I veterinari vaccinatori contro la lingua blu spostati sul fronte Covid
Giusy Ferreli
Assunti in 32 a tempo determinato per la profilassi negli ovili: utilizzati invece sul territorio per l’attività di tracciamento
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LANUSEI. L’immunità di gregge può attendere, ma solo quella che riguarda le pecore a rischio Blue tongue. Ai piani alti del Dipartimento di prevenzione del nord Sardegna, dove non sembrano aver gradito la decisione dell’assessorato regionale alla Sanità di ridistribuire veterinari assunti per la profilassi contro il morbo nei territori colpiti dal virus, nel recente passato si è deciso di impiegare i professionisti in servizio non già per portare a compimento la campagna vaccinale nei tempi indicati dal piano regionale ma per il tracciamento di contatti dei positivi al Covid 19.
Una decisione, quella di far lavorare 32 veterinari in regime di prestazioni aggiuntive nella lotta alla pandemia, giustificata dall'impennata dei casi Covid, che compare nero su bianco nella determina del direttore del dipartimento Francesco Sgarangella. Con il provvedimento dirigenziale, pubblicato lo scorso 5 agosto, si liquida la somma di 38mila euro a chi , nel sassarese, ha partecipato alle operazioni di tracciamento andate avanti sino a maggio.
Rimane da capire per quale motivo proprio la struttura di Sassari, che attraverso una comunicazione del direttore lamentava la possibilità che con il “trasferimento” degli operatori assunti a tempo determinato nel 2020 per la profilassi si guarnisse il servizio, favorendo l’entrata del virus nel territorio, si sia deciso di utilizzare i veterinari in quella maniera .
E sì che il carico di lavoro non può certo dirsi sbilanciato rispetto al personale, così come, invece, è accaduto nei territori, Ogliastra e Nuorese dove la febbre catarrale degli ovini sta imperversando dai primi del mese arrivando a colpire oltre 10mila capi e dove all’appello mancano complessivamente una ventina di veterinari.
Nel territorio ogliastrino, giusto per fare un esempio, a fronte dei 318 allevamenti , che sarebbero dovuti essere vaccinati entro il 31 luglio, i servizi veterinari della l’Assl di Lanusei hanno avuto a disposizione dall'Ats un solo professionista, Sassari con 229 ne ha avuto 4.
Qualcosa evidentemente non ha funzionato se, anche nel nord Sardegna le vaccinazioni contro il sierotipo 4 sono andate a rilento nonostante l’organico ben più poderoso. Qualcosa continua a non funzionare se i veterinari, “dirottati” per ordine del Servizio sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare a Nuoro, Lanusei ed Oristano al fine di affrontare l’emergenza che rischia di mettere in ginocchio un settore già duramente provato, ancora non si sono visti sul campo.
Arriveranno - si spera - domani anche se in numero decisamente inferiore rispetto alle esigenze dei territori che erano già stati indicati come a rischio nel documento dell’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale. Nel frattempo a dilagare non è più il Covid ma il virus che gli allevatori della Sardegna temono ugualmente per gli effetti devastanti sulle greggi.
Una decisione, quella di far lavorare 32 veterinari in regime di prestazioni aggiuntive nella lotta alla pandemia, giustificata dall'impennata dei casi Covid, che compare nero su bianco nella determina del direttore del dipartimento Francesco Sgarangella. Con il provvedimento dirigenziale, pubblicato lo scorso 5 agosto, si liquida la somma di 38mila euro a chi , nel sassarese, ha partecipato alle operazioni di tracciamento andate avanti sino a maggio.
Rimane da capire per quale motivo proprio la struttura di Sassari, che attraverso una comunicazione del direttore lamentava la possibilità che con il “trasferimento” degli operatori assunti a tempo determinato nel 2020 per la profilassi si guarnisse il servizio, favorendo l’entrata del virus nel territorio, si sia deciso di utilizzare i veterinari in quella maniera .
E sì che il carico di lavoro non può certo dirsi sbilanciato rispetto al personale, così come, invece, è accaduto nei territori, Ogliastra e Nuorese dove la febbre catarrale degli ovini sta imperversando dai primi del mese arrivando a colpire oltre 10mila capi e dove all’appello mancano complessivamente una ventina di veterinari.
Nel territorio ogliastrino, giusto per fare un esempio, a fronte dei 318 allevamenti , che sarebbero dovuti essere vaccinati entro il 31 luglio, i servizi veterinari della l’Assl di Lanusei hanno avuto a disposizione dall'Ats un solo professionista, Sassari con 229 ne ha avuto 4.
Qualcosa evidentemente non ha funzionato se, anche nel nord Sardegna le vaccinazioni contro il sierotipo 4 sono andate a rilento nonostante l’organico ben più poderoso. Qualcosa continua a non funzionare se i veterinari, “dirottati” per ordine del Servizio sanità pubblica veterinaria e sicurezza alimentare a Nuoro, Lanusei ed Oristano al fine di affrontare l’emergenza che rischia di mettere in ginocchio un settore già duramente provato, ancora non si sono visti sul campo.
Arriveranno - si spera - domani anche se in numero decisamente inferiore rispetto alle esigenze dei territori che erano già stati indicati come a rischio nel documento dell’Osservatorio epidemiologico veterinario regionale. Nel frattempo a dilagare non è più il Covid ma il virus che gli allevatori della Sardegna temono ugualmente per gli effetti devastanti sulle greggi.
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