fa un appello ai prof: «Vaccinatevi, c’è ancora tempo. Date il buon esempio ai vostri ragazzi. Fare gli insegnanti significa anche questo».
Chi dentro e chi fuori. Circa un mese fa lo stesso Biancareddu era stato categorico: «A scuola, come negli ospedali, non si scherza. Chi rifiuta di vaccinarsi non può lavorare. Neppure a distanza, per quanto riguarda la scuola: a mio parere dovrebbe stare a casa senza stipendio e sarebbe passibile di licenziamento». Una posizione netta rispetto alla quale l’esponente della giunta Solinas non ha cambiato idea: «Sono d’accordo con il ministro Bianco. Legittimo chiedere il green pass o il tampone a chi non si vaccina senza motivazioni sanitarie certificate e disporre la sospensione dal servizio per chi non rispetta questa disposizione e si assenta per cinque giorni di fila. Ma vado oltre: qualunque dipendente pubblico che non va in ufficio senza motivo è passibile di licenziamento, a che titolo il personale scolastico deve considerarsi immune da questo rischio?». Il nodo è legato alla mancata obbligatorietà del vaccino anti Covid «ma se lo Stato offre un’alternativa, cioé quella del tampone periodico, perché rifiutare anche quello? Lo trovo irrispettoso nei confronti della collettività, un atteggiamento moralmente discutibile».
L’appello. Il calendario però concede ancora buone speranze per ridurre la pattuglia dei contrari al vaccino: «Ci sono i dubbiosi e quelli che aspettano l’ultimo minuto, dobbiamo rivolgerci innanzitutto a questi con una campagna di sensibilizzazione mirata. Prima si vaccinano meglio è. L’obiettivo – dice Biancareddu – è ricominciare la scuola con solo il 10% di personale docente e non docente non vaccinato, tenendo conto che una quota del 2-3% non può immunizzarsi per particolari patologie».
La mediazione sindacale. È un compito non semplice e la trattativa è complessa. «Condividiamo la necessità di salvaguardare la salute pubblica e di gettare le basi per un anno scolastico più sereno possibile – dice Alessandro Cherchi, segretario territoriale Uil scuola Sassari-Gallura – ma dobbiamo tutelare anche la minoranza contraria al vaccino». L’obiettivo delle tre sigle Cgil, Cisl e Uil è di raggiungere una mediazione che escluda l’obbligo del green pass a scuola: a parte le difficoltà nella verifica quotidiana, «l’eventuale sospensione di chi non ce l’ha manderebbe in tilt il sistema scolastico per le ore scoperte e aprirebbe la strada a una valanga di ricorsi, dal momento che il vaccino non è obbligatorio». E poichè il tampone molecolare ripetuto ogni 48 ore «è considerato invasivo, chiederemo al ministro che il personale scolastico possa eseguire tamponi salivari a frequenza quotidiana». Chi pagherebbe? I sindacati faranno pressing affinché siano disponibili gratuitamente come quelli a campione riservati agli studenti, ma il ministero ha già fatto sapere che i no vax dovranno provvedere ai tamponi a proprie spese. In attesa che questo punto cruciale venga chiarito «è fondamentale avere una mappa dettagliata, scuola per scuola, del personale vaccinato e non – dice Cherchi –: al momento non sappiamo come le percentuali siano state conteggiate, per esempio ci sono solo i docenti di ruolo o anche i precari? Questi dati sono essenziali in vista della riapertura degli istituti, altrimenti si partirà già nel caos».
Chi dentro e chi fuori. Circa un mese fa lo stesso Biancareddu era stato categorico: «A scuola, come negli ospedali, non si scherza. Chi rifiuta di vaccinarsi non può lavorare. Neppure a distanza, per quanto riguarda la scuola: a mio parere dovrebbe stare a casa senza stipendio e sarebbe passibile di licenziamento». Una posizione netta rispetto alla quale l’esponente della giunta Solinas non ha cambiato idea: «Sono d’accordo con il ministro Bianco. Legittimo chiedere il green pass o il tampone a chi non si vaccina senza motivazioni sanitarie certificate e disporre la sospensione dal servizio per chi non rispetta questa disposizione e si assenta per cinque giorni di fila. Ma vado oltre: qualunque dipendente pubblico che non va in ufficio senza motivo è passibile di licenziamento, a che titolo il personale scolastico deve considerarsi immune da questo rischio?». Il nodo è legato alla mancata obbligatorietà del vaccino anti Covid «ma se lo Stato offre un’alternativa, cioé quella del tampone periodico, perché rifiutare anche quello? Lo trovo irrispettoso nei confronti della collettività, un atteggiamento moralmente discutibile».
L’appello. Il calendario però concede ancora buone speranze per ridurre la pattuglia dei contrari al vaccino: «Ci sono i dubbiosi e quelli che aspettano l’ultimo minuto, dobbiamo rivolgerci innanzitutto a questi con una campagna di sensibilizzazione mirata. Prima si vaccinano meglio è. L’obiettivo – dice Biancareddu – è ricominciare la scuola con solo il 10% di personale docente e non docente non vaccinato, tenendo conto che una quota del 2-3% non può immunizzarsi per particolari patologie».
La mediazione sindacale. È un compito non semplice e la trattativa è complessa. «Condividiamo la necessità di salvaguardare la salute pubblica e di gettare le basi per un anno scolastico più sereno possibile – dice Alessandro Cherchi, segretario territoriale Uil scuola Sassari-Gallura – ma dobbiamo tutelare anche la minoranza contraria al vaccino». L’obiettivo delle tre sigle Cgil, Cisl e Uil è di raggiungere una mediazione che escluda l’obbligo del green pass a scuola: a parte le difficoltà nella verifica quotidiana, «l’eventuale sospensione di chi non ce l’ha manderebbe in tilt il sistema scolastico per le ore scoperte e aprirebbe la strada a una valanga di ricorsi, dal momento che il vaccino non è obbligatorio». E poichè il tampone molecolare ripetuto ogni 48 ore «è considerato invasivo, chiederemo al ministro che il personale scolastico possa eseguire tamponi salivari a frequenza quotidiana». Chi pagherebbe? I sindacati faranno pressing affinché siano disponibili gratuitamente come quelli a campione riservati agli studenti, ma il ministero ha già fatto sapere che i no vax dovranno provvedere ai tamponi a proprie spese. In attesa che questo punto cruciale venga chiarito «è fondamentale avere una mappa dettagliata, scuola per scuola, del personale vaccinato e non – dice Cherchi –: al momento non sappiamo come le percentuali siano state conteggiate, per esempio ci sono solo i docenti di ruolo o anche i precari? Questi dati sono essenziali in vista della riapertura degli istituti, altrimenti si partirà già nel caos».
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